Le beau Serge

Le beau Serge

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Meno appariscente rispetto agli altri esordi degli autori Nouvelle Vague, Le beau Serge è il primo film di Claude Chabrol, in cui dietro a una apparente eccentricità si ritrovano già tutti i temi tipici del suo cinema a venire. In dvd per CG Entertainment e Eye Division.

François ritorna nel suo villaggio dopo molti anni di assenza. Vi ritrova l’amico Serge, ormai diventato alcolizzato. Serge è sposato con Yvonne, dalla quale ha avuto un bambino nato morto, e che è nuovamente incinta. Egli non perde occasione per umiliarla in pubblico, fin quando un giorno François affronta l´amico. [sinossi]

Sempre citato nei manuali di storia del cinema come uno dei primi atti cinematografici – se non il primo – della Nouvelle Vague, Le beau Serge è in realtà un film poco visto e raramente analizzato, considerato scarsamente rappresentativo dello stesso cinema di Claude Chabrol. E, in effetti, considerando a posteriori le caratteristiche del cinema chabroliano – di cui Le beau Serge rappresenta per l’appunto il primo capitolo di un corposo corpus cinematografico (più di 50 lungometraggi in cinquant’anni di carriera) – questo titolo ha in apparenza un che di eccentrico, a partire dall’ambientazione – una desolata campagna francese, i cui abitanti sono poveri e abbrutiti. Siamo – sembra – ben lontani dalla benestante vita di provincia, fatta di futili rituali e di ipocrisie ben condite, che rappresenterà poi l’essenza dello “chabrolismo” nella sua aspra e sorniona descrizione di una “sempre morente” piccola-borghesia (basti citare in tal senso uno dei capolavori chabroliani come Ucciderò un uomo, del . Eppure la menzogna, l’astuzia, l’omertà sono caratteristiche presenti anche nella comunità descritta in Le beau Serge ma, invece di avere i tratti edulcorati del mondo borghese, hanno le coloriture ferine e bestiali di una civiltà retrograda, chiusa in orribili rituali (lo stupro, le violenze domestiche, la nascita di bambini insani, l’alcolismo come unica fuga da una realtà crudele).

Il protagonista François (interpretato da Jean-Claude Brialy, una icona mancata della Nouvelle Vague al contrario di Jean-Paul Belmondo e di Jean-Pierre Léaud) torna nel paesino della sua infanzia, per rimettersi da un periodo di malattia, e si ritrova a contatto con questo paesaggio disperato, in cui il suo più vecchio amico, il bel Serge del titolo, lasciate da parte le ambizioni di gioventù è diventato un camionista violento e ubriacone, che disprezza la moglie, da cui ha avuto un figlio down morto alla nascita, e la tradisce con la sorella. François e Serge si cercano, si evitano, litigano, fanno a pugni (e in tutto questo veleggia un evidente sottotesto omo-erotico); finché François non si mette in testa di voler “salvare” in qualche modo queste anime perdute. La deriva salvifica, relegata all’ultima parte del film, è davvero un elemento poco chabroliano ed è l’aspetto meno convincente della pellicola, tanto che dà l’impressione di esistere più per chiudere la vicenda che per reale ambizione narrativa.
Infatti quel che connota Le beau Serge come un concreto esempio di film Nouvelle Vague è il suo spirito improvvisato, il suo avanzare a strappi e per improvvise illuminazioni, per singole sequenze e per sorprendenti cambi di prospettive, il suo vedere irrequieto. È una sorta di pulviscolo che però è ben supportato da eccentrici movimenti di macchina, da una musica che – senza cercare di nascondersi – entra prepotentemente in colonna sonora per poi sparire nel nulla, da dialoghi naturali e istintivi, da set non ricostruiti, da uno straordinario sonoro in presa diretta. Senza dimenticare il centro nouvellevaguiano del film: l’apparizione dello stesso Chabrol nei panni di un campagnolo guerrafondaio, in compagnia di Philippe de Broca, suo assistente e poi regista, che si presenta nientemeno che con il nome di Jacques Rivette e che si vanta di fare il servizio militare in Algeria (come era davvero successo a de Broca).

Tra l’altro del personaggio interpretato da Chabrol, cui viene assegnato l’evocativo e ironico nome di La Truffe, si dice che ha avuto un’eredità, come in effetti era davvero accaduto a Chabrol ed è proprio grazie ai soldi ereditati da un parente di sua moglie che Le beau Serge si è potuto realizzare. In questi trenta secondi c’è, forse, in nuce buona parte della prima Nouvelle Vague: autoreferenzialità ironica, amicizia tra colleghi, citazioni vicendevoli, autobiografismo, guerra d’Algeria.
Per tutti questi motivi, Le beau Serge è dunque un film da riscoprire, meno eclatante degli esordi di Godard e Truffaut, ma non meno indicativo di un nuovo modo di rapportarsi alla macchina-cinema, che di lì a poco avrebbe stravolto il contesto cinematografico mondiale. In tal senso l’edizione dvd della Eye Division e della CG Entertainment nella semplicità della sua proposta (un trailer come unico extra e un breve quanto esaustivo testo critico di Karneva Imanuel), lascia parlare semplicemente il film, con una buona qualità video – il formato è a 4/3 – e una ottima densità della colonna audio che riesce a restituire perfettamente l’ottimo lavoro di presa diretta fatto da Chabrol all’epoca e che, vien da dire giustamente, viene qui proposto solo nell’originale francese in 2.0 Dolby Digital.

Info
Il trailer di Le beau Serge su Youtube.
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