Ghost Town
di David Koepp
Lo sceneggiatore David Koepp, qui alla sua quinta regia, firma con Ghost Town una commedia fantasy che mette al centro del discorso la solitudine, il rimpianto, e il tentativo di dare un senso alla propria vita anche attraverso la morte. Con Ricky Gervais, Greg Kinnear e Téa Leoni.
Parenti morti mai più serpenti
Bertram Pincus è un dentista che durante un’operazione di colonscopia perde conoscenza per una manciata di minuti e viene dichiarato clinicamente morto, salvo poi riprendere conoscenza e constatare che da quel momento in poi la sua vita si è trasformata in inferno. Il povero malcapitato, infatti, dal momento in cui si è risvegliato, si rende conto che può entrare in contatto con i fantasmi, e che questi cercano di ottenere da lui favori di ogni genere. In particolar modo è il fantasma di Frank Herlihy che lo tormenta affinché Bertram impedisca il matrimonio della sua vedova. Pur di liberarsi di questa rogna e controvoglia, Bertram, accetta di esaurire questo desiderio; quello che ne consegue è una serie situazioni rocambolesche che coinvolgono la realtà e l’aldilà con Bertram nel bel mezzo degli avvenimenti… [sinossi]
Ironia della sorte, ma forse meglio ancora: casualità senza troppa ironia, Ghost Town esce in sala proprio nel periodo delle cosiddette città-fantasma, ovvero le città così definite quando si svuotano dei propri abitanti che nei mesi estivi dovrebbero convergere (il condizionale è d’obbligo specie negli ultimi anni) nei luoghi di villeggiatura. Un paradosso che presumibilmente passerà inosservato ai più, anche perché il titolo di David Koepp appare francamente poco originale. Infatti la trama risulta piuttosto convenzionale se riferita al filone fantasmagorico: un uomo sulla quarantina (Ricky Gervais) comincia a essere importunato da gente morta che lo perseguita in ogni angolo della città e della casa (attraversano ovviamente i muri, reiterando dunque le gag sull’ubiquità), tutto ciò dopo un’esperienza pre-morte di qualche minuto a causa di complicazioni durante una banale operazione. Questi fantasmi vogliono che lui faccia da tramite con i parenti, riportando richieste specifiche. In particolare un brillante uomo d’affari (Greg Kinnear) vuole mettersi in contatto con la sua ex moglie (Téa Leoni). Non similmente al famoso Ghost, il protagonista non presta il suo corpo per far tornare l’amore fisico tra i due vecchi amanti, bensì si innamora della donna che nel frattempo però ha rimpiazzato il defunto marito con un altro, un rampollo dell’alta società.
Siamo innanzitutto sul versante della commedia che propriamente si sviluppa su questo bizzarro triangolo amoroso, con ingredienti ed equivoci che abbiamo visto davvero spesso tra medium riluttanti, angeli imbranati, mariti reincarnati che cercano di convincere le mogli perplesse: il tutto utilizzando anche artifici di forma molto abusati, come il morto vestito nel modo in cui trapassò (ferite escluse stavolta), e la sua trasparenza con gli oggetti. David Koepp, che nei precedenti lavori si era attestato sul thriller fantastico, se non horror – ricordiamo Echi mortali (1999) e Secret Window (2003) – stavolta alza la mira con un obiettivo più filosofico e didascalico. Il motore che muove i fantasmi è quello classico del rimpianto per ciò che non si è fatto per i propri cari, o talvolta un semplice residuo di rancore: quello che loro vorrebbero in sintesi è che chi li conosceva li pianga e riesca a elaborarne il lutto, cosicché anche loro, anime dannate, possano trovar pace. L’altro motore che muove la storia è il ruolo del protagonista, un dentista dal fisico non proprio attraente e che, da inglese spiantato in America qual è, vive una vita piatta con poche illusioni e con discreto humour anglosassone sviluppa un certo distacco dalle vicende degli altri. Ecco che dunque aiutare i poveri fantasmi è la sua occasione di ripresentarsi al mondo in modo diverso, meno egoistico e più coraggioso, anche nell’affrontare i propri sentimenti. Un concentrato dunque di buonismo e di pillole new age avvolge la storia, e la regia gli viene incontro utilizzando ad esempio un’accattivante time-lapse sul cielo che avvolge indifferente l’intera città nel finale, come a dire che la storia di uno è la storia di tutti, che la vita va veloce rispetto al dolore della perdita, e chi più ne ha più ne metta. A ciò si aggiunge ma con risultati più interessanti la terapia del sorriso, che aiuterà la vedova a prendere le cose con maggior leggerezza. E col suo cinismo divertente Ricky Gervais (ottima la sua caratterizzazione) saprà conquistare la donna facendosi apprezzare al di là del fisico non proprio attraente. E proprio nei duetti tra il manager con aria da tombeur de femme Kinnear e l’inglese così poco americanizzato e omologato vi sono i momenti migliori di Ghost Town. Un film che sembra cercare di sposare l’indipendenza produttiva su vari fronti: non un budget eccessivo, non attori famosi e che non colpiscono per il loro lato glamour, una storia sì standardizzata ma con dialoghi a tratti briosi. Ciò tuttavia, complice anche la piattezza della regia, non basta per dar vero significato al concetto di film indipendente che dovrebbe magari esser pensato con un’altra idea di scrittura, di cinema; talvolta, ma non necessariamente, anche di mondo.
Info
Ghost Town, un trailer.
- Genere: commedia, fantasy
- Titolo originale: Ghost Town
- Paese/Anno: USA | 2008
- Regia: David Koepp
- Sceneggiatura: David Koepp
- Fotografia: Fred Murphy
- Montaggio: Sam Seig
- Interpreti: Aaron Tveit, Aasif Mandvi, Alan Ruck, Betty Gilpin, Billy Campbell, Brian d'Arcy James, Brian Tarantina, Bridget Moloney, Dana Ivey, Greg Kinnear, Jeff Hiller, Joey Mazzarino, Kristen Wiig, Michael-Leon Wooley, Ricky Gervais, Téa Leoni
- Colonna sonora: Geoff Zanelli
- Produzione: DreamWorks SKG, Pariah, Spyglass Entertainment
- Distribuzione: Universal Pictures
- Durata: 102'
- Data di uscita: 17/07/2009


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