La vita repressa di una giovane impiegata presso un carcere minorile viene improvvisamente scossa dall'arrivo di una donna incredibilmente seducente: con Eileen il regista di Lady Macbeth dirige un dramma che si tinge di noir. Alla Festa di Roma. Leggi tutto
Avviluppato nelle proprie stesse immagini, come una sorta di naturalismo magico, Je'vida (primo lungometraggio di finzione di Katja Gauriloff) si pone sotto il segno dell'urgenza di raccontare una storia che riguarda le sue stesse origini e il destino del popolo sami. Leggi tutto
Dopo il calcio del suo film d'esordio, con Resvrgis Francesco Carnesecchi approda all'horror e lo prende "dal basso" senza aspirazioni alte o citazioniste, puntando tutto su ambientazione, tensione e ritmo. Il tentativo può dirsi in gran parte riuscito. In Alice nella Città. Leggi tutto
Vincitore del concorso della 18esima edizione del Rome Film Fest, Pedágio della brasiliana Carolina Markowicz imbastisce la storia di un rapporto madre-figlio sullo sfondo di un paesaggio industriale fatto di ciminiere e pregiudizi. Leggi tutto
Si muove nel mondo dei creatori di app The Hypnosis, primo film del giovane regista svedese Ernst De Geer. La tipica ricetta scandinava a base di umorismo acido e destabilizzante all'inizio funziona, ma poi si fa fin troppo ripetitiva e finisce per irritare. Leggi tutto
Il terzo film di Kristoffer Borgli si intitola Dream Scenario - Hai mai sognato quest'uomo? ed è di produzione statunitense, ma non perde per strada la sagacia e l'umorismo corrosivo del regista. Tra black comedy e horror, ancora una volta il giovane autore norvegese fa centro sul contemporaneo e i suoi sintomi. Leggi tutto
Un atto abominevole fa calare un sipario di buio in seno a una famiglia borghese. Un silence, decimo lungometraggio di Joachim Lafosse, tenta di esplorare le conseguenze del silenzio e del rimosso dando vita a un film talmente rigoroso da essere quasi inerte, se non fosse per le ottime interpretazioni dei due attori principali. Leggi tutto
Achilles, primo lungometraggio del regista iraniano Farhad Delaram, ha tutto il pregio delle buone intenzioni e anche una buona scrittura di dialoghi e personaggi. Si perde però in parte in un anelito "poetico" che finisce per indebolire le immagini a scapito di un'insistenza troppo lampante sul simbolico. Leggi tutto









