The Box

The Box

di

Con The Box il regista di Donnie Darko Richard Kelly rispolvera le atmosfere della fantascienza popolare alla Twilight Zone e realizza un film sospeso tra nuove tecnologie e senso di nostalgia.

Marte commercia solo pulsanti

1976. Norma Lewis insegna in un liceo e suo marito Arthur è un ingegnere della NASA. In un momento di particolare vulnerabilità (Arthur ha saputo che la promozione che aspettava gli è stata negata, per cui suo figlio non potrà continuare a frequentare la miglior scuola della zona e Norma dovrà rinunciare all’operazione chirurgica di ricostruzione per un danno subito anni prima) ricevono la visita di un uomo misterioso dal volto sfigurato, che compare alla loro porta con un’offerta che potrebbe cambiare la loro vita: l’uomo regala alla coppia una scatola con un pulsante rosso. Se i due decideranno di premere il bottone, potrebbero ricevere un milione di dollari, ma allo stesso tempo il loro gesto causerà la morte di uno sconosciuto. Norma e suo marito avranno solo 24 ore per affrontare un dilemma morale piuttosto ingombrante e confrontarsi con la loro vera natura… [sinossi]
“C’è una quinta dimensione oltre a quelle conosciute dall’uomo,
è una dimensione grande come lo spazio e smisurata come l’infinito:
è a mezza strada fra la luce e l’ombra, fra la scienza è la superstizione,
fra la sommità delle cognizioni dell’uomo e il fondo dei suoi smarrimenti.
E la dimensione della fantasia: una zona che noi chiamiamo il confine della realtà”.
Introduzione della voce narrante negli episodi della serie Ai confini della realtà

Caso molto frequente nella storia del cinema, Richard Kelly è uno di quei registi a cui non si perdona la cosiddetta prova del nove. Enfant prodige che aveva davvero scosso l’industria del cinema, la critica e l’immaginario collettivo con la sua opera prima, l’acclamato Donnie Darko (2001), l’autore statunitense aveva poi deluso le attese, soprattutto della critica, cinque anni dopo col travagliato Southland Tales, film complesso da decifrare, piuttosto personale si direbbe, massacrato dalla stampa e distribuito poco e male in giro per il mondo. Arrivato dunque il fiasco e sufficientemente lontana nel tempo la sbornia di Donnie Darko, Kelly è giunto alla terza fatica, ovvero The Box, certamente con meno occhi puntati addosso. E la percezione immediata che si ha del film, è che l’autore non abbia perso affatto quello stile così seducente e inquietante che aveva caratterizzato le allucinate vicende dello studente Donnie. Una prima qualità riconoscibile in Kelly lo lega senz’altro a grandi autori, Lynch in primis, ma anche Carpenter: quella di infondere angoscia, la sensazione che qualcosa di spiacevole stia per  accadere, è nell’aria, intorno ai personaggi anche se quello che fanno o dicono non è ancora fonte di mistero o paura. Prima che la storia si sviluppi c’è già qualcosa di strano, e Kelly sembra concentrarsi sulla fascinazione particolare della scienza e la sua naturale trascendenza verso il misterioso, il fantastico.

Così basta l’ingresso nelle sale della NASA, l’unico insediamento industriale in un paesino gelido, silenzioso e poco vivace, l’insieme dei macchinari, la galleria del vento, e aggiungiamoci anche persone con lievi deformazioni fisiche, e qualcosa di indefinito ha già conquistato il pubblico, che solo diversi minuti dopo avrà il suo primo vero shock vedendo il volto digitalmente sfigurato di Frank Langella (ultimamente eccellente protagonista di Frost/Nixon), fantomatica figura militare, di quelle che nei thriller di spionaggio e recentemente in molte serie scorrono intorno a CIA, formazioni paramilitari, procedure segrete, dossier bruciati o resi introvabili. Nel caso di The Box siamo di fronte ai consueti, ma non così poco realistici sentendo le storie dei media, accostamenti tra extraterrestri e elementi militari/ministeriali, tuttavia non siamo affatto dalle parti di X Files, Roswell o epigoni, bensì in un territorio più nostalgico, quello della fantascienza di metà novecento e giù di lì. The Box è infatti tratto da un racconto di Richard Matheson, autore culto di romanzi di science fiction come Io sono leggenda, e – da non dimenticare – sceneggiatore da suoi testi delle prime serie di Ai confini della realtà. E la familiarità con la celebre serie è qui evidente: un’idea assolutamente semplice che funge da passaporto per il surreale, quasi stucchevole nella sua  scarnezza, ma assolutamente efficace nonché leggibile a livello metaforico; poiché d’altronde si trattava di prodotti destinati al grande pubblico, non di nicchia. All’originale Kelly aggiunge l’elemento spaziale ed extraterrestre e l’ambientazione degli anni ’70 (peraltro pare che il padre del regista fosse realmente un impiegato della NASA, e leggendo le note di regia sembra che i due protagonisti siano fatti a misura proprio dei suoi genitori), immediatamente dopo la prima missione su Marte.

Quello che pare essere un marchio di fabbrica del regista e forse la cosa che più affascina del film è il misto tra nuove tecnologie e senso di nostalgia; e The Box col suo plot alla Twilight Zone e le continue mutazioni digitali di oggetti, persone e ambienti appare piuttosto riuscito. Ciò che invece sembra essere limitante per l’autore è la fluvialità, l’eccessivo numero di rimandi, allusioni (gli ultracorpi, portali disseminati in giro, personaggi poco chiari) che affollano la sua pellicola specie nella seconda parte, a cui invece fa da contraltare un’eccessiva chiarezza a livello morale, fin troppo didascalica, e alla fin fine inutile al film. Ancora un film imperfetto per l’autore che tanto promette, e certo ha già dimostrato molto, ma che tuttavia colpisce per la singolare bellezza, rialimentando un modo di fare cinema come molti bravi autori: prendendo cioè le cose migliori del cinema di genere.

Info
Il trailer di The Box.
  • the-box-2009-richard-kelly-01.jpg
  • the-box-2009-richard-kelly-02.jpg
  • the-box-2009-richard-kelly-03.jpg
  • the-box-2009-richard-kelly-04.jpg
  • the-box-2009-richard-kelly-05.jpg
  • the-box-2009-richard-kelly-06.jpg
  • the-box-2009-richard-kelly-07.jpg
  • the-box-2009-richard-kelly-08.jpg
  • the-box-2009-richard-kelly-09.jpg
  • the-box-2009-richard-kelly-10.jpg
  • the-box-2009-richard-kelly-11.jpg

Articoli correlati

  • Roma 2017

    The Place

    di Un intreccio intrigante per un epilogo deludente, con The Place Paolo Genovese riconferma i pregi e i difetti del suo marchio di fabbrica. Film di chiusura della Festa del Cinema di Roma.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento