La diaspora degli artisti in guerra al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma

La diaspora degli artisti in guerra al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma

Sergio Castellitto, partendo da una discussione con Edoardo Albinati, ha presentato alla stampa Diaspora degli artisti in guerra, una quattro giorni che si terrà al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma dal 19 al 21 giugno. Un modo per riflettere, anche con gli studenti, su come l’esperienza bellica incida sull’arte, e sul suo senso.

“Diaspora degli artisti in guerra”, questo il titolo dell’interessante rassegna che il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma organizza e ospita tra il 19 e il 21 giugno 2024, con l’intento di coinvolgere il corpo studentesco a ragionare su come l’esperienza bellica possa incidere sull’arte, e sul suo senso, e di farlo dialogando direttamente con chi quell’esperienza l’ha vissuta sulla propria pelle, o la sta ancora vivendo. Era il 22 dicembre 2023, subito prima di Natale, che sulle pagine del sito ufficiale del CSC ci si poteva imbattere su queste righe, vergate di proprio pugno dal Presidente della Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia: «Si era appena consumata  la tragedia del rave party con la conseguente reazione di Israele e in una prima assemblea indetta con gli studenti, pensai fra me e me che se quei ragazzi fossero stati israeliani non sarebbero stati lì in quel momento ma probabilmente richiamati al fronte. È partendo da questo pensiero che ho immaginato la possibilità di proporre ad un cineasta palestinese e ad un cineasta israeliano un confronto necessario sul senso del loro lavoro. L’idea è poi cresciuta: sviluppare una tre giorni di incontri tra cineasti, attori, sceneggiatori che provenissero da quei luoghi del mondo in cui l’orrore delle guerre toglie il fiato al loro lavoro e alle loro vite. Stiamo contattando artisti armeni, ucraini, africani, iraniani chiedendo loro di raccontarsi, spiegarsi, interrogarsi. Una “diaspora degli artisti in guerra” da accogliere nella sede del Centro Sperimentale a Roma, la città di Roberto Rossellini e di Roma città aperta. Con l’aiuto dei docenti, dirigenti, studenti e con le sedi esterne, mi auguro di poter realizzare presto questo progetto».

Quel progetto si è in effetti ampliato, partendo anche dall’idea tutt’altro che banale di far dialogare il CSC con il mondo esterno, di aprire le porte di un luogo inevitabilmente elitario – ingresso a numero chiuso, studio teso a un’alta professionalizzazione – alla Storia contemporanea, agli smottamenti dell’esistente, a tutto quel che sta accadendo nel mondo. Non che gli studenti si fossero tenuti da parte, con proteste sorte – come sottolinea Castellitto – a ridosso del 7 ottobre e della conseguente reazione israeliana. L’obiettivo, come sempre scrive Castellitto, stavolta nel lancio ufficiale della programmazione, è anche quello di permettere agli artisti di «mostrare le loro opere», offrendogli parimenti «un microfono per parlare». Il cinema, l’immagine, la dialettica dell’immagine con la parola. Il senso. Il tentativo dunque di articolare un discorso che permetta non di trovare una soluzione a problemi che soverchiano com’è ovvio le possibilità dei singoli, ma di occupare quella wilderness, terra di nessuno in cui sopravvive ancora il cinema, che è a suo modo, contro tutto e tutti, vita. Il programma della tre giorni prevede che ogni proiezione (che si terranno nel Teatro Alessandro Blasetti, in sala Cinema, e in Aula Magna) sia accompagnata da un dibattito con uno degli autori. Sugli schermi passeranno le immagini di – in stretto ordine alfabetico – Archipel di Giacomo Abbruzzese, As If We Were Catching a Cobra di Hala Alabdalla, I bambini di Gaza di Loris Lai, Daratt di Mahamat-Saleh Haroun, Disco Boy di Giacomo Abbruzzese, Downstream to Kinshasa di Dieudo Hamadi, Fairytale di Aleksandr Sokurov, The Forbidden Reel di Ariel Nasr, Goodbye Julia di Mohamed Kordofani, Guerra e pace di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti, Isis Tomorrow – The Lost Souls of Mosul di Francesca Mannocchi e Alessio Romenzi, Je veux voir di Joana Hadjithomas e Khalil Joreige, Kafka a Teheran di Ali Asgari e Alireza Khatami, Klondike di Maryna Er Gorbach, La Mémoire fertile di Michel Khleifi, Oh! Uomo e Prigionieri della guerra di Angela Ricci Lucchi e Yervant Gianikian, Quo vadis, Aida? di Jasmila Žbanić, Sembra mio figlio di Costanza Quatriglio, Still Recording di Saeed Al Batal & Ghiath Ayoub, La strada dei Samouni di Stefano Savona.

A corredo del programma della Diaspora degli artisti in guerra anche letture della classe di recitazione del terzo anno da testi che si concentrano sul conflitto in Siria, su quello tra Palestina e Israele, su quello tra Ucraina e Russia, su quello in Yemen e quello in Myanmar. E infine una mostra fotografica a cura di Antonella Felicioni. La programmazione è aperta a tutti i cittadini e le cittadine, con particolar riferimento a chi si occupa del settore cinematografico: per partecipare basterà inoltrare una mail a invito@fondazionecsc.it. Durante le tre giornate allievi e studenti saranno impegnati nella realizzazione di un film testimonianza, coadiuvati dai docenti, che racconterà tutti gli incontri e i momenti salienti.

Info
Il testo sulla diaspora degli artisti in guerra sul sito del CSC.

Articoli correlati

Array