Engkwentro
di Pepe Diokno
A 22 anni l’esordiente filippino Pepe Diokno sceglie di raccontare la cruda e tremenda storia di due fratelli appartenenti a gang rivali ricorrendo a otto piani-sequenza mozzafiato e inarrestabili. Miglior opera prima a Venezia 2009.
Alla fine del labirinto
Richard e Raymond sono due fratelli adolescenti schierati sui fronti opposti di una guerra tra bande. Richard è il capo della banda “Bagong Buwan” (Luna nuova), mentre Raymond è stato appena introdotto nella “Batang Dilim” (Figli della notte), un gruppo rivale capeggiato dall’affascinante Tomas, un ragazzino che sniffa colla. Le complicazioni sorgono durante un letale “engkwentro” (combattimento) di mezzanotte, quando Tomas dà a Raymond l’incarico di uccidere il fratello maggiore. Nel frattempo gli “squadroni della morte” della città attendono in agguato per le strade. Questo autentico gruppo di vigilantes, sostenuto a quanto si dice dall’onnipresente sindaco Danilo Dularte Suarez, sarebbe responsabile degli omicidi irrisolti di alcuni giovani delinquenti delle bande cittadine. [sinossi]
Che cosa accomuna registi come Alfred Hitchcock, Salvatore Maira, Louis Nero o Aleksandr Sokurov a un perfetto sconosciuto di nome Pepe Diokno, giovane regista filippino classe 1987? Sulla carta praticamente nulla, anche perché un paio dei cineasti appena citati sono mostri sacri inarrivabili. Eppure qualcosa in comune esiste e quel qualcosa si chiama “piano-sequenza”. Diokno nel suo sorprendente esordio dal titolo Engkwentro (Clash è il titolo internazionale), Premio Orizzonti e Leone del Futuro premio “Luigi De Laurentiis” miglior Opera Prima alla 66° Mostra Internazionale D’Arte Cinematografica di Venezia, sceglie di raccontare la cruda e tremenda storia di due fratelli appartenenti a gang rivali attraverso una serie di asfissianti e inarrestabili piani-sequenza (ben otto per la precisione). Se Hitchcock, Maira, Nero e Sokurov con i rispettivi Nodo alla gola, Valzer, Pianosequenza e L’arca russa, hanno scelto di esplorare con chirurgica linearità gli ambienti dove si consumano, in una sola o in più inquadrature senza stacchi, i racconti al centro delle loro pellicole, il giovanissimo e più che promettente collega asiatico opta per epilettici piani-sequenza che si fanno largo a fatica tra i stretti e claustrofobici vicoli di una delle tante bidonville alle porte di Manila. L’occhio onnipresente della camera digitale si divincola come un animale impazzito in gabbia nel disperato tentativo di stare sempre attaccato ai due protagonisti, in un labirinto nel quale sopravvivere a un pestaggio o a una pallottola vacante non significa riuscire a portare la pelle sana e salva a casa.
Il regista filippino ci trascina in un piccolo inferno terreno dove il potere occulto dei pochi (il Governo) soffoca la vita e la libertà dei tanti (il popolo). Engkwentro diviene così un motivo in più per riflettere e soprattutto parlare di argomenti scomodi sul quale si preferisce (o si deve) tacere. Questioni delle quali si parla di rado nelle Filippine, come in tanti altri Paesi sparpagliati nel mondo, piaghe sociali come i problemi legati alle gang e alle guerre fra bande di strada che si portano dietro di sé scie di sangue, piombo, droga e prostituzione. Problemi che sono sotto gli occhi di tutti e che il Governo centrale di Manila prova (a quanto pare riuscendoci alla perfezione) a debellare con un “vaccino mortale” che si insinua nell’oscurità senza lasciare traccia, se non corpi senza vita buttati sull’asfalto con un foro di proiettile dietro la nuca. Sono i cosiddetti “Squadroni della morte” a rappresentare la cura indolore voluta dal potere, vigilantes senza nome chiamati a fare piazza pulita e dei quali il Governo filippino nega l’esistenza, nonostante siano in tanti a scommettere che siano le stesse amministrazioni locali a finanziarli. Le statistiche parlano di più di 814 vittime negli ultimi dieci anni, molte delle quali minorenni appartenenti a bande oppure piccoli criminali e bambini di strada. E proprio di due delle tante piccole vittime senza identità, Pepe Diokno decide di raccontarne la storia, fratelli divisi dalla propria ideologia ma con in comune lo stesso triste e ineluttabile destino. Un epilogo fulmineo che lascia senza fiato e che mette fine a un viaggio nell’orrore e nella paura, un viaggio di un’ora che passa dal giorno alla notte senza dare allo spettatore la possibilità di respirare. Si sale e scende dai tetti pericolanti, si penetra nelle case e in minuscoli cunicoli, trascinandoci dietro tutta la sporcizia e il marciume dell’abbandono e della frustrazione. Diokno lascia da parte l’estetica e la bellezza di qualsiasi possibile virtuosismo tecnico e cattura tutto ciò che lo circonda, cosciente che quello che sta mostrando è più reale del reale stesso, qualcosa che neppure la messinscena e la tecnica registica più articolata può riuscire a replicare. Per questo realizza una pellicola libera, quasi anarchica, incurante delle regole e lontana da qualsiasi desiderio di sperimentare, perché Engkwentro nelle sue gigantesche e visibili imperfezioni raggiunge il fine ultimo di che realizza un film: raccontare una storia.
Info
Engkwentro, il trailer.
- Genere: drammatico, noir
- Titolo originale: Engkwentro
- Paese/Anno: Filippine | 2009
- Regia: Pepe Diokno
- Sceneggiatura: Bianca Balbuena, Felix Roco, Jerry Gracio, Nicholas Varela, Pepe Diokno
- Fotografia: Emman Pascual
- Montaggio: Miguel Araneta
- Interpreti: Bayang Barrios, Bianca Balbuena, Celso Ad. Castillo, Christian Remo, Daniel Medrana, Dexter Indab, Eda Nolan, Felix Roco, J.R. Nopia, Jim Libiran, Moises Magisa , Rj Villa, Rod Capua, Willie Revillame, Zyrus Desamparado
- Produzione: Cinemalaya Foundation
- Durata: 60'



Intervista a Bradley Liew e Pepe Smith