The Spirit

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Rispetto a quel che fu Sin City, tra l’altro, ci sembra sia ancora più evidente in The Spirit il rapporto con il fumetto: non solo nella messa in scena ma anche e soprattutto in quelle ilari ingenuità, quei dialoghi così puntualmente artefatti, quella perpetua corsa sul limitar della mitizzazione.

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Non staremo qui a tediarvi con l’intricato iter produttivo di The Spirit, seconda avventura alla regia di Frank Miller, prima in beata solitudine dopo i fasti di Sin City condivisi con Robert Rodriguez (il cui nome comunque appare qui tra i ringraziamenti finali), perché probabilmente se n’è parlato fin troppo, e non a sproposito: dopotutto la traslazione in forma cinematografica del capolavoro fumettistico firmato da Will Eisner negli anni a cavallo tra il 1940 e il 1952 non è certo materia che può passare inosservata. Tanto più se a mettervi le mani sopra è uno dei più celebrati fumettisti occidentali. E il primo punto su cui vale la pena soffermarsi riguarda proprio il rapporto tra questi due giganti delle storie disegnate: al di là di un ovvio apparentamento stilistico (Miller non ha mai nascosto di aver trovato fin dagli esordi in Eisner una fonte d’ispirazione ben più che cospicua), l’autore di Ronin e The Dark Knight Returns e uno dei pionieri del fumetto moderno erano anche legati da una stretta amicizia.

Questo affetto risulta evidente, alla prova dei fatti, durante la visione di The Spirit: nel mettere in scena l’universo noir, ironico e grottesco, ideato da Eisner, Miller sembra quasi intenzionato a nascondere il più possibile la sua mano, per cercare di mantersi strettamente fedele all’iconografia partorita dal suo mentore artistico, operando un aggiornamento relativo solo da un punto di vista strettamente utensile – i telefoni cellulari, tanto per fare un esempio. Laddove questo punto è quello su cui più si sono scagliate le ire degli eisneriani duri e puri, con Miller accusato di aver meticciato un prodotto pressoché perfetto (e su questa asserzione non abbiamo troppe obiezioni da muovere) con il germe della modernità, ammettiamo di muoverci volentieri in controtendenza. Non solo non ci ha disturbato più di tanto l’intromissione di Miller nell’universo originario di Central City e dintorni, ma riteniamo che proprio il caos strutturale, l’assoluta imperfezione dettata dall’episodico muoversi degli eventi, la confusione di stili e istanze visive – dal noir essenziale e bicromo al jap-pop deflagrante, passando per atmosfere demodé e sparatorie ipercinetiche – doni al film un respiro che avrebbe fin troppo facilmente corso il rischio di trasformarsi in un rantolo sommesso. Certo, è impossibile non notare delle crepe nell’architettura studiata da Miller e dalla produzione (in cui spicca il nome di Michael Uslan, papà delle sortite cinematografiche di Batman da Tim Burton in poi), ma si pecca per coraggio; e anche se è facile essere tratti in inganno, crediamo sia indispensabile non cadere nell’errore di considerare The Spirit un ulteriore epigono di Sin City e 300 (e già tra questi due prodotti saremmo propensi a frapporre una serie nutrita di distinguo). Certo, non v’è dubbio che senza l’epica post-noir immortalata da Rodriguez oggi non staremmo qui a parlare di The Spirit, ma questi sono discorsi accessori che non devono offuscare la vista: la creatura che Will Eisner inventò quasi settant’anni fa e che oggi riappare di fronte ai nostri occhi ha una sua dignità ben definita.

Rispetto a quel che fu Sin City, tra l’altro, ci sembra sia ancora più evidente in The Spirit il rapporto con il fumetto: non solo nella messa in scena – come abbiamo già avuto modo di far notare in precedenza, molto meno rigorosa qui rispetto al film del 2005 – ma anche e soprattutto in quelle ilari ingenuità, quei dialoghi così puntualmente artefatti, quella perpetua corsa sul limitar della mitizzazione. È in questi punti che davvero si riesce a cogliere lo “spirito” più sincero del film di Miller: che molti siano propensi a leggerli come difetti non ci stupisce, ma allo stesso tempo ci preoccupa ben poco. Semmai, nel voler cercare il pelo nell’uovo, avremmo preferito che Miller si dilungasse con maggior attenzione sul rapporto stretto tra Spirit e Central City, quella forma di amore che l’eroe non riesce a dimostrare – almeno non con la medesima fedeltà – allo stuolo di belle che lo circonda; un film di donne, dopotutto, è ciò che ogni noir aspira a essere. Ben più raro è il rapporto osmotico che lega un eroe alla sua città – solitamente si tratta di una relazione contrastata, difficoltosa: vedere ciò che Gotham City rappresenta per Batman –, e avremmo trovato interessante una riflessione di questo genere, invece di un semplice accenno lasciato in apertura e chiusura del film. Tanto più che si tratta di una digressione non indifferente, considerato come molte delle avventure su carta di Spirit si svolgessero ai quattro angoli del mondo, dalle Everglades all’India. Ma tant’è, probabilmente pretendiamo profondità laddove non è mai stata ricercata: ciò che rimane, comunque, è un godibilissimo e arguto noir destrutturato, d’antan e sperimentale allo stesso tempo. Un giocattolo da non lasciarsi sfuggire, nel placido e inutilmente obeso palinsesto cinematografico natalizio.

Info
Il sito ufficiale di The Spirit.
La pagina wikipedia dedicata al fumetto originale.
Il sito ufficiale di Will Eisner.
Il trailer di The Spirit.
Il teaser trailer di The Spirit.
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