Las marimbas del infierno
di Julio Hernandez Cordon
Julio Hernandez Cordon, classe 1975 con all’attivo numerosi riconoscimenti per il suo lungometraggio di esordio (Gasolina), con Las marimbas del infierno punta i riflettori sul Guatemala contemporaneo e le sue contraddizioni interne, sfruttando il ben noto contrasto fra tradizione e rinnovamento.
Sotto il segno della marimba
Don Alfonso è un suonatore di marimba (lo strumento a percussione tradizionale dell’America centrale) che ha perso il lavoro; Chiquilín ha aspirazioni canore, ma si accontenterebbe di fare il manager musicale; Blacko è un ex metallaro satanista che fa il medico in un consultorio. Insieme decidono di mettere su una band marimba rock. [sinossi]
La marimba è lo strumento musicale “nazionale” del Guatemala: il suono prodotto dalla percussione delle piccole tavole di legno è la voce della tradizione culturale di un popolo.
Don Alfonso, vittima di un’estorsione, teme per la vita propria e dei suoi familiari ma soprattutto per l’incolumità della sua marimba, che a suo dire potrebbe essere oggetto di furti o di atti vandalici: lo strumento è l’ultimo oggetto di sua proprietà che gli è rimasto e al di là del valore monetario rappresenta davvero una porzione della sua vita e del suo essere. Per questo rinuncia al suo proposito di nasconderla e di privarsi quindi della sua “compagnia”, scegliendo di “riciclare” il suo repertorio musicale: le melodie tradizionali infatti non suscitano più appeal sul pubblico e Don Alfonso individua nell’heavy metal la prospettiva di salvezza per lui e per la sua adorata marimba. Julio Hernandez Cordon, classe 1975 con all’attivo numerosi riconoscimenti per il suo lungometraggio di esordio (Gasolina), punta i riflettori sul Guatemala contemporaneo e le sue contraddizioni interne, sfruttando il ben noto contrasto fra tradizione e rinnovamento: grazie alla commistione di elementi para-documentaristici ed elaborazioni di fiction, il regista cerca di restituire allo schermo un’immagine vivida del Paese, stratificando le sue riflessioni in un’alternanza di momenti dalle sfumature drammatiche con divertite escursioni nella commedia.
Las marimbas del infierno è un film interessante che affronta con piglio originale il tema della crisi economica globale e della necessità di adattamento dell’essere umano alle circostanze: Don Alfonso paga gli effetti della crisi nel ristorante per il quale lavora come musicista, il suo figlioccio tossicodipendente si guadagna da vivere grazie al suo spirito imprenditoriale… Senza lanciarsi in un’indagine sociale sulle problematiche del Guatemala rispetto alla sua difficoltà nell’inserirsi con decisione e competitività all’interno della fittissima rete economica internazionale, Julio Hernandez Cordon porta a termine un risultato pregevole che forse non riesce a sfruttare completamente il ricchissimo bacino di spunti che potevano derivare da un soggetto così brillante nella sua semplicità e linearità. L’impatto visivo che si rifà all’immaginario documentaristico e che privilegia l’immediatezza del confronto con i personaggi rispetto a un’attenzione più generale all’immagine da restituire allo schermo manca di un sostegno di regia che sappia essere sempre all’altezza delle aspettative. Pur non apparendo mai superficiale sotto il profilo narrativo-descrittivo, il film paga forse il mancato sviluppo di tutte le potenzialità offerte da un prodotto di docufiction di questo livello: commedia amarissima sulla frustrazione della modernità Las marimbas del infierno è un viaggio nell’umanità dolente che ha voglia di rimettersi in gioco e lo fa dando sfogo alle proprie passioni. Al di là infatti del ritratto “sociologico” del film, Hernandez Cordon firma un film dove la musica è un protagonista a sé: le melodie tradizionali si fondono con i ritmi del rock-satanico dando vita a un repertorio che attinge al barocco, alla molteplicità religiosa passando per l’hardcore estremo.
Il regista – imbattutosi fortuitamente in questa incredibile vicenda di umanità – sfrutta la spontaneità del suo cast (i veri protagonisti della storia e quindi non attori professionisti), esaltando le loro imperfezioni: parabola sui sogni e sulle sconfitte della vita, Las marimbas del infierno lascia talvolta lo spettatore nella dimensione del “non-detto”, evitando di cadere nei discalismi e anzi consentendo ai personaggi di mantenere un velo di mistero sulle proprie vicissitudini. Sottilmente critico nei confronti dell’approccio alla realtà dell’“occidente” come modello economico, il film racconta la desolazione di una piccola comunità da contestualizzare in un più ampio discorso di difficoltà: eppure non si scade mai nel pietismo e la dignità che caratterizza i protagonisti corre di pari passo alla leggerezza talvolta anche grottescamente comica che rende piacevole lo scorrere della pellicola (su tutti il racconto del medico-ex star dell’heavy metal guatemalteco Blacko che spiega il suo “naturale” passaggio dal satanismo a un setta filo-ebraica passando per il culto evangelico).
Il Guatemala di Las marimbas del infierno è una terra dura dove la commistione di stimoli e la sinergia sono la ricetta migliore per combattere la crisi: qualche digressione di troppo indebolisce la struttura portante del progetto che appare comunque fresco e ben calibrato, uno sguardo lucido decisamente poco convenzionale su una storia di musica e amicizia.
Info
Las marimbas del infierno sul sito del TFF.
- Genere: commedia, documentario, drammatico
- Titolo originale: Las marimbas del infierno
- Paese/Anno: Francia, Guatemala, Messico | 2010
- Regia: Julio Hernandez Cordon
- Sceneggiatura: Julio Hernandez Cordon
- Fotografia: María Secco
- Montaggio: Mauricio Lenz Claure
- Interpreti: Alfonso Tunché, Blacko Gonzalez, Victor Hugo Monterroso
- Colonna sonora: Bacteria Sound System, Guerreros del Metal
- Produzione: Les Films du Requin, Melindrosa Films
- Durata: 73'


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