Intervista a Lorenzo Ceccotti
Presentato alla sesta edizione del Festival di Roma, The Dark Side of the Sun è un documentario che fa della tecnica mista uno dei suoi punti di forza. Abbiamo intervistato Lorenzo Ceccotti, che ha diretto le sequenze d’animazione.
Tra i punti di forza di The Dark Side of the Sun, il documentario a tecnica mista sui ragazzi di Camp Sundown che abbiamo avuto modo più volte di elogiare, vi è senz’altro l’animazione. L’artista che se ne è occupato, Lorenzo Ceccotti, sembra peraltro aver riadattato l’ispirazione proveniente dai grandi dell’animazione nipponica, Hayao Miyazaki compreso, con una certa personalità. Ed è per questo che abbiamo voluto fortemente il suo punto di vista, dopo aver già intervistato Carlo Shalom Hintermann e Daniele Villa della Citrullo International, ovvero gli altri artefici del progetto; sicché, grazie all’intervento di Lorenzo che leggerete a breve, nuove suggestioni si sono sommate a quanto avevamo già raccolto riguardo all’intenso lavoro su e con i giovani costretti, in quanto malati di Xeroderma Pigmentosum, ad evitare la luce.
Innanzitutto cosa puoi dirci, Lorenzo, del tuo background come animatore?
Lorenzo Ceccotti: Come animatore ho un background molto limitato e disordinatissimo. Ho fatto poco e, e quel poco che ho fatto è molto eterogeneo. H2O ad esempio, che ho realizzato con Gianluca Abbate e Carlo Shalom Hintermann per la musica di Taxonomy, è un film di animazione in cui tecnica e tematiche sono assolutamente uniche e non riferibili a nessuna esperienza precedente e successiva. Oltretutto è un film in cui il disegno, importantissimo in The Dark Side of the Sun, è assolutamente assente. Possiamo dire senza ombra di dubbio che il mio lavoro su fumetti e videogiochi sia la cosa che somiglia di più al mio intervento su The Dark Side of the Sun. Di sicuro tra le varie produzioni un punto di contatto, seppur piccolo, c’è ed è la costante ricerca di sistemi figurativi “sostenibili” (l’animazione è per sua natura un campo dove lo sforzo ti può uccidere, letteralmente) di raccontare per immagini in movimento.
Come sei stato coinvolto in un progetto come The Dark Side of the Sun? Avevi già avuto esperienze di collaborazione con la Citrullo International?
Lorenzo Ceccotti: Io e Carlo ci conosciamo da quasi 10 anni ormai. Abbiamo collaborato su molti progetti insieme. Carlo è in assoluto la persona che mi ha spinto di più verso l’animazione, prendendosi i suoi rischi, e mettendomi in mano, finalmente, delle vere responsabilità creative nel campo, su progetti che gli erano carissimi e su cui, come sempre fa, aveva dato tutto. Non credo di dire una idiozia se sostengo che questo livello di fiducia incondizionata è la cosa più bella del nostro rapporto di lavoro: il vero motore che tiene alta la qualità è questo obbligo reciproco alla tensione verso il massimo impegno possibile, sempre. I progetti più importanti a cui ho collaborato con Carlo sono stati H2O, Chatzer, Sid&Bob in Videoland.
Puoi raccontarci in che circostanze è avvenuto e quali ispirazioni ti ha dato il contatto con la gente di Camp Sundown?
Lorenzo Ceccotti: Questo è un argomento complesso! Due cose importanti da tenere in considerazione. Prima di tutto di solito mi divido fra centomila progetti, molto rapidi. Sono veloce, la ricerca della tecnica è tutta mirata alla sostenibilità come dicevo, massimo risultato con uno sforzo gestibile nel tempo e per intensità. L’idea di applicarmi a un solo progetto – in cui ho ricoperto mille ruoli, chiaro – che mi avrebbe portato via probabilmente un anno è una cosa che di per sé già era una novità pazzesca. Dall’altra parte era pazzesca anche questa carica umana nella tematica, che mi ha spinto a fare una scelta senza pensarci due volte. Il che ha significato abbandonare almeno una decina di attività, di cui alcune anche molto redditizie e divertenti, dire di no a tutti per un anno – amici, parenti, clienti -, dedicando la propria vita a un gruppo di persone. E qui viene il bello, un gruppo di persone assolutamente sconosciuto. Camp Sundown mi è arrivato assolutamente per mano di Carlo e basta. Non ho mai incontrato nessuno di loro, se non al Festival Internazionale del Film di Roma, a cose fatte quindi. Avevamo questo enorme quantitativo di materiale girato a Camp Sundown, 300 ore di girato, o qualcosina di più, che è stato selezionato, analizzato e che è alla base di tutta l’epica del film. Dopo 3 mesi di lavoro sul concept e sulla scrittura i ragazzi di Camp Sundown sono diventati molto di più per me e il mio grado di stilizzazione sulle loro personalità si è affinato nella direzione che ci siamo posti con Carlo, quella dell’interiorità, dei sogni, delle paure. Puoi immaginare il livello di attenzione che mi è stato necessario per maneggiare delle tematiche così belle e fragili, per me che sono una specie di troglodita che è cresciuto con esperienze decisamente diverse poi. Molto mi ha aiutato seguire con il massimo dell’umiltà possibile le orme di Carlo e Daniele che su questo progetto mi hanno insegnato moltissimo proprio nella cura e nel rispetto della vita delle persone, visto che è di vite, straordinarie oltretutto, che avremmo parlato. Dopo un anno di lavoro complessivo sui ragazzi, di cui 6 mesi passati a disegnarli migliaia di volte, ho un legame strettissimo con ognuno di loro pur non avendoli ancora mai visti di persona. E’ stata l’esperienza più strana e bella di lavoro che abbia mai vissuto.
Nelle sequenze animate di The Dark Side of the Sun sia i personaggi che lo stile adottato nel disegno e nel colore sembrano rimandare spesso a Miyazaki…è lui uno dei tuoi punti di riferimento, tra i grandi dell’animazione mondiale? Quali sono semmai gli altri?
Lorenzo Ceccotti: Miyazaki è stato una specie di punto di partenza obbligato. Ma per motivi diversi. Primo fra tutti Miyazaki ha realizzato Nausicaa in 12 mesi – inclusi scrittura, concept e quant’altro, se non erro 7 mesi di disegno dei frame veri e propri – e con meno di un miliardo di vecchie lire. Spingere così in alto la qualità e le possibilità di una produzione tutto sommato abbordabilissima con quei risultati mi ha messo davanti al fatto compiuto che un film di animazione si poteva provare a farlo. Poi sicuramente tutto l’impianto grafico è stato importantissimo, ma meno di quello di altri autori. Mi vengono in mente Makoto Shinkai, che è un altro maestro assoluto della gestione delle risorse, ma anche Tezuka, o Shingo Araki. Un maestro assoluto poi è stato Claudio Acciari, che è a mio avviso il più grande disegnatore e conoscitore del linguaggio dell’animazione limitata televisiva giapponese che abbiamo ora in Italia. Lui mi ha aperto gli occhi su molti aspetti, produttivi e artistici, e non finirò mai di ringraziarlo e ammirarlo per il suo lavoro che è veramente fuori scala.
E cosa puoi dirci invece della Rainbow, che ha affiancato produttivamente i ragazzi della Citrullo International, nella realizzazione del film?
Lorenzo Ceccotti: Mauro Uzzeo, il direttore creativo di Rainbow CGI, è una persona che ho conosciuto durante i primi contatti con Rainbow. Quindi pochi mesi fa, tutto sommato. Ecco, Mauro è una di quelle persone di cui io ora non posso fare a meno, dico umanamente. E’ uno di quei rari casi di amicizia istantanea in cui ogni singolo ponte di comunicazione si allaccia perfettamente e all’istante, in maniera sincrona. Mauro ha creduto nel progetto, e nelle persone, soprattutto, con una tale intensità e trasporto che è stato inevitabile arrivare a parlare con Straffi. Credo anche a costo di una serie di problemi personali, si è esposto tanto. Ha investito lui per primo. L’incontro con Straffi è stato bello. Ci siamo incontrati assieme con Daniele Villa, in veste di produttore della Citrullo, e Mauro appunto. Abbiamo parlato di fumetti, di Nick Raider e dei trascorsi di Iginio come fumettista. Ho ricevuto una serie incredibile di belle parole sul mio modo di affrontare il lavoro. Mi sono sentito un po’ meno squilibrato, una volta tanto. Straffi mi ha dato la possibilità di chiudere il film. E non ha messo bocca su nessuna delle mie scelte creative. Meglio di così era impossibile fare.
Per chi fa animazione non è facile farsi strada in Italia. Quali sono i tuoi progetti, nell’immediato futuro?
Lorenzo Ceccotti: Fumetti! Quest’anno, fumetti! Devo metter in pratica un bel po’ di cose che ho scoperto disegnando per l’animazione!








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