Omaggio a una visione 2026 – Presentazione

Omaggio a una visione 2026 – Presentazione

Dal 29 settembre al 4 ottobre, tra Gorizia e Nova Gorica, si tiene Omaggio a una visione 2026, 27ª edizione del festival transfrontaliero organizzato da Kinoatelje con la direzione di Mateja Zorn. Il programma, tra cinema d’archivio e contemporaneo, propone 15 lungometraggi e mediometraggi e quasi 70 cortometraggi, con l’apertura affidata a La valle del mio respiro di Manca Juvan. Al centro il cinema di Alexandra Gulea, Premio Darko Bratina 2026, e le sezioni Nuove visioni, CinemaEye e First Crossings, dedicate rispettivamente alla ricerca di nuovi linguaggi, al rapporto tra cinema e antropologia e alle giovani generazioni. La dimensione internazionale si amplia con una selezione di cortometraggi finlandesi curata da Jukka-Pekka Laakso e con opere provenienti dall’area transfrontaliera e da altri contesti europei. A completare il programma, masterclass, incontri e laboratori affrontano temi come memoria, patrimonio cinematografico, distribuzione, educazione all’immagine, inclusione e ruolo dell’arte nella società.

Dalle immagini d’archivio al cinema contemporaneo, da autrici e autori più giovani ai più maturi sguardi d’autore: sono le coordinate anche per Omaggio a una visione 2026, 27ª edizione del festival transfrontaliero che si tiene tra il 29 settembre e il 4 ottobre tra Gorizia e Nona Gorica, organizzato da Kinoatelje con la direzione di Mateja Zorn. Il programma comprende 15 lungometraggi e mediometraggi, nonché quasi 70 cortometraggi. Ad aprire il festival il documentario La valle del mio respiro della regista slovena Manca Juvan. Alexandra Gulea, Premio Darko Bratina di quest’anno, sarà protagonista di una retrospettiva completa, alla ricerca, con delicatezza ma anche con spirito di resistenza, delle radici personali e collettive. Le sue opere interrogano le idee di patria e patriarcato, Stati nazionali e comunità transitorie, intrecciando esperienza personale, ricerca antropologica, messa in scena e teatro dell’assurdo. Una domanda simile, ma attraverso linguaggi cinematografici diversi, emerge dai titoli in Nuove visioni. In Padrone e sotto, Roberto-C. esplora politicamente gli strati invisibili di Napoli e le persone che rimangono fuori dalle immagini ufficiali della città. In A reconnaissance, Stefan Kruse rivolge lo sguardo alle tecnologie della sorveglianza e alle immagini che esse producono: a chi servono? João Nicolau, invece, in A Providência e a Guitarra, che ha avuto la sua anteprima a Rotterdam, apre la realtà a una fantasia cinematografica giocosa. In I tempi felici verranno presto, Alessandro Comodin si muove tra bosco, mito e memoria, alla ricerca di un’immagine che sfugge a ogni spiegazione razionale. Previsto anche un incontro congiunto con Comodin e Nicolau, filmaker legati da una collaborazione al montaggio. Ciascuno cura quello dei film dell’altro.

Se il cinema può essere un archivio, può anche diventare uno spazio in cui la storia viene nuovamente negoziata. È questo il cuore del programma CinemaEye, che quest’anno riunisce tre figure importanti che hanno intrecciato il cinema con l’etnologia e l’antropologia visiva: la regista e documentarista slovena Milka Badjura, il suo parallelo italiano, Luigi Di Gianni, e il pedagogo, scrittore e cineasta Fernand Deligny, che dedicò la propria vita al lavoro con i giovani socialmente emarginati. First Crossings è invece la piattaforma che dal 2018 mette in relazione giovani cineasti, accademie e scuole di cinema della Slovenia, dell’Italia, della Croazia e delle regioni limitrofe. Quest’anno il programma studentesco diventa per la prima volta competitivo. Vi partecipano l’Accademia d’Arte dell’Università di Nova Gorica, DAMS Cinema dell’Università degli Studi di Udine, l’Accademia di Teatro, Radio, Cinema e Televisione (AGRFT) di Ljubljana, l’Accademia d’Arte Drammatica di Zagabria, l’Università di scienze applicate di St. Pölten (USTP) e la Rome University of Fine Arts (RUFA), mentre in programma non competitivo saranno presentati anche i film degli studenti del liceo Gimnazija Nova Gorica, dell’IP Ranieri Mario Cossar – Leonardo da Vinci di Gorizia e del Centro di scuole professionali a indirizzo umanistico (CHS) di Villach. Omaggio a una visione prosegue la collaborazione con i cineasti e le istituzioni finlandesi nella sezione Escursione, dove Jukka-Pekka Laakso, storico direttore del Tampere Film Festival, presenta una selezione di cortometraggi finlandesi contemporanei. Il festival si conclude con Celtic Utopia, un film documentario del 2025 diretto da Dennis Harvey e Lars Lovén dove una giovane generazione di musicisti irlandesi prende la musica folk tradizionale e la trasforma a modo proprio, e con White Lies di Alba Zari, un film su una storia familiare in un viaggio tra Trieste e Bangkok.

L’edizione di quest’anno di Omaggio non si esaurisce nelle proiezioni, ma si apre a masterclass, incontri e laboratori creativi, tra cui una passeggiata cinematografica e un laboratorio dedicato al manifesto cinematografico. Nell’incontro Oltre i muri: luoghi della memoria e nuovi orizzonti, dedicato a Fernand Deligny con Rajko Muršič e Carmelo Marabello, si riflette sugli ex luoghi dell’istituzionalizzazione psichiatrica che oggi cercano nuove forme di apertura. L’incontro Al centro del margine (la distribuzione), con ospiti provenienti da archivi cinematografici, cineteche e festival internazionali, si interroga su come riportare in vita film spesso relegati ai margini della circolazione culturale. Il programma di incontri si concluderà con una conversazione in cui gli ospiti internazionali del festival rifletteranno sull’arte come spazio di empatia, inclusione e nuove forme di comunità.

Info
Omaggio a una visione 2026, il sito ufficiale.

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