Photo
di Carlos Saboga
Tra recupero di un passato oscuro, attraverso i codici dell’indagine così come del dramma sociale, Carlos Saboga con Photo realizza un film sospeso, inamidato e indeciso nei toni. Presentato al Festival del Film di Roma 2012.
Tutto su mia madre
Sua madre è morta da poco e suo padre non è la persona che pensa. Elisa è in bilico tra un passato incerto e un futuro pieno di ostacoli. La ricerca del vero padre la trasporta in un presente affollato di fantasmi. Tra cadaveri parlanti, ricordi incerti, aguzzini in pensione, riuscirà a scoprire la verità? L’opera prima di uno dei più importanti sceneggiatori lusitani… [sinossi]
La famiglia e la sua dissezione, la destrutturazione del rapporto che lega genitori e figli sembrerebbero essere temi ricorrenti all’interno della selezione della settima edizione del Festival del Film di Roma, che nelle varie sezioni parrebbe aver pizzicato diversi progetti focalizzati sullo scandagliamento della “cellula madre” della comunità umana, progressivamente spogliata di quell’idealismo infantile che spesso porta a mitizzare alcune figure chiave, complice il rapporto spesso controverso con il passato.
Con Photo (presentato nell’ambito di CinemaXXI) Carlos Saboga racconta un viaggio attraverso l’Europa, da Parigi a Lisbona (e con l’Italia al telefono) alla scoperta di una madre distaccata e inaccessibile, la cui morte si trasforma in un’ambigua epifania di dubbi: a inseguire i brandelli di pagine di storia familiare per anni celate sotto una fitta coltre di silenzio c’è Elisa, la figlia trentottenne che fatica ad affrontare il futuro con progettualità (tergiversa di fronte alla proposta di matrimonio del compagno) ma che è faticosamente riuscita a costruire la sua “normalità”. Tutto viene messo in discussione dalla scoperta che l’uomo che ha sempre chiamato papà potrebbe non essere il padre naturale: è l’inizio di un capillare lavoro di ricerca per ricostruire il mosaico della propria famiglia attraverso la burrascosa vita giovanile della madre, scandito, delineato e raccontato attraverso le fotografie che lei stessa aveva deciso di scattare negli anni Settanta, fra passioni dirompenti e rivoluzioni politiche. La storia personale dei genitori di Elisa infatti è inscindibilmente legata agli anni Settanta e ai suoi tumulti, alla lotta contro il regime di Salazar e alle dinamiche nei nuclei rivoluzionari e scoprire la verità si rivelerà un’impresa più impegnativa del previsto.
La memoria personale si fonde a quella collettiva in una lunga immersione nelle cicatrici di una popolazione ancora sfregiata dalle lotte al regime e dalle loro conseguenze: ripercorrendo a ritroso le tappe della gioventù di sua madre la protagonista imparerà a conoscere davvero quella donna che, pur somigliandole così tanto fisicamente, è in realtà sempre stata avvolta dal mistero.
Carlos Saboga elude il patetismo sentimentale e non cerca la ricostruzione scenica di un quadretto familiare d’altri tempi né punta alla sua mera e totalizzante distruzione: il suo film infatti è sospeso, poco immediato nella scelta del tono della pellicola – il viaggio alla riscoperta di sé si mescola a quello che vorrebbe essere un ritratto di ispirazione “sociale”, con lo sviluppo narrativo di un dramma intimo ma con la pretesa di un climax della tensione da indagine investigativa – la commistione di elementi non fortifica la struttura del film ma la indebolisce progressivamente.
Soprattutto il film fatica a creare empatia con i personaggi, troppo statici a dispetto della grande e complessa rivoluzione emotiva che si trovano a vivere in prima persona: il ritmo è costante e ben cadenzato, evita rallentamenti e la scrittura decisa e ricca non lascia spazio a particolari lacune o incongruenze, tuttavia a Photo sembra mancare lo slancio che dia la giusta dimensione alla storia e al suo potenziale. La sensazione è che Saboga abbia voluto limitare al massimo il suo intervento registico per lasciare che fosse la narrazione a plasmare la struttura del film ma il risultato finale alla fine si presenta algido e inamidato, troppo poco partecipe delle vicissitudini vissute dai personaggi: in questo senso la pellicola non trova grande supporto nemmeno nel cast, capitanato da una Anna Mouglalis sicuramente efficace nel portare sullo schermo il fascino enigmatico ereditato dalla madre della protagonista ma decisamente meno incisiva nel raccontare il dramma di Elisa, letteralmente strappata dalle sue convinzioni e lanciata in una bolla di “non-detti” che rischia di mettere in discussione tutto il suo passato.
Rarefazione e disincanto accompagnano il viaggio della donna nella sua necessità disperata di verità e di chiarezza, all’inseguimento di quella comprensione di sé che le può aprire le porte della consapevolezza nel vivere il presente: in un Portogallo dalla bellezza struggente Photo affronta il senso di colpa e la ricerca di una nuova direzione (non si può costruire un futuro stabile se non si fanno i conti con il proprio passato) con fiera solidità formale ma senza coinvolgimento emotivo, accennando appena i contorni di un confronto ultra-generazionale che invece avrebbe meritato un’attenzione maggiore sia sotto il profilo personale che per quanto concerne il respiro politico. Saboga non osa, lascia che la disillusione di Elisa venga cristallizzata senza pathos, realizzando un esordio sobrio, soffuso, forse troppo poco penetrante che – pur senza essere né eccessivamente verboso né ampolloso – non sfodera la verve necessaria a dare piena solidità al progetto, che lascia sbiadire molte delle sue possibilità.
Info
Il trailer di Photo.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: Photo
- Paese/Anno: Francia, Portogallo | 2012
- Regia: Carlos Saboga
- Sceneggiatura: Carlos Saboga
- Fotografia: Mário Barroso
- Montaggio: Paulo Mil Homens
- Interpreti: Adriano Luz, Ana Padrão, Anabela Brígida, Anna Mouglalis, Carla de Sá, Didier Sandre, Diogo Aleixo, Hélène Patarot, Johan Leysen, José Neto, José Rodrigues, Marisa Paredes, Rui Morrison, Salvato Feijo, Simão Cayatte
- Produzione: Alfama Films
- Durata: 78'





Roma 2012 – CinemaXXI – Presentazione
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