The King Surrender
di Philipp Leinemann
Irruzioni, rappresaglie, funerali, bevute tra colleghi e tanto virile cameratismo sono al centro di The Kings Surrender (Wir Waren Konige) di Philipp Leinemann, poliziesco teutonico in concorso al Torino Film Festival.
Poliziotti senza volto
Germania, una metropoli senza nome. La guerra senza quartiere tra la polizia e le gang locali, che controllano il traffico di droga, non conosce soste. Quando una pericolosa operazione va male e due agenti muoiono, a Kevin e Mendes, a capo della divisione delle forze speciali, non rimane che giurare vendetta per la morte dei colleghi. Una vendetta da ottenere con ogni mezzo, legale e non. Parte così una frenetica e spietata caccia al colpevole, che non rispetta niente e nessuno.[sinossi]
Non di solo polar e poliziottesco vive il cinema di genere europeo, e a darci un assaggio della via teutonica al cinema di genere è The Kings Surrender (Wir Waren Konige) di Philipp Leinemann, presentato in concorso al TFF 2014. Tutto concentrato sul cameratismo testosteronico che governa i rapporti tra i membri di una squadra d’elite della polizia, il film non concede molto all’azione e per la maggior parte della sua durata mantiene una coralità che mira a negare la possibilità di avere in scena un unico protagonista. Il problema però è che i componenti della squadra di cui sopra ci vengono presentati, nell’incipit (l’irruzione nel covo di una gang di spacciatori), già con il passamontagna sul volto e così agiscono nella maggior parte del tempo in cui sono in servizio. La situazione cambia nei momenti di svago, dove l’autore si prodiga nella descrizione di un cameratismo virile quasi esasperato (perfetto contraltare alla rigidità delle sequenze action) presentandoci i nostri eroi iper-palestrati mentre sono intenti a scolare birre, togliersi la maglietta, rotolarsi sulla pista da bowling, impelagarsi in trenini danzerecci.
Proprio la scena del bowling – e non una retata o un arresto – segna il momento clou di The Kings Surrender, in quanto vede riuniti nello stesso luogo i coriacei poliziotti e la gang di criminali di periferia, le cui azioni – in realtà governate da un malefico ragazzino ben determinato a guadagnarsi la sua parte di educazione criminale – scorrono parallele a quelle dei presunti tutori dell’ordine. Presunti perché in realtà la corruzione serpeggia in questa squadra speciale con una nettezza per il nostro cinema impensabile; inizano dunque a farsi strada questioni etiche ponderose nella pellicola di Leinemann, e pian piano emerge anche un personaggio un po’ più puro e protagonista degli altri. Tutta la situazione cameratesca infatti si complica quando un ragazzo viene accusato di essere l’artefice dell’omicidio di due poliziotti e i colleghi di questi ultimi, decidono di dargli una sonora lezione, con esiti imprevedibili.
Quella teutonica sembra essere dunque una via piuttosto singolare al genere poliziesco, quasi del tutto priva di action, ma anche di una tangibile tensione drammatica (nulla mette in serio pericolo i protagonisti, e questi non assumono mai una reale personalità), tutto è reso con uno sguardo fenomenologico, l’identificazione spettatoriale è decentrata e continuamente negata. A tratti pare di assistere ad uno di quei reality, in voga soprattutto negli States, sulle azioni delle pattuglie urbane, mentre in altri momenti sembra di essere di fronte a una serie tv pomeridiana. Ciò che convince meno del film non sono infatti le sue ardite scelte narrative e strutturali, quanto le dubbie capacità registiche di Leinemann. Il suo è uno stile frontale, a tratti un po’ ieratico, la mdp non si muove molto, i personaggi sembrano sfuggirgli e il nucleo dell’azione spesso non è in campo, solo l’ingresso in scena di una stripper durante una notte di baldoria pare galvanizzare un po’ la situazione. Per il resto, appare evidente che Leinemann non è certo Friedkin e che The Kings Surrender non è paragonabile al cinema scorsesiano – come suggerisce la trama nel programma del festival – al limite assomiglia a quello, volitivo ma sempre vagamente imperfetto e incompiuto, del suo seguace e ammiratore Antoine Fuqua.
INFO
La scheda di The King Surrender sul sito del TFF
- Genere: poliziesco
- Titolo originale: Wir Waren Konige
- Paese/Anno: Germania | 2014
- Regia: Philipp Leinemann
- Sceneggiatura: Philipp Leinemann
- Fotografia: Christian Stangassinger
- Montaggio: Jochen Retter, Max Fey
- Interpreti: Misel Maticevic, Mohamed Issa, Oliver Konietzny, Ronald Zehrfeld, Tilman Strauß
- Colonna sonora: Sebastian Fischer
- Produzione: Walker + Worm Film
- Durata: 107'




