Uscite in sala 01 ottobre 2026
Settimana dominata dalla nuova creatura “larger-than-life” di Iñarritu, dal livido racconto criminale di Edoardo Gabbriellini, dal ritorno al cinema di Nicolas Winding Refn e dall’Iran di Ali Asgari. Però lunedì 5 torna in sala L’infernale Quinlan, ed è davvero impensabile per chiunque provare a competere.
DIGGER
di Alejandro G. Iñarritu
Difficile trovare uno schermo in grado di contenere l’ego smisurato di Alejandro González Iñárritu, che qui può almeno affidarsi al talento di un Tom Cruise “irriconoscibile” ma che cade nei difetti sempiterni del suo cinema: l’affastellamento di troppe situazioni, un gusto per l’eccesso che non sa gestire e una semplificazione politica che qui si fa a dir poco ridondante. Ci si può lasciar affascinare, in ogni caso, da tanta decadenza.
L’uomo più potente del mondo intraprende una missione disperata per dimostrare di essere il salvatore dell’umanità, prima che il disastro da lui stesso provocato distrugga ogni cosa. [sinossi]
LA CITTÀ DEI VIVI
di Edoardo Gabbriellini
Nel rileggere il romanzo in cui Nicola Lagioia affrontava l’atroce omicidio di Luca Varani, Edoardo Gabbriellini compie una scelta di sguardo essenziale e di grande pregnanza, spostando l’attenzione dal fatto criminale e concentrandosi sulla vita della vittima, sul suo ambiente sociale, sulle sue zone d’ombra. Ne viene fuori un film livido, volutamente poco gradevole, che rischia di creare disappunto ma merita attenzione e rispetto.
In una Roma di periferia, Luca ha ventitré anni ma è ancora alle prese con la scuola serale per prendere il diploma, oltre ad aiutare il padre accompagnandolo sul furgone con cui lavora. Tra la ricerca di un impiego più solido e la reticenza allo studio, il giovane non ha ancora chiaro cosa fare della sua vita anche se pianifica il futuro con la fidanzata Marta Gaia, che è di casa nell’appartamento in cui Luca vive con i genitori. Bisognoso di soldi, una nuova conoscenza lo introduce a un giro di feste altolocate che sembrano promettere guadagno con poco sforzo, ma le circostanze trasformeranno la storia in insensata tragedia. [sinossi]
HER PRIVATE HELL
di Nicolas Winding Refn
Her Private Hell segna il ritorno al lungometraggio di Nicolas Winding Refn, dieci anni dopo il conturbante The Neon Demon. Un nuovo inizio? La certificazione di uno stallo creativo o il suo superamento? Dalla crisi dell’autore danese, qui alle prese con le sue ossessioni e i suoi maestri (e padri), sgorga ancora una spinta creativa, anche se in pericoloso equilibrio tra ridondanza e deflagranti potenzialità. Se temi e narrazione sembrano cristallizzarsi come la messa in scena, è proprio l’esibita e lussuosa quanto lussuriosa patina di ogni singolo fotogramma a sorreggere l’intera operazione e una poetica in cerca di se stessa.
Elle fa ritorno alla magione del padre, Johnny Thunders (solo omonimo del musicista rock), dove trova Hunter, una giovane starlette in cerca di successo, e Dominique, la sua giovane matrigna. Il padre, figura misteriosa e amante del vizio, racconta loro la leggenda di Leather Man, un’entità diabolica e apparentemente inarrestabile che arriva con la nebbia e uccide giovani ragazze. Dopo breve tempo, Elle assiste a un delitto compiuto da Leather Man e si prepara ad affrontarlo. [sinossi]
ONSLAUGHT – ASSALTO FINALE
di Adam Wingard
Adam Wingard sembrava promettere di più all’epoca di You’re Next, ma non si può negare che sappia come condurre in porto un film. Qui il materiale non è proprio di primissima mano, anzi il trash rischia di farsi largo un po’ ovunque. Ne viene fuori in ogni caso un intrattenimento godibile, non certo indimenticabile, assai fracassone.
Quando una squadra di supersoldati geneticamente modificati sfugge al controllo nel deserto, una spietata cecchino dell’esercito deve scatenare l’inferno per proteggere la sua giovane figlia. [sinossi]
UN PO’ DI LUCE
di Ali Asgari
Il nuovo film di Asgari, già visto in concorso a Venezia meno di un mese fa, racconta con livida cupezza la crisi personale e collettiva degli iraniani che alla già difficile situazione politica interna hanno visto sommarsi le bombe “democratiche” occidentali, di Stati Uniti e Israele. Non manca comunque un barlume di speranza; Asgari conferma le sue qualità in un’opera piccola piccola, forse più semplice delle sue precedenti.
Un medico di ospedale, che ha curato pazienti feriti dopo le manifestazioni di piazza contro il regime degli ayatollah, è stato arrestato e ha perso il lavoro. Ha quindi preso la decisione di suicidarsi ma, prima di compiere il gesto, va in visita dai parenti più stretti per comunicare loro quanto sta per fare. [sinossi]
BEAST
di Tyler Atkins
Tyler Atkins firma un action sportivo sulla MMA che cade in ogni cliché narrativo possibile e immaginabile, e riesce a riscattarsi almeno parzialmente – un po’ come il suo protagonista – solo nel crescendo finale, quando i nodi vengono al pettine. Solo per appassionatissimi cultori dell’arte marziale, e forse neanche per loro a ben vedere.
Un ex campione di MMA, senza lavoro e incapace di sostenere la propria famiglia, viene trascinato nuovamente nella gabbia dell’ottagono per affrontare un vecchio avversario e vendicare il fratello, bersaglio della malavita. Un tempo leggenda e ora outsider, aiutato solamente dal suo vecchio allenatore, dovrà risvegliare il guerriero che pensava di aver sepolto per sempre dentro di sé. L’obiettivo è uno solo: vincere. Per suo fratello, per la sua famiglia, per se stesso. [sinossi]
VERITY
di Michael Showalter
Michael Showalter dirige un thriller erotico che di erotico mantiene il minimo sindacale. E quanto all’aspetto thriller, costruisce un intreccio promettente ma che si rivela poi inutilmente macchinoso, per non dire insensato, buttando a mare (anzi, a lago) il tema del doppio e dei labili confini tra realtà e finzione. Resta la prova della sempre convincente Anne Hathaway, ma non basta.
Lowen Ashleigh (Dakota Johnson), una scrittrice in difficoltà che si trasferisce nella remota tenuta dei Crawford per fare da ghostwriter alla celebre autrice Verity Crawford (Anne Hathaway). Dopo aver scoperto quelli che sembrano essere gli inquietanti appunti autobiografici di Verity, Lowen deve fare i conti con le torbide e distorte confessioni sul marito di lei, Jeremy (Josh Hartnett), trovando difficile distinguere la finzione dalla realtà, la manipolazione dall’attrazione e l’opportunità dall’ossessione. [sinossi]
L’INFERNALE QUINLAN
di Orson Welles
Vabbè, c’è davvero bisogno che su una rivista che si chiama Quinlan.it si spieghino i motivi per cui è fondamentale che da lunedì 5 ottobre, quando tornerà in sala, si vada a vedere sul grande schermo Touch of Evil, cioè a dire L’infernale Quinlan? Viva sempre Orson Welles.
Un poliziotto messicano, Vargas, affianca un ispettore americano, Quinlan, nelle indagini sull’uccisione di un ricco proprietario terriero. Ben presto Vargas scopre che Quinlan ha un’idea tutta sua della giustizia e che non esita a falsificare le prove pur di far combaciare la realtà con le sue convinzioni. [sinossi]
Questa settimana escono anche The Bibi Files (2024) di Alexis Bloom, Mio zio Jens (2025) di Brwa Vahabpour, Era meglio domani (2025) di Vinciane Millereau, Quasi vera (2026) di Fausto Brizzi, Photogame – Autoritratto di un’ossessione (2025) di Alex Ruzzi. Domenica 4 tocca al documentario Caravaggio (2025) di David Bickerstaff, Phil Grabsky. Buone visioni!


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