Senso
di Luchino Visconti
Ispirato a una novella di Camillo Boito, Senso di Luchino Visconti è la prima occasione per l’autore di grandiosa ricostruzione storica, in apparente discontinuità rispetto alle opere realizzate in precedenza. In realtà Visconti ritorna a una costante della sua produzione, la riflessione intorno a Storia e Individuo, collocata di volta in volta in diverse epoche e aree geografiche della cultura europea, colta in situazioni di crisi, mutamento e dissolvimento di intere strutture socio-antropologiche. Al Cinema Ritrovato 2026 di Bologna, edizione del quarantennale, per la retrospettiva «Addio del passato»: modernità di Luchino Visconti, dedicata ai 120 anni della nascita dell’autore e ai 50 anni della sua scomparsa.
Il passo della Storia
1866. Nella Venezia sotto il dominio austriaco alla vigilia della Terza Guerra d’Indipendenza, la contessa Livia Serpieri, fervente patriota, interviene in difesa del cugino Roberto Ussoni, che ha sfidato a duello il tenente asburgico Franz Mahler dopo una protesta contro gli occupanti stranieri avvenuta al Teatro La Fenice. Sposata a un attempato aristocratico, Livia cade presto vittima della passione per il giovane Mahler, che sembra ricambiarla sinceramente. L’illecito rapporto fra i due divampa e la donna si ritrova dilaniata fra le ragioni del cuore e quelle del sostegno alla causa italiana, ma nei giorni della battaglia di Custoza Livia è destinata ad andare incontro a una squassante delusione. [sinossi]
Quarto lungometraggio per Luchino Visconti, Senso (1954) costituì apparentemente una prima svolta nella sua produzione. Dopo l’esordio scardinante con Ossessione (1943), l’esperienza verghiana di La terra trema (1948) e una sorta di studio critico sullo stesso neorealismo condotto con Bellissima (1951), Senso si delineò per la prima occasione viscontiana di ampia e ricca ricostruzione storica, caratterizzata da quella cura per il dettaglio filologico, per costumi e scenografie, per la riflessione sulla storia europea che ritornerà più volte nelle opere dell’autore, specialmente dal 1963 di Il Gattopardo in avanti. Fu anche un imponente sforzo produttivo della Lux Film, che da tempo cercava un progetto per Visconti d’impronta grandiosa, in qualche modo kolossal, in grado di poter attrarre un pubblico internazionale. Dopo varie ipotesi la scelta cadde su una novella di Camillo Boito, ripubblicata proprio in quegli anni, che propone una vicenda risorgimentale sottoposta in sede di sceneggiatura e riprese a qualche variazione significativa. Innanzitutto la protagonista Livia Serpieri va incontro a una consistente modifica del proprio profilo psicologico. Se per Boito, autore in aria di Scapigliatura, la donna è una sorta di dark ladydilaniata dai sensi, di contro Visconti e i suoi collaboratori la trasformano in una virtuosa patriota, indotta a perdere se stessa per un’unica e fatale concessione all’illecita passione amorosa. È una variazione funzionale agli intenti viscontiani in più direzioni. Innanzitutto la fiera appartenenza di Livia agli ideali dell’Unità d’Italia amplifica il conflitto fra individuo e collettività, fra Ideale e Passione, inducendola a una lacerante scelta fra se stessa e il destino di molti. In secondo luogo, il profilo virtuoso di Livia alimenta un dissidio interiore più in linea con i toni del melodramma, che in Senso richiamano apertamente la dimensione dell’opera italiana – vedasi la lunga sequenza d’introduzione al racconto, dispiegata durante una messinscena di Il Trovatore di Giuseppe Verdi. Altro elemento inedito è poi il personaggio del cugino Roberto Ussoni, interpretato da Massimo Girotti, assente nella novella di Boito e introdotto nel film come strumento di ulteriore enfasi sul dramma interiore vissuto da Livia – fervente patriota, la donna è inizialmente mossa dal nobile intento di salvare il cugino. Tali modifiche convergono tutte verso un’intensificazione del melodramma, delineandosi per una serie di nodi funzionali all’incremento del conflitto personale vissuto dalla protagonista.
In apparenza la svolta espressiva di Visconti fu piuttosto energica, nel suo passare dai toni del neorealismo a uno squillante dramma storico in costume – Senso fu anche il suo primo film realizzato a colori. In realtà,con Senso inizia a delinearsi un percorso di coerente riflessione sui destini dell’Italia e della cultura europea che innerverà più opere viscontiane collocate di volta in volta in fasi diverse della Storia. Al Risorgimento Visconti ritornerà con Il Gattopardo, ma pure in tempi e geografie diverse (l’Italia verista e neorealista di La terra trema; l’Italia del boom economico di Rocco e i suoi fratelli, 1960;la Germania all’avvento del nazismo di La caduta degli dei, 1969; il Ludwig del 1971 come rappresentante di un’idea di potere in fase di disfacimento; la figura dell’intellettuale novecentesco colto nel suo momento di massima crisi, e di constatazione della propria incapacità a incidere sul reale, di Gruppo di famiglia in un interno, 1974) l’autore ritorna continuamente sulla narrazione di profili e strutture socio-antropologiche tratteggiate nell’attimo della loro dissoluzione. È ciò che avviene anche alla Livia Serpieri e al Franz Mahler di Senso. Livia, soprattutto, combatte per un Ideale che comprende implicitamente pure la sparizione di strutture socio-antropologiche di cui lei stessa è rappresentante. Sarà Franz in prefinale a dare conto in piena consapevolezza della sopravvenuta inutilità delle loro figure e pure delle loro vicende avvitate intorno a nodi melodrammatici. La Storia li spazzerà via. Non è più tempo di teatro d’opera. È tempo di Unità d’Italia e di nuove prospettive storico-sociali. D’altra parte, se pure Livia sostiene convintamente gli ideali risorgimentali, lei e Franz si rimirano spesso allo specchio, cedendo volentieri all’autoreferenzialità di una società decadente che predilige l’isolamento estetizzante nel compiacimento di se stessa. Nell’avvincente incedere della vicenda narrata Senso si concede frequenti parentesi di sospensione narrativa. Riguardano perlopiù gli incontri amorosi fra Livia e Franz, durante i quali il racconto rallenta visibilmente, cercando sulle note di Anton Bruckner aperture verso una dimensione lirica. È proprio in una di queste parentesi, peraltro, che Franz riflette su presente e memoria, sull’esperienza vissuta tramite i sensi e sulla sua effettiva valorizzazione soltanto dopo qualche tempo, tramite processi di riemersione nel ricordo involontario. È una riflessione proustiana che apre verso il progetto viscontiano, vagheggiato e mai realizzato, di trasporre la Recherche per il cinema, sul quale l’autore lavorò in particolare agli inizi degli anni Settanta. Del resto, la Recherche si configura a sua volta come racconto di un intero mondo in disgregazione, sulle tracce di un universo socio-antropologico in via di estinguersi. E sempre in ambito di memoria Senso conserva la narrazione in prima persona del racconto originario di Boito tramite la voice over di Livia, che da un’imprecisata dimensione temporale dà conto di quanto vissuto con Franz nei tempi della battaglia di Custoza.
Le peripezie di Senso mostrano più volte debiti espressivi verso la dimensione dell’opera italiana, tramite tòpoi comel’inganno, lo snodo fortunato o sfortunato del destino, l’incomprensione visiva della realtà, pure la conclamata improbabilità di alcuni stratagemmi narrativi – basti pensare all’equivoco fra Livia e suo marito quando la donna deve raggiungere i patrioti, o al facile nascondersi di Franz nella villa di Livia senza alcuna conseguenza. Qua e là, la Livia di Alida Valli si fa ingannare fin troppo ingenuamente – in mezzo a frasi appassionate, Franz raccoglie il denaro ai piedi della donna con famelica ossessività. Ma per l’appunto Senso è anche un omaggio al melodramma italiano e alla sua lunga tradizione, forma d’intrattenimento che peraltro lungo il Novecento andrà incontro a sua volta a un notevole calo di popolarità presso il pubblico. Senso anticipa Il Gattopardo anche in una nota appena accennata al trasformismo italiano. In un dialogo con il cugino Roberto, il marito di Livia si affretta infatti a imbastire nuove alleanze con la futura Italia Unita, secondo l’idea tutta italiana di rivoluzioni e mutamenti ai quali si cerca di aderire senza troppe scosse nella continuità storica. Il futuro è sempre un compromesso con il passato, e nessuno vuol restare indietro. Sul finale Livia cederà all’idea di vendetta, ulteriore lascito psicologico di una cultura romantica e aristocratica che, sia pure mossa dai migliori ideali patriottici, non può liberarsi completamente di se stessa. Se il personaggio di Franz Mahler è sostanzialmente negativo, tuttavia Livia e Franz sono pure vittime della Storia, del mutamento di costumi e di schemi etici in via di disintegrarsi. Lo sforzo produttivo messo in campo per la realizzazione di Senso permise a Visconti di dare piena espressione anche alle sue grandiose ambizioni di metteur en scène – tra l’altro, l’impianto internazionale spinse a effettuare le riprese in lingua inglese, e ai dialoghi anglofoni collaborarono Tennessee Williams e Paul Bowles. Senso è infatti non soltanto realizzato con gusto filologico intriso di riflessioni su Storia e individuo, ma è pure occasione di grande spettacolo audiovisivo, appoggiato alle squillanti risorse del Technicolor e allo spiccato gusto pittorico di Visconti. Nel cogliere scorci e ambienti di Venezia e della campagna veneta, e soprattutto nell’ampia sezione narrativa dedicata alla battaglia di Custoza, Visconti dà libero sfogo al gusto per l’ampia inquadratura di massa con reminiscenze pittoriche dall’Ottocento italiano, da Hayez ai Macchiaioli. È pittura risorgimentale, del resto, rievocata nel film per aderire in qualche modo a un nuovo sguardo artistico più o meno coevo alle vicende di Livia e Franz. Cambia la società, e cambia pure il modo di vederla e restituirla in arte. A fronte di apparenti svolte espressive, dunque, non vi è poi troppa distanza fra la famiglia di pescatori di La terra trema e i Livia e Franz di Senso. Anzi, rimanendo sulla filologia verghiana, la Custoza del 1866 non è nemmeno cronologicamente lontana dall’epoca in cui si svolge il romanzo di Verga, ed entrambi raccontano la problematica Unità d’Italia sia pure da due distanti aree geografiche e sociali. In La terra trema Visconti riporterà la vicenda narrata negli anni della sua realizzazione (alludendo anzi a una dimensione universale, alla storia di sfruttatori e sfruttati che da sempre innerva la tragica esperienza umana), ma del resto nel 1948 si è di nuovo di fronte a una svolta epocale dopo la Seconda Guerra Mondiale – non vi è posto per la famiglia di pescatori nella nuova Italia Unita, e non vi è posto per loro nemmeno nella nuova Italia democratica dopo la caduta del fascismo.
Come sempre, insomma, il cinema di Visconti si abbevera alla riflessione sul rapporto tra Storia e individuo, e alle vicende di protagonisti che nella brusca emersione di mutamenti storico-sociali vengono drammaticamente espulsi dalla Storia. Chi riesce a restarci, ci rimane al prezzo della perdita di se stessi – in Rocco e i suoi fratelli sarà soltanto Ciro, il fratello più assimilato al nuovo contesto milanese, a conservare speranze di un buon futuro (Rocco pure si proietta verso un futuro di successi, ma contro la propria volontà e senza alcun entusiasmo). In alternativa, ci si può salvare anche tramite un rapido cambio di pelle. Il marito di Livia, e l’accordo tra aristocrazia e nuova borghesia di Il Gattopardo, stringono il focus generale dai destini della cultura europea a un tratto più tipicamente italiano. È il prezzo del progresso, specie quando il progresso lascia sfiorire speranze e aspettative, per anni fieramente coltivate, affidandosi a una semplice riproposizione del passato socio-antropologico sotto rinnovate vesti.
Info
Senso sul sito del Cinema Ritrovato.
- Genere: melodramma, storico
- Titolo originale: Senso
- Paese/Anno: Italia | 1954
- Regia: Luchino Visconti
- Sceneggiatura: Carlo Alianello, Giorgio Bassani, Giorgio Prosperi, Luchino Visconti, Paul Bowles, Suso Cecchi D'Amico, Tennessee Williams
- Fotografia: Aldo Graziati, Robert Krasker
- Montaggio: Mario Serandrei
- Interpreti: Alida Valli, Christian Marquand, Cristoforo De Hartungen, Ernst Nadherny, Farley Granger, Goliarda Sapienza, Heinz Moog, Marcella Mariani, Marianna Leibl, Massimo Girotti, Rina Morelli, Sergio Fantoni, Tino Bianchi, Tonio Selwart
- Produzione: Lux Film
- Durata: 123'





