Flotel Europa
di Vladimir Tomic
Il cinema come gesto di riappropriazione della memoria: Flotel Europa di Vladimir Tomic rievoca un episodio collaterale della guerra nella ex-Jugoslavia – una nave di profughi attraccata a Copenaghen – per farne il simbolo dell’affondamento dell’idea di comunità e solidarietà. In Internazionale.doc/Mediterraneo al Torino film Festival.
E la barca tornò sola…
Nel 1992 un’ondata di profughi bosniaci, in fuga dalla guerra, raggiunge la Danimarca alla ricerca di asilo politico. Tra questi il dodicenne Vladimir, accompagnato dalla madre e dal fratello maggiore: i tre vengono alloggiati dalla Croce Rossa al Flotel Europa, un hotel galleggiante ancorato nel porto di Copenaghen. Vent’anni dopo Vladimir decide di mettere mano alle videocassette girate da alcuni residenti della struttura. [sinossi]
Quando scoppiò la guerra nell’ex-Jugoslavia nel 1992, Vladimir Tomic aveva appena dodici anni. Si è dunque trovato a vivere il peso del conflitto proprio negli anni della crescita. Ora, dopo più di un ventennio di distanza, il regista bosniaco riflette su quel periodo, arrivando a raccontarci quella che fu la sua vita a partire dal 1992 e fino al 1994, quando divenne finalmente consapevole dell’orrore dello scontro fratricida che era in corso.
Presentato nella sezione Internazionale.doc/Mediterraneo, Flotel Europa parte dunque dall’esperienza privata per costruirsi come racconto collettivo di un trauma. Un processo che di per sé è pratica comune a non pochi cineasti, ma a rendere unico il percorso di Flotel Europa vi sono due elementi sostanziali: dal ’92 al ’94, infatti, Tomic visse insieme alla madre e al fratello a bordo di una nave che ospitava centinaia di profughi bosniaci e che rimase attraccata per ben due anni al porto di Copenaghen; quei due anni vennero inoltre documentati da una improvvisata troupe televisiva, messa in piedi da alcuni degli esuli allo scopo di registrare quel che avveniva e di informare via VHS parenti ed amici in patria. Si trattava dunque di una sorta di lettere filmate, dotate ovviamente di un superiore potere auratico rispetto al classico scambio epistolare.
Ecco che allora Tomic, senza girare nulla ex-novo, riprende quelle immagini, le rielabora e le commenta in voice over per un processo di riappropriazione della memoria. Si rivede così allo specchio in un passato che da un lato regalava i primi sogni adolescenziali, mentre dall’altro consegnava una sorta di sospensione esistenziale dove gli echi del conflitto arrivavano ovattati eppure sempre più drammatici. Il dodicenne Tomic non poteva essere consapevole di tutto quel che gli accadeva e dunque oggi mette in piedi la sua recherche sviscerandone il senso e la simbologia.
Il primo amore inespresso, la percezione della forza quasi sovrannaturale della madre e poi la scoperta della improvvisa debolezza di lei (quando la vede piangere a un concerto ecclesiastico di musiche di Bach), la passione per la musica rock poi sovrastata da quella nazionalista, la ri-scoperta di una divisione etnica e ideologica che sembrava sopita per sempre e che invece si manifesta anche nel piccolo microcosmo navale: tutto questo venne vissuto all’epoca dal regista e tutto questo viene da lui rivissuto insieme allo spettatore con malinconia e dolore.
Inoltre, dal diluvio universale in poi, la nave è da sempre simbolo potentissimo di un’umanità alla deriva, di una mancanza di direzione, di una precarietà esistenziale che pare ‘eternizzarsi’. E in questo, giustamente, Flotel Europa non fa altro che raccontare i fatti, già di loro dis-umanamente paradigmatici: che follia spinse le autorità danesi a far scegliere una nave come rifugio, accogliendo degli esuli da una guerra ma allo stesso non permettendo loro di poter dormire sulla terraferma? E allora il film di Tomic ci parla anche di una scellerata politica europea dell’accoglienza, concetto che di questi tempi sembra diventare sempre più ostico da affrontare. Ma tutto torna, in fin dei conti, perché – come ci ha ricordato per primo Jean-Luc Godard – l’Europa è finita poco più di vent’anni fa a Sarajevo.
Info
La scheda di Flotel Europa sul sito del Torino Film Festival.
Il sito del regista di Flotel Europa, Vladimir Tomic.
- Genere: documentario
- Titolo originale: Flotel Europa
- Paese/Anno: Danimarca, Serbia | 2015
- Regia: Vladimir Tomic
- Sceneggiatura: Vladimir Tomic
- Montaggio: Srdjan Keca
- Durata: 70'
