Toby Dammit
Celeberrimo episodio di chiusura del film a sei mani Tre passi nel delirio, Toby Dammit è l'occhio di Federico Fellini aperto sul mondo del cinema in modo sempre più sgranato, traumatizzato e delirante. Presentato alla Casa del Cinema all'interno dell'omaggio a Józef Natanson organizzato da CiakPolska. Leggi tutto
La terrazza
Ettore Scola chiude gli anni Settanta con un ritratto livido, acido e disilluso della classe intellettuale romana, quella dei salotti borghesi. Un'opera di straordinaria attualità, anche a distanza di quasi quaranta anni dalla sua realizzazione. Leggi tutto
Ride
Il primo lungometraggio diretto da Valerio Mastandrea, Ride, mostra un regista affettuosamente innamorato dei suoi personaggi ma incapace di gestire fino in fondo la materia narrativa. In concorso al Torino Film Festival e nelle sale. Leggi tutto
Natale da chef
Natale da chef tocca e forse oltrepassa il nadir della commedia natalizia, sbandierando un corpo comico oramai macerato come quello di Massimo Boldi, e spingendo senza tregua sul pedale dell'acceleratore. Un'opera non solo becera, ma stantia, residuo asmatico del passato. Leggi tutto
Orecchie
Torna alla regia Alessandro Aronadio con una commedia surreale in bianco e nero: Orecchie, presentato a Venezia nella sezione Biennale college, ha un tono stralunato e disilluso che regge per quasi tutto il tempo, perdendo la strada solo nel finale. Leggi tutto
Tre passi nel delirio
Numero 100 della collana "Il piacere del cinema" a cura di Vieri Razzini, Tre passi nel delirio è un omaggio alla narrativa di Poe che inanella due episodi superficiali e trascurabili (di Vadim e Malle) prima di congedarsi con un piccolo capolavoro felliniano. In dvd per Teodora e CG. Leggi tutto
La macchinazione
Incerto tra l'essere reticente o didascalico, La macchinazione di David Grieco aziona la sua tesi complottista sulla morte di Pasolini, la innesta con flashback e squarci visionari in bianco e nero, poi con il flashforward approda al cattivo gusto. Leggi tutto
Noi 4
Dopo l'esordio con Scialla!, Francesco Bruni tenta un racconto più ambizioso cercando di fare l'Asghar Farhadi italiano, ma il suo "studio di personaggi" - oltre ad essere familista - si perde in una narrazione decisamente troppo fragile. Leggi tutto