Sam Was Here
di Christophe Deroo
Costeggiando il genere, superando il genere. Sam Was Here di Christophe Deroo tenta la strada dell’angoscia e dell’inquietudine affidandosi a un racconto ambiguo e indecidibile. Un’apprezzabile opera prima, ambiziosa e perturbante. Al TFF, primo film ad animare l’ormai consueta Notte Horror.
Rewind / FastForward
1998, deserto californiano del Mojave. In un clima torrido Sam è un venditore in cerca di nuovi clienti, ma s’imbatte soltanto in case apparentemente disabitate. In giro non incontra praticamente nessuno, e rimbalzando da un telefono pubblico all’altro non riesce nemmeno a mettersi in contatto col capo e con sua moglie, che lo aspetta a casa per il compleanno della figlia. Intanto alla radio Eddy, uno speaker con ampio seguito, dà continui aggiornamenti sulla caccia a un serial killer che sta terrorizzando la zona… [sinossi]
Come preannunciato da Emanuela Martini nella sua presentazione alla Notte Horror, l’ormai consueta maratona di spaventi si è aperta in realtà con un film che sfugge alle nette definizioni. Non un horror propriamente detto, né un classico thriller, né qualsiasi altra immediata categoria di genere. Sam Was Here, primo lungometraggio di Christophe Deroo, non si apparenta facilmente nemmeno col film “mentale” o “transmentale”, con la dimensione onirica o altro. Forse la definizione più corretta è “film-luogo”, ovvero l’evocazione di uno spazio fortemente geografico e al contempo impalpabile territorio ultrasensoriale. Per il suo esordio non si può certo dire che Deroo abbia tenuto bassi obiettivi e orizzonti.
Sam Was Here è infatti ambizioso, con aspirazioni di originalità e di messa in scacco dello spettatore. La sfida a monte mira già alto, poiché Deroo si confronta col film a unico personaggio (o quasi) che per tutta la durata deve trovare il modo di salvarsi la pelle/fuggire da un incubo.
Nel 1998 il venditore Sam vaga porta a porta in cerca di nuovi clienti nel deserto californiano del Mojave. In un clima torrido e in spazi angosciosi nel loro vuoto totale, Sam s’imbatte solo in abitazioni deserte e comprende presto che la sua è una missione impossibile. Cerca così di mettersi in contatto col suo supervisor per annunciargli che investire in quella zona è tempo perso. Siamo nel 1998, i cellulari non sono ancora così popolari e diffusi, e Sam vaga da un telefono pubblico all’altro nel vano tentativo di comunicare con qualcuno, ivi compresa la moglie che lo attende a casa per il compleanno della figlia (e per tale ragione Sam ha come compagno di viaggio un enorme orsacchiotto seduto accanto al posto di guida). Intanto alla radio uno speaker apparentemente seguitissimo, Eddy, raccoglie incessanti testimonianze su un serial killer che sta terrorizzando la zona, mentre una strana luce rossa s’irradia dal cielo…
A tutto vantaggio di Deroo risulta la scelta di contenersi nella durata: appena 74 minuti, la giusta misura, diremmo, per un film che si concentra sulle allucinate vicende di un solo personaggio. A svantaggio metteremmo la facilità con cui lo spettatore può subito immaginare che non ci troviamo in un universo sensibile “reale”. È abbastanza facile intuire infatti che Sam si dibatte in una strana dimensione, a metà tra l’onirico e il post-mortem. Un incubo a occhi aperti (o chiusi) che assume i contorni di un limbo purgatoriale. Tuttavia Deroo ha il buon merito di lasciare tutto nell’indecidibile, alludendo a probabili soluzioni senza però dare chiavi definitive allo spettatore.
In tal senso Sam Was Here sembra voler superare il genere tramite il genere stesso. Le cornici restano infatti quelle del “cinema della tensione” (horror, thriller o altro sarebbero termini troppo definitivi), ma di esso Deroo rifiuta l’effetto immediato, la causa/effetto, la consequenzialità e chiarezza di logiche azioni e reazioni, sia pure calate in un universo “altro” in cui però vigono regole proprie. Lavorando espressivamente sulla fotografia e sul colore, Deroo evoca un quadro decisamente sui generis da “incubo rosso”.
A monte sembrano muoversi fantasmi psichici avvitati intorno a un atavico senso di colpa, che dev’essere espiato tramite l’esperienza del dolore e della paranoia. Deroo deforma spesso l’inquadratura e aderisce a una temperatura ben intagliata nella dimensione dell’ossessione. Come certi incubi che sembrano aprire e chiudere continui cerchi narrativi, così Sam Was Here si affida al motivo reiterato, al leit-motiv sonoro, alle ritornanti accensioni cromatiche.
E se dell’horror propriamente detto Deroo rigetta tutti gli stilemi più immediati, d’altro canto poche altre volte si è saltati sulla poltrona come all’apparire dei persecutori con maschere di gomma, altra figurazione di compromessi coi fantasmi dell’inconscio. Altrettanto interessante risulta la scelta di ambientare il film sul finire degli anni Novanta, calando il racconto in un contesto mediale radicalmente diverso rispetto all’attuale. Risulta già straniante di per sé vedere un personaggio che si dibatte tra telefoni pubblici e a rotella, ma Sam Was Here sembra anche voler evocare l’incubo dell’incipiente e totale riproducibilità, che al di qua della vera e propria esplosione digitale trovava già le prime avvisaglie negli strumenti a nastro. Senza voler rivelare troppo del finale (che comunque non è assolutamente univoco e risolutivo), basti riportare che il film si chiude su un’ulteriore figurazione enigmatica dedita all’eterna falsificazione del riprodotto.
In tal senso Sam Was Here si profila come un incubo della perdita di sé, in cui non esiste più un qui-e-ora, uno spazio e un tempo. Rimane solo la riproduzione, autonoma e autogiustificata, del tutto slegata da un correlato.
Info
La scheda di Sam Was Here sul sito del Torino Film Festival.
- Genere: horror, thriller
- Titolo originale: Sam Was Here
- Paese/Anno: Francia, USA | 2016
- Regia: Christophe Deroo
- Sceneggiatura: Christophe Deroo, Clement Tuffreau
- Fotografia: Emmanuel Bernard
- Montaggio: Camille Guyot
- Interpreti: Hassan Galedary, Rhoda Pell, Rusty Joiner, Sigrid La Chapelle
- Colonna sonora: Christine
- Durata: 75'




