Animal Town
di Jeon Kyu-hwan
Secondo capitolo della trilogia che il regista sudcoreano Jeon Kyu-hwan sta dedicando al tema della “città”, Animal Town è un dramma che dal personale si allarga fino a definirsi universale. Al Torino Film Festival nella sezione Festa Mobile.
Dio perdona, io no!
Un tipografo in lutto e un pedofilo in libertà vigilata si sfiorano quasi quotidianamente, finché le due vite si risolvono l’una nell’altra. [sinossi]
Secondo capitolo di una trilogia che Jeon Kyu-hwan dedica alla città, al paesaggio urbano e all’umanità metropolitana, Animal Town offre alla platea di turno, in questo caso quella della 28esima edizione del Torino Film Festival dove è stato presentato nella sezione “Festa Mobile“, un dramma che scava fino nelle radici stesse del malessere privato per poi diffondersi come un virus ben oltre le mura domestiche. Il regista sudcoreano riprende le fila del discorso interrotto nel 2008 con il pregevole Mozart Town firmando una nuova storia di pura sofferenza, segnata dallo scorrere impietoso del tempo. Ad animarla una galleria di personaggi anonimi, figli malconci e specchi infranti della Società contemporanea, costretti a fare i conti con il peso ormai insostenibile di un passato difficile da cancellare. La chiave di lettura è rintracciabile proprio nell’asse temporale che congiunge il passato con il futuro (se mai ce ne sarà uno) dei personaggi, uomini costretti a trascinarsi con fatica nel presente di una quotidianeità spietata e senza alcuna speranza.
I due protagonisti al centro del plot, che carta alla mano non brilla certo per originalità, sono esseri speculari: da una parte un ex pedofilo in libertà vigilata che prova con tutte le forze ad aggrapparsi al futuro per espiare le proprie colpe, dall’altra un imprenditore padre di famiglia che al contrario del futuro non sa cosa farsene perchè troppo attaccato al suo triste passato. Le loro vite, esattamente come le linee narrative scelte per raccontarle nello script, viaggiano su binari paralleli che di tanto in tanto si sfiorano fino all’inevitabile incrocio. Uno script che scivola senza particolari sussulti, almeno fino a quando la violenza non si manifesta nella concitata scena del pestaggio nel taxi. Dal quel momento in poi, storia e personaggi cambiano pelle e il film quantomeno riesce a spiccare quel volo inspiegabilmente ritardato. Mancanza di iniziativa e non certo di coraggio per l’opera seconda di Jeon Kyu-hwan, che non ha paura di confrontarsi con il delicato tema della pedofilia. Così come accaduto in TheWoodsman, l’argomento viene trattato attraverso la prospettiva del protagonista, un molestatore di ragazzine appena uscito dal carcere che cerca di rifarsi una vita. Peccato che a differenza del pregevole film diretto dalla collega Nicole Kassell nel 2004, il regista sudcoreano preferisce non approfondire la tematica, lasciandola di fatto perennemente latente sullo sfondo.
Ma la vera protagonista di Animal Town è senza ombra di dubbio la metropoli, che nella pellicola respira quasi come gli esseri viventi che la percorrono. Il risultato è un affresco, non privo di difetti, chiamato dal suo autore a rappresentare il tempo che viviamo attraverso un racconto asciutto, freddo e in parte ostile, arricchito per fortuna da dialoghi secchi e immediati che fanno da contrappunto emotivo agli insopportabili silenzi. La città prende la forma e l’aspetto di una cloaca che fagocita tutto e tutti senza alcuna discriminazione, che si ciba di angeli per poi rigurgitare diavoli. Ma qui anche gli angeli non hanno mai avuto la faccia e il cuore puliti.
Info
Animal Town sul sito del Torino Film Festival.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: Animal Town
- Paese/Anno: Corea del Sud, USA | 2009
- Regia: Jeon Kyu-hwan
- Sceneggiatura: Jeon Kyu-hwan
- Fotografia: Kim Jin-kyung
- Montaggio: Han Jong-hoon, Park Hae-o
- Interpreti: Jeon Kyu-hwan, Lee Joon Hyuk, Oh Seong-tae
- Produzione: Lane Street Pictures, Treefilm
- Durata: 97'

