Bilocation

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Si colgono elementi e atmosfere interessanti in Bilocation, il film della regista giapponese Asato Mari che esplora certe inquietudini legate al paranormale, affinando l’elemento psicologico ma smarrendo purtroppo per strada quella genuina tensione, che la cornice orrorifica prometteva all’inizio.

Più di un un Doppelgänger

Le telecamere di sorveglianza di un negozio inchiodano la protagonista Shinobu mentre usa banconote false, ma lei è sicura di non essere colpevole. Un poliziotto la scorta in una casa dove conosce altre persone che hanno avuto esperienze simili, causate da doppi viventi che loro chiamano “bilocazioni”. Distinguere realtà e finzione sarà sempre più difficile e la lotta per la sopravvivenza finirà per coinvolgere tutti, in una escalation di morti tragiche… [sinossi]

La letteratura del “paranormale” è piena di riferimenti al cosiddetto Doppelgänger o “doppio astrale”. Basti pensare alle bizzarre e inquietanti testimonianze che la britannica Society for Psychical Research ha raccolto e catalogato per anni, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, documentando così le presunte apparizioni della sinistra figura. Si tratta di duplicati spettrali di persone viventi che parecchia gente giura di aver visto apparire in prossimità dei soggetti reali, o coi quali gli stessi protagonisti del fenomeno affermano di aver avuto contatti, di natura visiva e/o mentale. Neanche a dirlo, il cinema horror si è fatto saltuariamente ispirare dal tema in questione, come dimostra un altro film giapponese di qualche anno fa: Alter Ego di Shimizu Takashi e Shibata Issey.

Ma nelle sue derive orrorifiche il Doppelgänger non si limita più a essere visibile o a lasciare una scia ectoplasmatica attorno a sé. Può interagire fisicamente col mondo reale. E quando lo fa, può diventare molto pericoloso… Pressappoco questo è il profilo delle “bilocazioni” immaginate dalla regista Asato Mari, una che nella sua ancor giovane carriera ha avuto spesso a che fare con l’horror, sia in chiave parodica che sul versante della tensione pura. Senza dubbio in Bilocation è l’approccio più “serio” al genere quello che spicca; un approccio in cui, tra l’altro, gli spaventi legati al soprannaturale lasciano gradualmente spazio all’indagine psicologica di menti turbate, angosciate. Ma nell’uso di questo doppio registro la pur talentuosa cineasta sembra aver centrato solo in parte il bersaglio. Più per un discorso di gusti personali che per altro, l’incipit tenebroso e orrorifico è quello che ci ha maggiormente convinto. A partire dal prologo: in una chiesetta ortodossa localizzabile nel mondo slavo, durante la preghiera di una giovane donna, si assiste a un impressionante fenomeno di “bilocazione”. Lo spettatore vi prende confidenza, assistendo nel mentre agli interventi in computer grafica che accompagneranno, anche in seguito, il manifestarsi di tali figure. Già, perché l’azione si sposta subito dopo in Giappone. Lì tocca a Shinobu, una giovane artista tormentata da problematiche varie, sia personali che di natura lavorativa, confrontarsi con quegli strani accadimenti che la faranno venire a conoscenza del suo doppio, con tutte le funeste conseguenze del caso. Determinante sarà poi l’incontro con un club misterioso, custode di altrettanto morbosi segreti, i cui componenti sembrano soffrire dello stesso problema…

Asato Mari, esplorando da tale angolazione il tema del Doppio, mette in mostra discrete intuizioni e una capacità, non disprezzabile, di creare atmosfere pesanti, opprimenti, foriere di intimi deliri. Ma proprio nella ricerca di uno psicologismo a tratti eccessivo, in quello svuotare progressivamente di tensione un plot già molto rarefatto, a livello di situazioni truculente, per focalizzare l’attenzione su altro, Bilocation rischia di tradire le aspettative di genere. E il suo racconto cinematografico, partito con un’aura tenebrosa che resta comunque appiccicata ai personaggi, si avvia verso le battute finali con un filo di stanchezza. Una stanchezza, questa, dovuta tanto all’affievolirsi della suspance che a una coerenza zoppicante, nello sviluppare gli elementi fantastici della trama.

INFO
La scheda di Bilocation sul sito del Far East Film Festival
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