Small Town Murder Songs

Small Town Murder Songs

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Presentato in concorso al Torino Film Festival 2010, Small Town Murder Songs riesce a catturare paesaggio interiore e paesaggio culturale, immergendo lo spettatore in una particolare realtà di provincia, in cui i tempi sono dilatati e gli avvenimenti traumatici, personali o collettivi, hanno un diverso peso specifico. Al suo secondo lungometraggio, il regista canadese Ed Gass-Donnelly realizza un poliziesco suggestivo e originale, con un eccellente Peter Stormare.

Jesus is everywhere

Ontario. Sulle sponde di un lago vicino a un villaggio mennonita viene trovato il cadavere di una ragazza la cui identità è sconosciuta. Le indagini vengono condotte dal capo della polizia locale, Walter, un uomo dal passato travagliato in cerca di riscatto agli occhi della comunità religiosa del villaggio. Mentre le indagini proseguono, Walter rivive le antiche ostilità coi genitori e il difficile rapporto con l’ex fidanzata Rita, non riuscendo così a proteggere la sua nuova relazione con la mite e discreta Sam… [sinossi – catalogo Torino Film Festival 2010]
L’Eterno combatterà per voi,
e voi ve ne starete quieti.
Esodo 14, 14

Il secondo lungometraggio di Ed Gass-Donnelly, classe 1977, già autore teatrale e regista di un buon numero di cortometraggi, è un piccolo gioiello, un perfetto esempio dello stato di salute del cinema canadese e delle potenzialità delle produzioni indipendenti. Small Town Murder Songs, selezionato in concorso al Torino Film Festival 2010, riesce in soli settantacinque minuti, essenziali nella narrazione e densissimi e stratificati nei contenuti, a raccontare un’indagine poliziesca, semplice nello sviluppo ma intensa e suggestiva, intrecciandola con complesse questioni personali, familiari, morali e religiose. Gass-Donnelly, autore anche della sceneggiatura, sembra aver fatto tesoro del cinema di Atom Egoyan (pensiamo soprattutto allo straziante capolavoro Il dolce domani) e dei fratelli Ethan e Joel Coen (Fargo), senza dimenticare il Sam Raimi di Soldi sporchi: ritroviamo nell’opera seconda di questo promettente filmmaker canadese la sensibilità narrativa dei suddetti autori, la fusione tra detection e minimalismo, l’accuratezza della messa in scena, mai fine a sé stessa ma profondamente legata alle location. Small Town Murder Songs riesce a catturare paesaggio interiore e paesaggio culturale [1], immergendo lo spettatore in una particolare realtà di provincia, in cui i tempi sono dilatati e gli avvenimenti traumatici, personali o collettivi, hanno un diverso peso specifico.

Costruito soprattutto su quadri fissi, con pochi e ben calibrati movimenti di macchina (ad esempio, il carrello iniziale da destra a sinistra che termina sul volto provato del protagonista), dilatati dall’utilizzo ripetuto e incisivo dei ralenti, il film di Gass-Donnelly è intervallato da una serie di citazioni bibliche (si apre con un versetto tratto da l’Esodo), scritte in bianco che occupano buona parte dello schermo, come un titolo. È proprio lo spirito (e il conflitto) religioso a permeare la realtà descritta da Small Town Murder Songs: Walter (un bravissimo Peter Stormare), capo della polizia locale, mennonita [2] convertito al cattolicesimo, è in continuo bilico tra colpa e pentimento, forse riscatto, tra un passato violento e un presente ancora instabile. A enfatizzare le tribolazioni del protagonista, nonché l’alterità della comunità rurale, è l’incisiva colonna sonora: affidato alla band canadese Bruce Peninsula, lo score musicale è un folgorante susseguirsi di coinvolgenti murder ballad [3], che si legano perfettamente con i ralenti scelti da Gass-Donnelly, con i ritmi della cittadina di provincia, con l’intensa performance attoriale di Stormare.

Small Town Murder Songs è un poliziesco che indaga l’animo umano, raccontando l’uomo che sta dietro alla divisa, scandagliando i difficili e fallimentari rapporti con la famiglia, con la ex fidanzata e con l’attuale compagna. Dietro all’indagine poliziesca e al delitto si nascondono altri drammi e sofferenze, che Gass-Donnelly riesce a catturare e rappresentare attraverso la scrittura, le scelte registiche, la colonna sonora. Da segnalare la buona interpretazione di Martha Plimpton (Sam), attrice che sembrava destinata a una più luminosa carriera negli oramai lontani anni Ottanta e che rivediamo con piacere: lanciata dal piccolo cult I Goonies (1985) di Richard Donner, aveva recitato in Mosquito Coast (1986) di Peter Weir e Vivere in fuga (1988) di Sidney Lumet, accanto all’indimenticabile River Phoenix, per poi scivolare lentamente verso il piccolo schermo.

Note
1. Small Town Murder Songs è stato girato in Ontario, tra Palmerston, Listowel e il lago Conestoga.
2. La dottrina mennonita è la più diffusa tra le chiese anabattiste e le sue comunità si trovano soprattutto negli Stati Uniti, in Canada, nel continente africano e in India. Il nome deriva da Menno Simons (1496-1561), figura centrale del movimento anabattista. I mennoniti si distinguono per il forte legame con le origini della Chiesa
cristiana, per lo spiccato pacifismo, per il rifiuto della violenza e del lusso eccessivo.
3. Sottogenere delle tradizionali ballate, le murder ballad raccontano delitti ed eventi efferati, spesso in prima persona, con una dettagliata descrizione cronachistica. Segnaliamo, tra le moderne interpretazioni, il noto disco di Nick Cave Murder Ballads, datato 1996.
Info
Il trailer originale di Small Town Murder Songs.
Il sito ufficiale di Small Town Murder Songs.
La scheda di Small Town Murder Songs sul sito del TFF.
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