Giornate del Cinema Muto 2026 – Presentazione
Le Giornate del Cinema Muto 2026, dal 3 al 10 ottobre a Pordenone, propongono la loro 45ª edizione con circa 250 film da 19 Paesi, restauri, riscoperte e accompagnamenti musicali dal vivo, con in sella il direttore Jay Weissberg. Tra gli appuntamenti principali figurano For Heaven’s Sake di Sam Taylor, Don Q, Son of Zorro di Donald Crisp e The Iron Horse di John Ford, oltre a Una pagina di follia di Teinosuke Kinugasa con benshi dal vivo. Cuore della manifestazione è la retrospettiva “Weimar senza censure”, dedicata alle trasgressioni e ai tabù del cinema tedesco del primo dopoguerra, con opere di Robert Wiene e Otto Rippert. Il programma comprende inoltre riscoperte dedicate a Marshall Neilan e Italia Almirante Manzini, un viaggio nel cinema italiano del Lazio e oltre cinquanta cortometraggi del cinema spagnolo delle origini e una sezione dedicata all’avanguardia ceca.
Pordenone torna a essere, per una settimana, uno dei principali luoghi d’incontro internazionale di appassionati e studiosi di cinema di tutto il mondo. Dal 3 al 10 ottobre, con la preapertura del 2 ottobre a Sacile, la 45ª edizione delle Giornate del Cinema Muto, con la direzione di Jay Weissberg, propone circa 250 film provenienti da 19 Paesi, affiancati da restauri, riscoperte e accompagnamenti musicali dal vivo. Il programma si apre venerdì 2 ottobre al Teatro Zancanaro di Sacile con la tradizionale incursione nella commedia: For Heaven’s Sake (1926) di Sam Taylor, con Harold Lloyd, accompagnato dalla Zerorchestra diretta da Oscar Marchioni. Il film, distribuito in Italia come Il re degli straccioni, mette in scena un milionario giovane e spericolato e costruisce attorno a lui una successione di gag e invenzioni visive dal ritmo serratissimo. Sabato 3, al Teatro Verdi, ci sarà invece l’apertura ufficiale con Don Q, Son of Zorro (1925), avventura di cappa e spada diretta da Donald Crisp e interpretata dal grandissimo Douglas Fairbanks. Il nuovo restauro del Danske Filminstitut sarà presentato con la partitura di Andrej Goričar, eseguita dalla RTV Slovenia Symphony Orchestra. La chiusura, il 10 ottobre, sarà affidata a un classico di John Ford quale The Iron Horse (1924), proposto in 35mm e accompagnato dalla partitura di John Lanchbery, eseguita dall’Orchestra da Camera di Pordenone. A metà festival è la volta di Una pagina di follia, ovvero Kurutta Ichippēji (1926), una via giapponese all’avanguardia di Teinosuke Kinugasa. Già visto al Cinema Ritrovato, la copia è quella restaurata dal National Film Archive of Japan, e sarà presentato con il pianoforte di Makia Matsumura con l’accompagnamento del benshi Ichiro Kataoka, che torna a Pordenone dopo anni di assenza. Il titolo appartiene alla sezione “L’arte del benshi”, dedicata alla particolare tradizione giapponese degli attori-narratori. La rassegna comprende inoltre Gorō Masamune kōshiden (1915), uno dei pochi film sopravvissuti di Jirō Yoshino, e Il filo bianco della cascata (1933), dramma sociale di Kenji Mizoguchi.
l cuoreI della manifestazione è la retrospettiva “Weimar senza censure: Tabù e trasgressioni nel cinema tedesco, 1919-1920”, prima parte di un percorso destinato a proseguire nel 2027. I film della Germania uscita dalla Prima guerra mondiale restituiscono una società attraversata da profonde trasformazioni, nella quale temi come prostituzione, sessualità, dipendenze e satanismo entrano sempre più apertamente nello spettacolo cinematografico. Tra le riscoperte figurano Heddas Rache, Die Teufelskirche e Genuine. Die Tragödie eines seltsamen Hauses di Robert Wiene, mentre Pest in Florenz di Otto Rippert, scritto dal giovane Fritz Lang, porta sullo schermo una Firenze rinascimentale dominata da epidemia, crisi dell’autorità e decadenza morale. Un’altra riscoperta è quella di Marshall Neilan, regista ricordato soprattutto per i film con Mary Pickford e per una vita personale turbolenta. Le Giornate ne ripercorrono la carriera attraverso cinque lungometraggi, dal western The Country That God Forgot alla commedia Her Wild Oat, fino alla prima mondiale del restauro di M’liss (1918), ancora con Pickford. Prosegue inoltre la retrospettiva dedicata a Italia Almirante Manzini, con un film ritrovato, L’arzigogolo (1924) di Mario Almirante.
Dopo Sicilia e Liguria, il viaggio geografico attraverso il cinema italiano arriva nel Lazio. Il programma attraversa Roma, Ninfa, Rieti e Viterbo e comprende, fra gli altri, Il romanzo di Maddalena (1913), restituito nei suoi colori originali dalla Cinémathèque de Toulouse, e Villa Falconieri (1928), coproduzione italo-tedesca diretta da Richard Oswald e interpretata da Maria Jacobini. Uno spazio è riservato anche al cinema spagnolo delle origini, con più di cinquanta cortometraggi realizzati tra il 1896 e il 1919. Il progetto, coordinato da Filmoteca de Catalunya e Filmoteca Española, nasce dalla collaborazione di undici cineteche spagnole e di istituzioni internazionali e rappresenta un significativo lavoro di recupero e conservazione. Il “Canone rivisitato” di Paolo Cherchi Usai propone invece tre classici: La vita per la vita di Evgenij Bauer, I proscritti di Victor Sjöström e Tell It to the Marines di George W. Hill, con un Lon Chaney. La sezione Riscoperte e restauri attraversa infine generi e cinematografie molto diverse: fra le proposte, due film con la divina Gloria Swanson, The Humming Bird e Tristana e la maschera di Raoul Walsh; un montaggio di film di propaganda giapponesi realizzati durante la guerra cino-giapponese; e il pacifista britannico Peace on the Western Front (1930). Particolarmente suggestivo anche Stellina, la pescatrice di Venezia (1913), film a colori ambientato fra Venezia e Chioggia. Il cinema delle origini viene esplorato attraverso le rappresentazioni dell’Antica Grecia e dell’Antica Roma, con cortometraggi conservati al BFI, mentre uno spazio importante è dedicato all’avanguardia ceca.


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