Mars

In equilibrio tra i generi, Mars mette in scena una missione spaziale intrisa di un eccentrico e vivace minimalismo, evitando fortunatamente certi schematismi narrativi di tanto cinema falsamente indipendente.

Space (cow)boys

Una nuova corsa allo spazio ha inizio fra la NASA e la ESA quando Charlie Brownsville, Hank Morrison e la dottoressa Casey Cook si mettono a competere contro un robot dall’intelligenza artificiale per scoprire cosa succede sul Pianeta Rosso. Il lungo viaggio nello spazio è costellato da incidenti che mettono in pericolo la loro vita, da giornalisti sgradevoli e dalla noia. Mentre i nostri audaci astronauti domano la nuova frontiera dello spazio, il loro viaggio viene visto di riflesso attraverso gli occhi dei giornalisti, degli scienziati e dei politici di casa… [sinossi]

Il concorso della tredicesima edizione del Future Film Festival di Bologna ci ha regalato alcuni titoli assai interessanti e, soprattutto, lontani dalle logiche commerciali della dominante animazione in computer grafica e 3D. Tra animazione tradizionale, plastilina e stop motion, la kermesse bolognese ha dato spazio all’animazione in rotoscopio del brillante indie americano Mars, scritto e diretto dal giovane e più che promettente Geoff Marslett (anche direttore dell’animazione,  produttore e co-montatore con David Fabelo). Con un sagace utilizzo dei colori e dei dialoghi, particolarmente ispirati, Marslett riesce a costruire una brillante commedia di ambientazione fantascientifica o, se si preferisce, un lungometraggio di sci-fi con toni da commedia: Mars, in equilibrio tra i due generi, mette in scena una missione spaziale intrisa di un eccentrico e vivace minimalismo, evitando fortunatamente certi schematismi narrativi di tanto cinema falsamente indipendente. I tre personaggi principali – lo svagato antieroe Charlie Brownsville, il multimilionario Hank Morrison e l’affascinante dottoressa Casey Cook – sono ovviamente lontanissimi dagli stereotipi degli astronauti tutti d’un pezzo e portano con sé, oltre alla passione per il loro lavoro e per l’impresa spaziale, le storie personali, le debolezze, le paure e le speranze. Il sogno di bambina della Cook e la rivincita nemmeno troppo cercata di Brownsville si intrecciano con le inevitabili interrelazioni personali che si sviluppano nello spazio ristretto dell’astronave (mentre fuori c’è l’intero universo) e, ma in seconda battuta, con l’epica impresa e gli imprevisti sviluppi scientifico-evolutivi. Fitti dialoghi e ispirata love story con contorno di tecnologia.

Nella Mission to Mars di Geoff Marslett scienza e avventura sono narrativamente rarefatte, messe in secondo piano, lasciate semmai all’efficace rappresentazione grafica: l’animazione al rotoscopio, fatta soprattutto di colori netti e acidi, si adatta perfettamente alla dimensione altra del Pianeta Rosso e alle atmosfere e ambientazioni del viaggio spaziale. Più di qualsiasi effetto speciale, il caro e vecchio rotoscopio si dimostra ancora una volta (si veda A Scanner Darkly di Richard Linklater) un mezzo più che adatto per rappresentare un effetto di straniamento, per alterare la “normalità” delle riprese dal vivo, trasformando luoghi e persone. E l’utilizzo del rotoscopio convince pienamente, con notevoli risultati cromatici, soprattutto su Marte, mentre nella parte iniziale terrestre sembra, quasi inevitabilmente, “fuori luogo”.

Destinato, salvo miracoli, a restare inedito nel Bel Paese, Mars è un indie insolito, traboccante ironia, dal Presidente degli Stati Uniti in versione cowboy alla più che giustificata demolizione/demonizzazione della televisione in stile MTV, passando per la smitizzante rappresentazione della NASA, della corsa allo spazio e della nuova frontiera galattica. Ammirevole la parte finale, tra la modalità sogno binaria, il verde acido che ospita le nuove forme di vita e la scena del ballo, in un felice crescendo di inventiva e di sano romanticismo. Apprezzabile, infine, il breve making of durante i titoli di coda.

Info
Il trailer originale di Mars.
Mars su facebook.
Il sito ufficiale di Mars.
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