Tactical Unit – Comrades in Arms
di Law Wing-cheong
Sorretto da un cast come sempre di livello, in cui hanno modo di distinguersi i soliti Simon Yam e Lam Suet (per quanto non immuni dal manifestare un’aria piuttosto annoiata, rispetto al passato della serie), Tactical Unit – Comrades in Arms è il secondo episodio, all’interno della mini-saga poliziesca sorretta produttivamente dalla sempre meritoria Milkyway, che viene affidato alla regia di Law Wing-cheong. Al Far East 2009.
Sub lege libertas
Gli ufficiali Sam (Simon Yam) e May (Maggie Shiu) comandano squadre distinte di PTU (Police Tactical Unit – Squadra tattica di polizia) formate da quattro uomini, ma c’è una rivalità molto accesa tra le loro due squadre, che rasenta l’ostilità. Per la squadra si avvicina il normale avvincendamento, con alcuni dei membri promossi ad altri incarichi, ma alla festa di addio le cose si mettono male, con gli agenti che si lanciano insulti e vengono alle mani… [sinossi]
Appiccicare il controverso motto della polizia italiana a una recensione di Tactical Unit – Comrades in Arms, secondo e in un certo qual modo spericolato spin-off dell’ormai leggendario PTU firmato Johnnie To, può apparire un giochino come un altro. Ed infatti lo è! Tant’è che per commentare le situazioni più farsesche della pellicola sarebbe andato bene pure il motto dei carabinieri, ancor meglio le barzellette sugli stessi, considerando che regista e sceneggiatori sembrano qui imboccare un sentiero ibrido, a metà strada tra intenzioni parodiche e poliziesco puro. Senza scomodare a tutti i costi le barzellette sui carabinieri, è sufficiente il motto degli italici poliziotti cui alludevamo all’inizio, sub lege libertas, per circoscrivere una simile suggestione, nella speranza che non appaia del tutto peregrina: tra i pilastri del plot di Tactical Unit – Comrades in Arms vi è proprio il rapporto dialettico, risolto di volta in volta in maniera diversa, tra quel senso del dovere cui le leggi fanno da paravento e lo spirito d’iniziativa dei singoli, la loro libertà individuale rapportata a ciò che indossare un’uniforme necessariamente comporta. Detto diversamente: nell’universo (più o meno) disciplinato degli uomini in forza al PTU (Police Tactical Unit) si avverte aria di crisi.
La crisi è nell’aria, lo si capisce già dalle prime scene; persino registrare l’arresto di un piccolo delinquente può innescare la competizione tra due squadre dello stesso corpo, scatenando una tensione ingiustificata, e con essa tutte quelle bassezze, piccole gelosie, rivalità sopite, che a lungo andare creeranno attriti tra agenti e ufficiali da tempo abituati a lavorare insieme. La miccia che fa esplodere una situazione in rapido deterioramento è la fuga nelle campagne di alcuni pericolosi rapinatori, che daranno filo da torcere a una polizia hongkonghese meno organizzata che in altre occasioni. Tra perdite di tempo dovute a qualche spostato incontrato lungo la via, novellini che si lasciano prendere da attacchi di fifa, agenti in lite con i propri superiori che arrivano quasi a sabotare la missione, si ha l’impressione che il pericolo rappresentato dagli spietati criminali appaia ingigantito dalla mancanza di coordinamento e dalle situazioni sempre più balorde in cui finiscono per cacciarsi, spesso e volentieri, i tutori dell’ordine. Ma non c’è da aver paura: proprio nel momento di maggior pericolo, gli stoici rappresentanti delle forze speciali sapranno ritrovare l’orgoglio e lo spirito di corpo necessari a riscattarsi nel migliore dei modi.
Sorretto da un cast come sempre di livello, in cui hanno modo di distinguersi i soliti Simon Yam e Lam Suet (per quanto non immuni dal manifestare un’aria piuttosto annoiata, rispetto al passato della serie), Tactical Unit – Comrades in Arms è il secondo episodio, all’interno della mini-saga poliziesca sorretta produttivamente dalla MilkyWay, che viene affidato alla regia di Law Wing-cheong. L’altro, intitolato Tactical Unit: The Code, ci era parso ben più modesto. Qui funziona, almeno in parte, il tentativo di introdurre qualche nota sdrammatizzante, persino goliardica, allo scopo di umanizzare ulteriormente i personaggi della serie, di esibirne i difettucci caratteriali fino al momento dell’inevitabile assoluzione. Eppure, in questo percorso che a tratti sembra sfociare nella parodia, sono proprie le incertezze di tono, le difficoltà a livello di sceneggiatura nell’individuare un registro preciso, i limiti che rendono la visione del film avvincente solo a metà. Inutile, però, pensare di poter effettuare reclamo presso gli sportelli della polizia hongkonghese. E di provarci con quella italiana, nemmeno a parlarne.
Info
Tactical Unit – Comrades in Arms, il trailer.
- Genere: action, poliziesco
- Titolo originale: Jīdòng bùduì - tóng páo
- Paese/Anno: Hong Kong | 2009
- Regia: Law Wing-cheong
- Sceneggiatura: Au Kin-Yee, Yau Nai-hoi
- Fotografia: Cheng Siu-keung, To Hung Mo
- Montaggio: Allen Leung, Law Wing-cheong
- Interpreti: Ben Wong, Lam Suet, Maggie Shiu, Samuel Pang, Simon Yam, Teddy Lin, Tommy Yuen, Vincent Sze
- Produzione: Milkyway Image, Universe Entertainment
- Durata: 91'

