O Novo Testamento de Jesus Cristo segundo João

O Novo Testamento de Jesus Cristo segundo João

di ,

Il Vangelo secondo Giovanni letto da Luis Miguel Cintra. Il film, girato in esterni, dall’alba al tramonto, coglie una personalissima esperienza di Gesù, che si materializza nella grana della voce, nell’espressione, nel controllo, nel ritmo, nel respiro dell’attore stesso. [sinossi]

“In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio”.
L’immagine con cui si apre il Vangelo di Giovanni, e che è alla base anche del Nuovo Testamento, è una non-immagine, l’istituzione di un potere alla parola che restituisce con forza il senso della divulgazione orale indispensabile per l’opera di proselitismo che il cattolicesimo – ben più delle altre religioni e delle varie ramificazioni del microcosmo cristiano – vive quotidianamente.
Per questo, con estrema coerenza, un’operazione pari a quella condotta da Joquim Pinto e Nuno Leonel in O Novo Testamento de Jesus Cristo segundo João non può prescindere dalla parola, tralasciando al contrario l’utilizzo sistematico dell’immaginario visivo.

Il film, presentato nel concorso lungometraggi di CinemaXXI, sezione del Festival di Roma in cui trovano ospitalità autori interessati a espandere i propri orizzonti cinematici al di là dei confini della prassi produttiva solitamente intesa, è il resoconto di un pomeriggio di lavoro che ha coinvolto Pinto, Leonel e Luis Miguel Cintra, tra gli interpreti più sensibili e colti del cinema contemporaneo portoghese (al lavoro tra gli altri con Manoel de Oliveira, Paulo Rocha e João César Monteiro). In una casa di campagna, circondati da un panorama bucolico che ben si amalgama al cliché della pacificazione evangelica, i tre hanno preso di petto la parola di Giovanni suddividendosi i ruoli: Cintra leggeva il Vangelo, Pinto ne registrava la voce utilizzando microfoni e apparecchiature non proprio di ultima generazione, e Leonel traduceva quei suoni in immagini. Un percorso di svelamento e progressiva conoscenza che trasforma l’esperienza produttiva e performativa in un avvicinamento rispettoso ma mai pudico al testo sacro. L’azione collettiva diventa dunque in primo luogo condivisione di un’esperienza, lavoro di partecipazione in cui la συμπάθεια su cui dibatterono Hume e Adam Smith acquista un particolare valore.

La pura essenza di O Novo Testamento de Jesus Cristo segundo Joãorisiede, al di là di qualsiasi speculazione ulteriore, nell’idea spiazzante di una ricerca della tradizione orale che può ancora oggi fare a meno della materializzazione in immagini. Per questo risulta perfettamente logica la scelta di Pinto e Leonel di lasciare la voce di Cintra su schermo nero per poco più di mezz’ora, durante l’elencazione delle opere miracolose portate a termine da Gesù durante il suo “ministero”; di fronte al mistero della fede, il nero non diventa negazione della luce, ma piuttosto sua ultima sublimazione, contenitore di colori e non fagocitatore degli stessi. L’immagine è implicita nella parola, forma primaria di relazione umana. Un concetto carico di una potenza cinematografica devastante, che si pone in netta contrapposizione alla deriva della cultura occidentale. Nel mezzo di una società dello spettacolo che, parafrasando Guy Debord, non può procedere in altro modo se non attraverso l’accumulo di immagini, Pinto e Leonel vanificano l’illusione del Ventunesimo Secolo – epoca della frammentazione infinita dell’immagine attraverso i mezzi di comunicazione più disparati – con un gesto profondamente teorico.

Anche per questo il resto dell’impianto visivo, strutturato attraverso immagini della natura riprese dall’alba al tramonto e dettagli di Cintra impegnato nello sforzo della lettura (la sua interpretazione varrebbe anche da sola la visione del film), appare un orpello piacevole ma non indispensabile, riappropriazione di un mondo “tangibile” che non aggiunge in realtà molto all’opera nel suo complesso.
Pinto e Leonel pongono la firma in calce a un progetto affascinante – e non è certo un caso che sia stato scelto il Vangelo di Giovanni, l’unico non sinottico dei quattro e quello che si pensa possa essere stato portato a termine nel corso di un cinquantennio non da un uomo, ma da una intera scuola di pensiero, quella dei “giovannei” –, ennesima dimostrazione di una cinematografia in crisi solo per mere e tragiche contingenze economiche.

  • o-novo-testamento-de-jesus-cristo-segundo-joao-01.jpg
  • o-novo-testamento-de-jesus-cristo-segundo-joao-02.jpg
  • o-novo-testamento-de-jesus-cristo-segundo-joao-03.jpg
  • o-novo-testamento-de-jesus-cristo-segundo-joao-04.jpg

Articoli correlati

  • Festival

    Roma 2013

    Sdoganando l’Auditorium come luogo d’incontro cinematografico (ma non solo), Müller ha potuto amalgamare alcuni titoli di forte interesse per il grande pubblico con l’interesse per un cinema di ricerca, già cifra stilistica della sua direzione all'epoca di Venezia...

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento