L’esordio nel lungometraggio di Pauline Loquès, in concorso alla ventesima edizione della Festa del Cinema di Roma, si svolge sotto il segno della misura e della giusta distanza nel trattare la vicenda di un giovane uomo che scopre di avere una grave malattia. Leggi tutto
Anne Fontaine racconta Maurice Ravel non come un monumento, ma come un uomo diviso tra disciplina ossessiva e tensione verso la bellezza. In Boléro la musica diventa corpo e destino, ripetizione che divora e insieme innalza: un film elegante e ipnotico. Leggi tutto
Il trentottenne francese Maxime Rappaz esordisce alla regia di un lungometraggio con Solo per una notte, racconto di una donna alla ricerca del proprio piacere che si avvale della splendida interpretazione di Jeanne Balibar. Leggi tutto
A ventitré anni dalla sua uscita solo ed esclusivamente in Francia, esplode in tutta la sua magnificenza al 70mo Taormina Film Festival Va Savoir +, director’s cut esteso di Chi lo sa? che restituisce in prima internazionale i 224 minuti del progetto originario di Jacques Rivette. Leggi tutto
A cinquantuno anni di età e al nono lungometraggio da regista Apichatpong Weerasethakul abbandona per la prima volta la Thailandia per recarsi a girare in Colombia; è lì che si svolge Memoria, struggente e poetica riflessione sull'incapacità dell'uomo moderno di confrontarsi con la sua storia antropologica e ancestrale. Leggi tutto
Cinema dall’impianto classico che vola alto in ogni comparto produttivo, Illusioni perdute è la sontuosa riduzione da Honoré de Balzac di Xavier Giannoli, in Concorso a Venezia 78, e dispiega due ore abbondanti di riflessioni filosofiche, giochi di potere e d’amore. Leggi tutto
Con I miserabili Ladj Ly prende spunto ideale dal capolavoro letterario di Victor Hugo per cercare di raccontare il conflitto nella Francia di oggi. Un’ambizione non di poco conto, cui fa da contrappasso una messa in scena che non sa rinunciare alla retorica ma viene in parte scardinata da un finale aggressivo e barricadero. Leggi tutto
Girato con eleganza impeccabile, in formato 4:3 e splendidamente fotografato, Cold War di Pawel Pawlikowski si apre con un excursus su quel che resta del folclore nella Polonia post-bellica, per trasformarsi poi in una sorta di Giulietta e Romeo ai tempi della cortina di ferro. In concorso a Cannes. Leggi tutto









