Clip

Arriva finalmente in sala Clip, l’esordio alla regia di Maja Miloš, tra i casi cinematografici più significati del 2012. Un viaggio nella gioventù serba, dispersa tra confusione, incapacità di relazionarsi e mancanza di valori.

Essere o sembrare, questo è il problema

Jasna è una bella ragazza nel pieno della sua adolescenza. Vive la vita difficile comune ai giovani della generazione dell’immediato dopoguerra in Serbia. Con un padre malato terminale e una madre depressa, è disillusa e arrabbiata con tutto e con tutti, anche con se stessa. Prende una bella cotta per un ragazzo della sua scuola, ed è così che entra in una spirale fatta di sesso, droga e feste, che filma continuamente con il suo cellulare. Tuttavia, nonostante la durezza dell’ambiente che la circonda, l’amore e la tenerezza alla fine trovano il modo di emergere… [sinossi – TFF 2013]

A un anno di distanza dalla sua anteprima italiana alla ventiquattresima edizione del Trieste Film Festival e dopo il prestigioso Tiger Award conquistato nel 2012 all’International Film Festival di Rotterdam, l’opera prima Clip, firmata dalla giovane regista serba Maja Miloš, trova finalmente spazio nelle nostre sale cinematografiche. L’operazione è resa possibile dall’associazione culturale romana Il Kino, approdata – dopo anni di esperienza nella gestione di un cineclub orientato al cinema indipendente – anche al circuito distributivo.
Dalla prima all’ultima inquadratura, il film della Miloš aggredisce con forza sorprendente. Di certo non mancano precedenti cinematografici che abbiano saputo ritrarre in maniera altrettanto vivida intere generazioni di ragazzi allo sbando. Da Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino fino ai più recenti Kids o Thirteen, e ovviamente Spring Breakers di Harmony Korine, cui riesce quasi impossibile non collegare gli eccessi della giovane Jasna (Isidora Simijonovic), altrettanto disinibita e dedita a ogni tipo di comportamento oltraggioso e sopra le righe. Ma, se a un primo sguardo le pellicole possono sembrare comparabili, specialmente nella profusione di immagini esplicite di adolescenti alla ricerca spasmodica di un piacere illusorio e alle prese con la propria ossessione esibizionista, Clip risulta in realtà completamente scevro della dimensione squisitamente “estetica” che pervade i film di Larry Clark e dell’ironia iperrealistica e visionaria di Korine. Alcune scelte possono apparire in qualche modo simili (sesso, droga e pop), ma l’accostamento si rivela illusorio, dal momento che i racconti prendono ben presto direzioni divergenti. Laddove, ad esempio, Spring Breakers abbandona in itinere ogni traccia di naturalismo e di analisi sociale per inseguire una deriva coloratissima e quasi onirica, la messa in scena della Miloš è invece di un realismo schiacciante. Con perfetto controllo della macchina cinematografica e dell’apparato narrativo che gestisce con cruda lucidità, ci sbatte in faccia, a muso duro, una realtà tanto diffusa quanto indigesta, adottando uno stile minimale e preciso più vicino a quello di Aida Begic, regista bosniaca di Buon Anno Sarajevo, piuttosto che ai colleghi d’oltreoceano. Ambientato in Serbia, ma universale per le questioni che affronta, il film descrive attraverso l’esperienza di Jasna la condizione assai diffusa di un gruppo di giovani borderline confusi, pericolosamente apatici e totalmente privi di valori. Da questo ritratto emergono non solo comportamenti cinici e abietti, ma soprattutto l’avvilente difficoltà nel rapportarsi con gli altri e l’impossibilità di mostrare dei sentimenti, vissuti con vergogna e nascosti come una vera e propria minaccia alla dignità.

A questa indagine si aggiunge, anche a livello formale, un secondo strato di comunicazione rappresentato dalle clip che Jasna gira incessantemente con il suo cellulare. È questo il vero punto di partenza del lavoro della regista, rimasta colpita dal fenomeno della massiccia presenza in rete di filmati di minorenni, soprattutto di età compresa tra i 14 e i 16 anni, che mettono in mostra bravate e oscenità di ogni genere, tutti intenti a costruire un’immagine virtuale di sé, parallela e sostitutiva delle loro grigie vite di periferia accuratamente rimosse. I ragazzi, oggi, comunicando attraverso i social network, possono innescare una sorta di narcisistica competizione delle apparenze, come atto sostitutivo dell’essere (si pensi anche a Bling Ring e alla banda di svaligiatori di ville hollywoodiane messi in scena da Sofia Coppola con esiti più patinati e meno potenti, ma accomunabili per il compulsivo desiderio di somigliare alle star di cui razziavano vestiti e borsette). Negando la loro stessa natura, mettono in atto un pericoloso transfert, percorso di alienazione il cui unico obiettivo è quello di sembrare “cool”, come le luccicanti pop-star che si sforzano di emulare per bisogno di integrazione e omologazione e contemporaneamente urlare al mondo il loro senso di inadeguatezza.

Emozioni, dolori, umiliazioni, sballi, baci, sesso, tutto il vissuto è filtrato attraverso la clip, lente deformante obbligatoria per poter rendere accettabile questa negazione del sé. Jasna si butta via con consapevolezza relativa, e lo fa, con un fondo di innocenza tipica della sua giovane età, principalmente per conquistare l’amore (!) del ragazzo che le piace. Un sentimento che forse Djordje vorrebbe ricambiare, se ciò non significasse cedere alla debolezza. Per questa ragione, per entrambi diventa indispensabile confondere l’amore con il sesso e con il possesso. Le loro emozioni sono estreme, immature e incontrollabili (come quelle di qualsiasi adolescente) e alla fine trovano un loro sbocco naturale, che si traduce in una sorta di potentissimo e ferocemente ambiguo “happy ending” che vi lascerà col fiato in gola.

La Miloš scava nell’intimità dei personaggi osservandoli senza giudizio, giudicandone semmai sbagliato il comportamento, ma riservando loro una comprensione davvero ammirevole, in un esordio impossibile da dimenticare.

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