Bollywood: The Greatest Love Story Ever Told

Bollywood: The Greatest Love Story Ever Told

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Presentato al Festival di Cannes 2011, Bollywood: The Greatest Love Story Ever Told è una canzone di ottantuno minuti, una danza che non si ferma mai, un continuo passaggio di consegne tra una star e l’altra, tra sequenze e immagini. Un abbacinante divertissement.

L’industria dello spettacolo

C’è chi lo adora e chi lo detesta, chi lo considera superato e chi modernissimo, ma non può lasciare indifferenti. Si dice che sia la sola espressione culturale capace di riunire tutti gli indiani. Dopo molti decenni, è una febbre che ha contagiato tutte le generazioni. È Bollywood! [sinossi]

C’è un paradosso alla base di questo variopinto, scatenato e trascinante documentario sul cinema indiano: la durata. Gli ottantuno minuti di Bollywood: The Greatest Love Story Ever Told, diretto da Rakesh Omprakash Mehra e Jeff Zimbalist, non rendono giustizia alla monumentale  durata delle produzioni indiane, focalizzando inevitabilmente l’attenzione sulla componente musical con un montaggio serrato di coreografie e di canzoni tratte da lungometraggi di successo e interpretate dai volti che hanno fatto o stanno facendo la storia dell’industria cinematografica indiana. Ed è anche per questo motivo che potremmo considerare Bollywood come una sorta di dilatato spot o videoclip, di invito alla visione destinato al pigro e diffidente pubblico occidentale. Omprakash Mehra e Zimbalist, modellando il cinema indiano a uso e consumo del mondo occidentale, ne tradiscono consapevolmente la natura di spettacolo totale per catturare l’attenzione di un pubblico diversamente istruito: il flusso visivo e sonoro di questo documentario diventano quindi un’esaltazione delle componenti spettacolari con tanto di ellissi della narrazione tradizionale. I due registi, che costruiscono un documentario di montaggio (salvo qualche rapidissima incursione di star bollywoodiane, come la meravigliosa Aishwarya Rai o la quasi divinità Amitabh Bachchan, e una manciata di timide contestualizzazioni storiche), puntano sull’abbacinante ricchezza cromatica delle scenografie, sulla sensualità dei celebrati protagonisti, sulla complessità delle coreografie, sul ritmo della colonna sonora.

Bollywood: The Greatest Love Story Ever Told, nonostante la volontaria superficialità del progetto, funziona però dal punto di vista squisitamente spettacolare/emotivo: sui cliché del melodramma, Omprakash Mehra e Zimbalist incastonano le performance di Katrina Kaif e Abhishek Bachchan, di Dev Anand e Madhuri Dixit, in un inarrestabile tourbillon di sovrabbondanza visiva e sonora. Bollywood è una canzone di ottantuno minuti, una danza che non si ferma mai, un continuo passaggio di consegne tra una star e l’altra, tra sequenze e immagini, tra primi piani che trasudano ormoni e campi lunghi che catturano la fastosità della messa in scena.

Tra bianco e nero e colore, eroi e villain, fanciulle innamorate e tentatrici, esplosioni e paesaggi mozzafiato, questo documentario/spot/videoclip che mescola split screen e immagini sgranate di Mahatma Gandhi e Indira Gandhi, senza soffermarsi troppo sui relativi attentati, ha il merito di invogliare alla visione, alla (ri)scoperta del cinema indiano, di una industria cinematografica persino più imponente di Hollywood. Perché la Mecca del Cinema, in fin dei conti, rischia di sembrare davvero un bosco di agrifogli rispetto all’aura divina che circonda Bollywood e i suoi paladini: emblematico, in questo senso, il pellegrinaggio quotidiano della gente che si accalca sotto la casa/chiesa di Amitabh Bachchan, icona che oltrepassa a grandi falcate il concetto terreno e riduttivo di star.

Info
Bollywood: The Greatest Love Story Ever Told sul sito del Festival di Cannes.
Il trailer ufficiale di Bollywood: The Greatest Love Story Ever Told.
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