Alps

Alps di Yorgos Lanthimos non è un film politico, bensì un film realizzato politicamente. Forse non è un caso che venga dalla Grecia, là dove si è formata la civiltà classica, e ora la nuova onda che sta rivoluzionando il Mediterraneo.

Sostituzioni

Un’infermiera fornisce un servizio davvero particolare alle famiglie che di recente hanno perso un congiunto. La donna fa parte degli Alpis, un gruppo i cui membri si offrono (dietro compenso) di sostituirsi in via temporanea alla persona scomparsa, replicandone in maniera scrupolosa e precisa gli atteggiamenti e i comportamenti… [sinossi]

Probabilmente l’errore più grosso che si potrebbe fare nell’affrontare l’analisi di Alps sarebbe quello di utilizzare una prospettiva consueta e dunque partire dal racconto della vicenda. La principale caratteristica del terzo lungometraggio di Yorgos Lanthimos – presentato nel Concorso Ufficiale di Venezia 2011 – sta infatti proprio nel tentativo di lacerazione del regime narrativo tradizionale (che si dispiega lungo il paradigma primitivo-classico-moderno-postmoderno), incidendolo con un progetto linguistico-formale teso a sovvertirlo. Non è un caso che la figura chiave del film sia quella della sostituzione.

Il piano dei quattro principali protagonisti della vicenda prevede infatti la formazione di un gruppo (che prende il nome di “Alpi” perché, come sottolinea il capo in un dialogo all’inizio del film, le Alpi sono montagne insostituibili) il cui fine sia quello di prendere il posto di persone morte affinché i loro cari leniscano la sofferenza patita dalla scomparsa. Mettono cioè in atto un’operazione di finctionalizzazione della vita reale, proponendosi come attori a pagamento che interpretino ruoli capaci di ricoprire le figure assenti nelle esistenze delle persone: la giovane figlia di una coppia morta in un incidente, la migliore amica e il marito di un’anziana donna non-vedente, la fidanzata di un giovane. Tutto ciò senza mai “affezionarsi ai propri clienti, né stabilire relazioni intime con loro”, come recita esplicitamente una delle quindici regole fissate dal capo per appartenere al gruppo.
C’è poi un secondo livello di sostituzione, quello che riguarda il linguaggio. E che investe sia i nomi (ad esempio ognuno dei quattro appartenenti al gruppo deve attribuirsi un soprannome facendo riferimento a una delle montagne della catena alpina) che gli oggetti (i significanti) con i loro significati. Questo livello peraltro richiama esplicitamente ciò che avviene nella casa della famiglia protagonista di Kynodontas, il precedente e pluripremiato (nel 2010 vincitore di Un certain regard di Cannes, del Gran premio della giuria a Sarajevo, nonché nella cinquina per l’Oscar come miglior film straniero) lungometraggio del regista greco, purtroppo mai distribuito e anche poco visto in Italia. Là infatti i due genitori hanno cresciuto i loro tre figli senza permettere loro contatti con il mondo esterno che non siano da loro stessi controllati e contemporaneamente hanno adottato una strategia comunicativa alternativa, che designa oggetti o espressioni con significati totalmente diversi da quelli di uso comune (è così che, ad esempio, il “mare” diventa una poltrona di pelle, il “telefono” diventa la saliera etc).

C’è, infine, anche un terzo livello di sostituzione, che investe il punto di vista adottato. Uno sguardo che alla visione d’insieme preferisce quella ellittica e inorganizzata e che di conseguenza va a ricoprire i “buchi” narrativi con una precisa strategia scopica alternativa rispetto a quella abituale. Utilizzando frequentemente il teleobiettivo per creare continue sfasature, scollature tra i personaggi e lo sfondo, e ricorrendo, altrettanto spesso, a “sbilanciamenti compositivi” che portano talvolta anche a “decapitazioni” dei personaggi (cioè con il corpo in campo e la testa nel fuori campo). Uno sguardo fratto che si sostituisce a quello tradizionale, lineare e connettivo, per far emergere l’aspetto simbolico. E un’idea di cinema (e quindi del mondo parafrasando Truffaut) che si dà come proposta comportamentale, e quindi politica. Attenzione però, Alps non è un film politico, bensì un film realizzato politicamente. Forse non è un caso che venga dalla Grecia, là dove si è formata la civiltà classica, là dove si è formata la nuova onda che sta rivoluzionando il Mediterraneo.

Info
La pagina Facebook ufficiale di Alps.
Il trailer originale di Alps.
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