La favorita

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Farsa darkettona e sadomaso, La favorita di Yorgos Lanthimos è un divertissement saffico sul potere, tra servi e padroni, favorite e regine. In concorso a Venezia 75.

Il ballo del potere

Mentre il Regno Unito è in guerra con la Francia, le cugine Abigail Masham e Sarah Churchill Si contendono il ruolo di favorita della Regina Anna… [sinossi]

Si discute spesso della difficile condizione della donna nella società patriarcale, ma anche nel caso di un matriarcato non se la passa poi tanto meglio. Almeno così recita quel cliché narrativo (l’avrà mica creato un uomo?) che ama cogliere nelle dinamiche relazionali femminili invidia, gelosia, serrata competizione e scarsa solidarietà. Avvalla in pieno questo vecchio adagio La favorita di Yorgos Lanthimos, presentato in concorso a Venezia 75. Il regista greco, noto per una filmografia dove brillanti idee di partenza spesse volte non mantengono il loro mordente per la durata di un lungometraggio, parte dunque questa volta da un plot abbastanza classico, di facile fruizione e digestione, che mira a deludere le intenzioni belligeranti dei suoi detrattori. Sotto il suo scandaglio troviamo infatti un semplice triangolo erotico, e dunque anche di potere, tra tre figure femminili: la regina Anna (interpretata da Olivia Colman), la sua favorita nonché reale tessitrice delle trame di potere Sara (Rachel Weisz) e la nuova serva di corte intenzionata a rubarle il ruolo Abigail (Emma Stone).

Tra corse di anatre al rallenty, coniglietti saltellanti, bustier, crinoline e tende di broccato, Lanthimos sbizzarrisce la sua fervida fantasia mettendo in scena un universo grottesco, spesso immortalato da deformanti inquadrature in fisheye, che aggiungono un pizzico di satira al suo avvenente e a tratti assai spassoso ballo del potere in costume.
Tra le annotazioni più interessanti che emergono da questo studio sul femminile del regista di The Lobster e Il sacrificio del cervo sacro spicca senz’altro un problema fondamentale che tocca in sorte ad alcune donne: l’essere brutte. Se a questo si aggiunge poi l’incapacità di procreare, il mix può diventare mortificante o all’occorrenza anche assai pericoloso. L’amara sorte di cui sopra tocca qui alla Regina Anna, una donna che non può avere figli, non è certo bella e che la gotta rende poi ancor più goffa, insicura, apparentemente inetta. Lo sa bene la sua corte e anche il Parlamento. La sua unica consolazione, d’altronde, sono le fugaci soddisfazioni sessuali con cui la sua favorita Sara la appaga, o qualche dessert trangugiato e tosto vomitato. In caso di bellezza però, altri inconvenienti possono presentarsi. Innanzitutto la si può perdere, come succede a Sara, e con essa può venir meno il potere, l’alternativa, poi, è incorrere in qualche stupro, come capita invece alla giovane Abigail.

Nonostante il suo plot “classico”, i cui rivolgimenti possono essere pressoché infiniti, anche questo ben oliato divertissement saffico sul potere, tra servi e padroni, favorite e regine, alla lunga può provocare una certa stanchezza e alla fine poi, come spesso accade nel cinema di Lanthimos, la chiosa rivelarsi deludente, per quanto ricercata da un punto di vista visivo. E il regista, abile burattinaio di una serie di marionette deformabili all’infinito, sembra in fondo saperlo già di suo.

Inconsistente ma anche profondamente consapevole dell’inconsistenza dei suoi contenuti, La favorita procede infatti rapido, divertito e divertente, con il suo teatrino di maschere ben imbellettate, nobiliare ed escrementizio, parruccone e satirico. E poco importa dunque chi vincerà l’aspra contesa per il potere, le tre donne protagoniste potrebbero in fondo scambiarsi di ruolo ancora e ancora, in una farsa darkettona e sadomaso apparecchiata per sollazzare il voyeur di turno, in questo caso: noi. Perché l’importante, a volte, è non partecipare.

Info
Il trailer di La favorita.
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