Roma, ore 11

Roma, ore 11

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Fondendo con mirabile accuratezza il naturalismo spontaneo della pratica zavattiniana a una retorica di stampo ben più classico, Giuseppe De Santis in Roma, ore 11 riesce a porre la firma in calce a uno dei suoi più luccicanti capolavori. In dvd per 01 Distribution.

Quando una società romana pubblica un annuncio di assunzione per una stenografa, sono ben duecento le ragazze che si presentano al colloquio. Ispirato a una storia vera, con la collaborazione dell’allora giornalista Elio Petri, De Santis racconta le vicissitudini dell’Italia del dopoguerra attraverso i racconti delle candidate al ruolo. [sinossi]

“Ieri come oggi, vedere come eravamo per sapere che ancora siamo a questo punto”. Tocca a Giuliano Montaldo, intervistato nell’interessante Roma, ore 11. La riscoperta di un capolavoro, unico ma corposo contenuto speciale curato da Marco Grossi e raccolto nel dvd edito dalla 01 Distribution, colpire il centro del bersaglio e cogliere, con acuta semplicità, il tratto essenziale dell’opera quarta di Giuseppe De Santis, tra i registi del Neorealismo nostrano uno di quelli destinati, anche a causa di una carriera a tratti altalenante, a ricoprire un ruolo di secondo piano all’interno dei percorsi mnemonici della critica. Ciò che, a distanza di sessant’anni dalla sua irruzione nelle sale della penisola, colpisce ancora di Roma, ore 11, è la sua straordinaria attualità, la capacità innata di cogliere il senso del contemporaneo – come tutte le opere del periodo neorealista, anche questa si adatta all’esistenzialismo realista dell’hic et nunc – senza per questo smarrire la concezione dell’universale.

La storia – tra l’altro desunta da una tragedia realmente accaduta a Roma nel 1951, in via Savoia – delle duecento e più ragazze coinvolte nel crollo delle scale di una palazzina mentre sono in attesa di partecipare alla selezione per un posto da dattilografa, è la stessa che ogni giorno, in un’Italia in crisi (economica, ideologica, morale) vede uomini e donne confrontarsi con un sistema che li schiaccia senza considerarli, meri ingranaggi sacrificabili del mostruoso macchinario capitalista, contro il quale si combatte una battaglia quotidiana per la sopravvivenza. Ieri come oggi, come si afferma nel già citato intervento di Montaldo, e come forse sarà anche domani…

Al di là delle speculazioni sulla modernità espressiva e contenutistica del film, Roma, ore 11 si segnala anche e soprattutto per la forte sterzata per quel che concerne l’approccio tematico del cinema di De Santis: dopo aver descritto, con tinte spesso prossime al mélo, la vita contadina e il conflittuale rapporto del popolo con la legge in Riso amaro, Caccia tragica e Non c’è pace tra gli ulivi, il regista nativo di Fondi sposta l’epicentro della sua narrazione sul multiforme universo metropolitano.
Certo, non mancano in Roma, ore 11 riferimenti all’universo campestre (la ragazza che viene da Viterbo, la serva veneta Angelina, la prostituta Caterina, di Tivoli), ma l’intero impianto narrativo e la riflessione politica si basano su una realtà sociale che vede le campagne abbandonate e le città prese d’assalto da giovani alla disperata ricerca di un lavoro. È l’Italia che ancora non è riuscita a lasciarsi alle spalle le macerie della Seconda Guerra Mondiale e del fascismo e vede lontana la luce che di lì a poco meno di un decennio porterà all’illusorio boom economico.

Fondendo con mirabile accuratezza il naturalismo spontaneo della pratica zavattiniana – qui a capo di una folta schiera di sceneggiatori – a una retorica di stampo ben più classico, ravvisabile in particolar modo nei personaggi degli innamorati Lucia Bosè e Raf Vallone, De Santis riesce a porre la firma in calce a uno dei suoi più luccicanti capolavori: a uno stile raffinato, dominato da movimenti di macchina eleganti ed esemplari nella loro fluidità, attraverso cui lo spazio claustrofobico in cui si svolge la preponderante parte del film sfonda le ristrette pareti della quinta teatrale per trovare nuove geometrie espressive, fa da contraltare la sfrontata schiettezza dei dialoghi. Ne viene fuori un’opera sanamente popolare eppure allo stesso tempo intrisa di un ars retorica che non teme l’accusa di monito politico: la posizione di De Santis nei confronti di chi detiene il potere all’interno della società è d’altro canto palesata fin dall’inquadratura che, con spaventosa ciclicità, apre e chiude il film, squarciando il velo della cecità nei confronti di un sistema in cui anche la più inaccettabile delle tragedie deve necessariamente lasciare il posto alla disperata fame di vivere di chi non ha nulla da perdere.
Roma, ore 11, come evidenzia anche il riferimento geografico insito nel titolo, è a sua volta una mappatura della nuova Roma che stava all’epoca sorgendo per sopportare i flussi migratori: è la Roma del Pigneto, di Tiburtina, del Quarticciolo, dei quartieri popolari, delle baracche. Una Roma pulsante, viva, anima pura e pasticciata, la stessa che racconteranno Pasolini e Gadda.

Un discorso a parte lo merita l’eccezionale cast scelto per questa avventura corale: Lucia Bosè, Carla Del Poggio, Maria Grazia Francia, Lea Padovani, Delia Scala, Elena Varzi, Massimo Girotti, Raf Vallone, Paolo Stoppa, Armando Francioli, Checco Durante, Alberto Farnese. Volti e voci di un’Italia cinematografica lontana, in gran parte perduta, ma ancora capace di emozionare. Ieri come oggi.

Info
La scheda di Roma, ore 11 sul sito della 01 Distribution.
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