Mag Mag
di Yuriyan Retriever
Esordio alla regia per la popolare comedian giapponese Yuriyan Retriever, Mag Mag prende il genere j-horror, anche con tutta la componente che proviene dalla cultura tradizionale degli yurei e della minaccia post-mortem, lo centrifuga in chiave comica iperdemenziale tenendo d’occhio temi sociali come il bullismo scolastico o il patriarcato. Ottimo risultato anche se la neoregista si lascia un po’ andare nel compiacimento. Fuori concorso al Trieste Science+Fiction 2025.
Rosso profondo
«Se la vedi, è troppo tardi. Se si innamora di te, l’unica via di fuga è la morte». Dopo che il suo amato viene ucciso dal fantasma Mag Mag, la protagonista, Sanae, giura vendetta, ma presto scopre la vera identità della persona su cui deve davvero vendicarsi. [sinossi]
Nuovo esordio al cinema per un popolare comico giapponese seguendo una tradizione fortunata come quella di “Beat” Takeshi Kitano e di Hitoshi Matsumoto: si tratta di Mag Mag firmato dalla popolare comedian, attrice, cantante nipponica Yuriyan Retriever (nome d’arte per Yuri Yoshida), presentato fuori concorso al Trieste Science+Fiction 2025 a pochi giorni dall’anteprima italiana al Monsters di Taranto. Sono 20 i festival, di 15 paesi diversi, che hanno preso e programmato questo film che inaugura la nuova casa di produzione indipendente nipponica K2 Pictures. Basta l’inizio con l’urina rilasciata da un cadavere che si insinua nelle pieghe di un pavimento a piastrelle disegnando il titolo del film in giallo per capire che voleremo alto, che Mag Mag non risparmierà colpi bassi nei confronti dello spettatore proprio come il fantasma protagonista farà con le sue vittime. L’effetto cromatico sancisce poi una delle scene più divertenti del film: una ragazza che si suicida buttandosi da un dirupo per schiantarsi dove dei bambini di una scolaresca stanno indicando i colori dei vari fiori che vedono. Improvvisamente lo schianto del corpo inonda tutto di sangue e i bambini esclamano all’unisono: «Rosso!». Peraltro, ritroveremo la stessa ragazza che rivela di non essere morta nell’impatto e che si era poi tranquillamente allontanata lasciando che si credesse nel suo decesso. La regista si fa beffe delle convenzioni di genere che spesso comportano delle forzate sospensioni dell’incredulità. Chi si innamora del fantasma Mag Mag ha il destino segnato. Yuriyan Retriever mette subito sul piatto un elemento narrativo, la maledizione, che fa molto j-horror, che ricorda per esempio le telefonate di Ring. Ed è il j-horror che rivitalizza quella tradizione antichissima delle storie di yūrei, i fantasmi giapponesi che tanta parte hanno nel folklore come del teatro nō, nella variante dell’onryō, ovvero lo spirito di una persona morta in modo violento che torna nella vita terrena per vendicarsi. Qui in realtà il fantasma è spinto da dedisidero di amore e sesso. Tutto viene centrifugato nella comicità demenziale dell’autrice, che non lesina a spingere il pedale su situazioni rivoltanti, feticistiche, scatologiche. I lunghi capelli di tanto j-horror, che derivano dalla leggenda del pozzo di Okiku e dalla figura del folklore della kuchisake-onna, qui trovano corrispondenza in continue esibizioni feticistiche di peli pubici, anche in un pannolino, degne di João César Monteiro. I peli pubici che per tanto tempo hanno rappresentato il limite da non superare nella censura giapponese, come confine simbolico tra il corpo pubblico e quello privato. E al contempo il Giappone è anche il paese dove sono stati inventati i parrucchini pubici da ‘indossare’ per esempio nei bagni termali pubblici.
In tutto questo ridondante profluvio demenziale, Yuriyan Retriever tocca alcuni temi sociali importanti, sempre in tono canzonatorio. Il bullismo scolastico con i compagni tutti insieme che dileggiano a raffica la loro compagna un po’ paffuta. Sono momenti alla Sion Sono. E poi si passa alla società patriarcale in quella scena di un pranzo famigliare, davanti a una tavola riccamente imbandita secondo l’estetica giapponese del cibo, e con il tradizionale ‘itadakimasu’, l’espressione giapponese pronunciata prima di mangiare per esprimere gratitudine, con il marito che maltratta ripetutamente e platealmente la moglie. Ma la regista arriva fino al punto di irridere e dissacrare finanche uno dei temi più sacri del Giappone ovvero la bomba atomica. Viene infatti assemblato un ordigno con vari materiali connessi a secrezioni corporee, molto somigliante all’aspetto di ammasso di varie componenti di Little Boy, la prima bomba atomica. E che nome dare a questa nuovo congegno esplosivo se non “hiroshit”? Yuriyan Retriever rivendica il carattere autobiografico del proprio film. E Mag Mag mette in scena una forte componente artistica. La relazione sentimentale e l’attrazione tra i due protagonisti, e poi anche la gelosia di un’altra ragazza, passa attraverso la scultura con cui riprodurre, sublimare i corpi, o mediare l’attrazione erotica. C’è così questa galleria di statue, alcune posizionate come corpi che ricreano un tavolino come quelli del Korova Milk Bar di Arancia meccanica, che richiama nella storia del cinema giapponese a Blind Beast di Masumura, o a quei corpi congelati, tra cui quello dello scrittore Mishima, del film Black Lizard di Fukasaku. Similmente un’altra ragazza ricrea nella propria abitazione un sistema di immagini della sua ossessione erotica, dove peraltro il poster grande del volto ha un orifizio anale al posto della bocca. In aggiunta il film contiene anche riflessioni teoriche sul genere in cui si colloca, ovvero il j-horror. Per due volte si vede qualcuno che guarda film horror. E uno dei protagonisti, che si rivela così quale un drammaturgo, commenta come questi non facciano paura quanto le sue pièce. Forse un’indicazione alla necessità di rivitalizzare un genere esausto con un apporto di artisti esterni al sistema cinematografico, come appunto la stessa regista, anche nel solco della tradizione antica delle storie di fantasmi teatrali. In Mag Mag, dalla storia estremamente caotica, fatta di episodi collegati a un personaggio, mille diramazioni come di ritorni indietro, si mette poi anche a nudo la struttura della narrazione. Si usa anche quella scritta, nota dalle serie di anime, che indica il seguito alla prossima puntata: つづく (tsuzuku, in hiragana). Mag Mag è come la bomba hiroshit, una deflagrazione continua, delle convenzioni estetiche, della morale della società, delle regole narrative. Un’esplosione che però la regista non riesce più a controllare, finendo a creare un’overdose e un’assuefazione allo spettatore. Rimane comunque un sorprendente esordio e un film che, dietro l’aspetto fracassone e le iperboli del grottesco, parla in definitiva degli amori più o meno corrisposti, delle cotte, delle gelosie, della vita dell’età giovanile.
Info
Mag Mag sul sito del S+F 2025.
- Genere: comico, horror
- Titolo originale: Mag Mag
- Paese/Anno: Giappone | 2025
- Regia: Yuriyan Retriever
- Sceneggiatura: Eisuke Naitō
- Fotografia: Hideki Shima
- Montaggio: Taki Yasuda
- Interpreti: Aoi Yamada, Ōshiro Maeda, Sara Minami
- Colonna sonora: yonkey
- Produzione: K2 Pictures
- Durata: 112'


Trieste Science+Fiction Festival 2025
Trieste Science+Fiction Festival 2025 – Presentazione