A Blast

Il secondo lungometraggio del regista greco Syllas Tzoumerkas, A Blast, irrita senza scioccare, analizzando banalmente la crisi della propria nazione.

Un incendio visto da Lanthimos

Sola nella sua 4×4 lanciata a tutta velocità, Maria fugge sull’autostrada, lasciandosi alle spalle un incendio e una valigia piena di banconote. Davanti a lei, che fino ieri era una madre attenta e una moglie affettuosa, nient’altro che l’immensità desolata della strada: oggi, Maria ha superato il punto di non ritorno… [sinossi]

Il cinema greco, da un lustro a questa parte, è una presenza fissa nei principali festival europei: più o meno in contemporanea con l’allargamento dello spread che determinò l’inizio della terribile crisi economica con cui la nazione mediterranea sta ancora combattendo, sulla ribalta cinematografica internazionale fece capolino Giorgos Lanthimos, il cui Kynodontas ottenne consensi piuttosto unanimi dopo la sua presentazione al Festival di Cannes, dove il film era stato inserito nella sezione Un certain regard.
Da quel momento hanno iniziato a proliferare un buon numero di fratelli minori di Lanthimos, ognuno con le proprie peculiarità ma dallo sguardo etico ed estetico decisamente omogeneo: nomi come Spiros Stathoulopoulos, Athina Rachel Tsangari, Panos H. Koutras, Yannis Economides, Alexandros Avranas formano di fatto una sorta di “new wave” greca, dominata da storie spesso ai limiti del morboso, da uno stile minimale ma non privo di squarci estetizzanti e di pulsioni nevrotico-ossessive.

Fa parte di questa cerchia di cineasti anche Syllas Tzoumerkas, approdato a Locarno in concorso con A Blast, la sua opera seconda dopo l’esordio Terra Madre, visto a Venezia nel programma della Settimana Internazionale della Critica. Come d’abitudine nel cinema greco contemporaneo il nodo attorno al quale ruota la trama sviluppata nel film è ovviamente la crisi economica: Tzoumerkas punta anche l’accento sulla recludescenza dei movimenti di estrema destra, come Alba Dorata, e sul rischio concreto di una deriva fascista per una nazione che appena un paio di settimane fa ha festeggiato i quarant’anni dalla fine della Χούντα (la Giunta), il regime dei colonnelli che applicò una dittatura spietata alla Grecia per sette anni, dal 1967 al 1974.
Le intuizioni politiche di A Blast si fermano però qui, rimanendo puro abbozzo e senza mai riuscire a ispessire le problematiche sociali che fungono da grimaldello per il colpo di testa di Maria: la donna, madre di tre figli e follemente innamorata del marito marinaio, decide di bruciare un bosco in cambio del denaro necessario per evitare alla propria famiglia di commercianti la bancarotta.

Nel mettere in scena una vicenda non priva di spunti interessanti, il cineasta greco viaggia con il pedale dell’acceleratore continuamente pigiato: A Blast è un film ipercinetico, nevrotico, irritato e irritante, volutamente urlato, sguaiato (insostenibile, per quanto apprezzabile per il lavoro sul proprio corpo, l’interpretazione di Angeliki Papoulia, già vista in Kynodontas e Alps di Lanthimos). Ma questo aspetto selvatico rimane puramente epidermico, atto solo a infastidire il pubblico che si vorrebbe “borghese”: tutto appare in realtà spudoratamente programmatico, insincero, con una partitura ben compiuta e seguita alla lettera in modo pedissequo.
Il risultato è un’opera superflua, in cui la supposta rabbia è così plateale e strillata da somigliare più che altro alla lagna isterica di un infante. Non si raggiunge il grado di abiezione etica e cinematografica toccato da Miss Violence di Avranas, ma inizia a diventare stucchevole la scelta di inserire i titoli di questa new wave ateniese all’interno di qualsiasi concorso internazionale. La crisi, oramai è tristemente certo, non è solo economica…

Info
A Blast, la scheda sul sito del Festival di Locarno.
Il sito ufficiale di A Blast.
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