Colpa delle stelle

Colpa delle stelle

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Brillante e priva di conflitti, arguta e manipolatoria, la love story dei due adolescenti malati di cancro descritta in Colpa delle stelle funziona perché, più che la paura della morte, racconta la paura dell’oblio.

Ricordati di me

Hazel è un’adolescente sopravvissuta per miracolo a un cancro alla tiroide. A una seduta di un gruppo di sostegno per ex malati terminali, incontra Augustus, giovane atleta che ha perso una gamba in conseguenza di un osteosarcoma. Spinti da un’attrazione reciproca e da un’innata vitalità, i due stringono sempre più il loro rapporto e, grazie alla passione in comune per un romanzo, ottengono la possibilità di volare ad Amsterdam, sulle tracce di un misterioso scrittore da tempo ritiratosi nell’anonimato. [sinossi]

Negli Stati Uniti viene chiamata Young Adult quel tipo di narrativa per adolescenti divenuta col tempo un genere vero e proprio, fatto di racconti e romanzi (soprattutto saghe) incentrati su temi e motivi situati sulla soglia d’ingresso fra infanzia ed età adulta. In pratica, si tratta di storie che raccontano l’esperienza di crescere, scoprire e responsabilizzarsi attraverso parabole più o meno fantastiche con protagonisti ragazzi e ragazze rigorosamente fra i tredici e i diciannove anni. Nella maggior parte dei casi, non ci sono che due atteggiamenti per poter leggere questo tipo di storie, anch’essi vicini al tipo di sospensione fra gioventù e maturità che le caratterizza. Da una parte, lo sguardo ingenuo ed emotivamente coinvolto; dall’altra, la mente cinica e assuefatta ai buoni sentimenti.
Colpa delle stelle rientra pienamente nella categoria, anche se con qualche variante capace di renderlo un caso più interessante della media.

Tratto da un romanzo di grande successo, scritto da un blogger molto popolare e rimasto in cima ai best seller del New York Times per mesi, non racconta né l’epopea di un giovane straordinario in lotta contro forze o lati oscuri, né i turbamenti e l’educazione sentimentale di una ragazza qualunque. Al contrario, il romanzo di John Green mette al centro due adolescenti “figli di un dio minore”, in lotta contro il cancro e il loro stesso corpo per vivere una vita (e una storia d’amore) normale. Più che una variante fantasy di un romanzo di formazione, siamo quindi dalle parti del romanticismo dolce-amaro di Love Story, Autumn in New York e Sweet November, cioè di fronte a quell’eterna matrice di storie che vivono dell’abbraccio struggente fra amore e morte. Solo che la storia di Hazel e Gus non si presenta con la classica formula “uomo cinico e anaffettivo si redime grazie a donna solare e vivace annientata da una malattia”. Al contrario, qua i malati sono due e il tema conduttore non è l’idea della morte o l’elaborazione del lutto, ma qualcosa di ben peggiore per le generazioni contemporanee: la paura dell’oblio.

In Colpa delle stelle il bisogno di non essere dimenticati e di lasciare un segno si manifesta soprattutto attraverso il peso della parola. Tanto nella veste scritta più letterale e letteraria (la voce fuori campo, le lettere perdute, la centralità del romanzo fittizio ‘Un’imperiale afflizione‘) che in quella aforistica e sentenziosa della frase arguta e brillante, la parola ben espressa e formulata è ciò che muove i desideri, gli affetti e le azioni dei personaggi in ogni situazione: dalla complicità all’innamoramento, dal dolore alla memoria. Non a caso, i dialoghi sono firmati dai due sceneggiatori di 500 giorni insieme, che per questo lavoro compiono un’opera di aggiornamento e trasformazione “cool” delle conversazioni e dei battibecchi caratteristici della commedia romantica molto simile a quella effettuata per il film con Joseph Gordon-Levitt e Zooey Deschanel.

Ora, per tornare ai due diversi atteggiamenti con cui poter guardare il film, lo spettatore “young” è quello che amerà la caratterizzazione dei due protagonisti: menomati senza facili pietismi, cinici e arguti ma comunque pieni di entusiasmo, giovani e carini senza l’aura glamour e viziata delle teen star di oggi. Quello che coglierà il pathos più che il patetico e il sapore della catarsi nelle lacrime. Lo spettatore “adult” è invece quello che storcerà la bocca e alzerà il sopracciglio di fronte alla pressoché totale assenza di conflitto all’interno della storia e al sospetto di manipolazione emotiva suscitato dall’accanimento del destino verso due giovani innamorati gioviali e privi di difetti morali. Quello che parteggerà per lo spietato scrittore ubriacone interpretato da Willem Dafoe e che si domanderà perché dare così poco spazio all’unico personaggio che sappia distinguere la differenza fra finzione e realtà.

Ogni posizione è a questo proposito accettabile. Anche se bisogna ammettere che è proprio nel suo riuscire a conciliare questi due aspetti (il disegno ricattatorio con il fascino commovente; la realtà del cancro giovanile con la perfezione della fantasia romantica), che il film trova la propria funzione e il suo reale interesse. Proprio come le costellazioni non sono infatti che raggruppamenti stabiliti per convenzione in base a figure universali, così Colpa delle stelle riesce a essere una proiezione, una visione convenzionale ma efficace dei nostri difetti e desideri. Quelli che sviluppiamo da ragazzi e che ci portiamo dietro da adulti.

Info
Il trailer di Colpa delle stelle su Youtube
La pagina Facebook di Colpa delle stelle
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