Arion

Nelle sale per tre giorni dal 22 al 24 giugno, nella consueta formula evento di Nexo Studios\Yamato Video, Arion è un altro importante tassello della storia del cinema d’animazione giapponese che approda – finalmente, tardivamente, inaspettatamente – nei cinema italiani. Tratto dal manga dello stesso Yas (aka Yoshikazu Yasuhiko, regista anche di Crusher Joe e Venus Wars), Arion è un fantasy che rilegge in chiave postmoderna e alquanto libera la mitologia greca: un lungometraggio diseguale, spettacolare, ingenuo e trascinante.

Come Seneca!

Antica Tracia. Figlio di Poseidone, Arion è allevato dalla madre cieca Demetra. Un giorno, quando è ancora bambino, Hades si presenta alla sua porta e con l’inganno lo trascina via con sé. Costretto a restare nell’Ade, Arion viene addestrato per diventare un guerriero: Hades infatti ha convinto il giovane semidio che la cecità di Demetra è stata causata da Zeus e che solo la morte del padre degli dei le ridarà la vista. Tornato nel mondo dei vivi insieme al gigante Gidon per uccidere Zeus, Arion si scontra col ladruncolo Seneca, che riesce a rubargli la spada: durante l’inseguimento del piccolo ladro, Arion viene catturato dai soldati di Atena, figlia di Zeus e comandante del potente esercito. Ridotto in catene, viene liberato da Resfina, una giovane serva muta di Atena. Nel frattempo, le forze di Poseidone e Zeus si preparano alla battaglia… [sinossi]
Caligola è nome da omo!
Come Agrippina!
– Mandrake, Febbre da cavallo.

Quei piedi. Parte tutto da lì, da una declinazione iperdinamica dell’animazione, dei corpi, e quindi del character design. Nella sequenza d’apertura di Arion, col protagonista ancora bambino, quei piedi ci riportano indietro di un decennio: la mente corre a una precedente produzione della Sunrise, alla serie Kum Kum (1976\76) di Rintarō, con Yoshikazu Yasuhiko al chara design. Poco dopo, ritroveremo l’inconfondibile tratto di Yasuhiko, detto Yas, in due delle tre fondamentali serie robotiche della Sunrise, ovvero Zambot 3 (1977\78) e soprattutto il monolite Mobile Suit Gundam (1979\80) – la seconda, che sull’utilizzo delle linee cinetiche ha fatto scuola, è Daitarn 3 (1978\79). Poi, diviso tra manga e anime, Yas firmerà un trittico sci-fi\fantasy estremamente ambizioso: Crusher Joe (1983), Arion (1986) e Venus Wars (1989). A unire tutte queste produzioni, comprese quelle cartacee, al di là del medium e del target, è l’incredibile dinamismo, una sorta di variante dello stile di Yasuo Ōtsuka: non sono pochi, infatti, i punti in comune tra le scelte grafiche miyazakiane preghibliane (si pensi a Conan il ragazzo del futuro) e le linee, ancor più spinte verso l’azione, meno precise ma anche più libere, di Yas.

Come Crusher Joe e poi Venus Wars, Arion è un film ambizioso, anche se non sorretto da una scrittura particolarmente illuminata. Il problema è sostanzialmente sempre lo stesso, ovvero la trasposizione su grande schermo di un manga fin troppo corposo, attraversato da non pochi personaggi, legami, intrighi e tutto quel che segue. Nelle due ore di Arion, che concedono ampio minutaggio alle sequenze d’azione (la macrosequenza finale, traboccante di idee e colori, risolleva l’opera dai tentennamenti della scrittura), gli snodi narrativi risultano frettolosi, i personaggi non abbastanza sviluppati. E così, ad esempio, la relazione tra il protagonista e la misteriosa Resfina risulta un po’ meccanica, come è tirata via la parabola di Seneca – discorso che vale anche per gli altri personaggi, da Atena a Zeus, passando per il mellifluo Apollo (in tutti questi casi è la caratterizzazione grafica a sobbarcarsi il compito di illuminare le zone d’ombra della scrittura).
Se le musiche di Joe Hisaishi, che nello stesso anno firma la colonna sonora di Laputa, ampliano il respiro della pellicola, la messa in scena è altalenante ma estremamente suggestiva: più di una sequenza è infatti mirabolante, dal primo scontro agli Inferi tra il piccolo Arion e il gigante Gidon, fino all’assedio dell’Olimpo, che riecheggia in versione ante litteram l’attacco alla fortezza spaziale di Solomon con il futuristico Solar System in Gundam – a sua volta un riferimento in salsa fantascientifica agli specchi ustori di Archimede, utilizzati per difendere Siracusa.

Arion è un lungometraggio tecnicamente diseguale, a larghi tratti fin troppo ingenuo, ma anche spettacolare e decisamente trascinante, anche sul piano emotivo. La decostruzione delle divinità greche, del Mito, è impietosa, il taglio è adulto: se la carica erotica ci riporta in zona Animerama (pensiamo ovviamente ai primi due film, ovvero Le mille e una notte di Eiichi Yamamoto e Cleopatra di Osamu Tezuka e Yamamoto), a restare impressa è la miseria delle divinità, di questa allargatissima famiglia disfunzionale. Anche in questo senso, ancora una volta, il finale si rivela magistrale, con la spietata caratterizzazione di Zeus e il disfacimento della grande madre degli dei.

Info
Il trailer di Arion.

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