Saving Mr. Wu

Saving Mr. Wu

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Fra rapimenti, sparatorie, inseguimenti e interrogatori serrati, Saving Mr. Wu di Ding Sheng è intrattenimento allo stato puro, una miscela esplosiva di azione e tensione pronta a detonare sugli schermi del Far East 2016. Giocando con il tempo e con gli stilemi del cinema di genere, culla e diverte lo spettatore fra efficaci strattoni narrativi e decise stilettate al capitalismo.

La morte corre sul timer

Mr.Wu, celeberrima star del cinema, viene rapito da una gang travestita da polizia. Una task force creata per l’occasione inizia una corsa contro il tempo per risolvere il caso nelle successive 20 ore. Ma lo scopo dei rapitori sono veramente i soldi? Liberamente basato sulla vera storia del rapimento dell’attore cinese Wu Ruofu. [sinossi]

Wu Roufu, attore di grido del cinema mandarino, esce da un palazzo avvicinandosi alla sua auto parcheggiata a pochi passi, ma viene bloccato da un manipolo di uomini. Si identificano come agenti di polizia, distintivo alla mano, ma anche una pistola che esce troppo facilmente dalla fondina. Appare subito chiaro come si tratti di un rapimento in piena regola, con Wu trascinato via dai gangster e il titolo, Saving Mr. Wu, che può finalmente deflagrare sullo schermo. Ritroviamo subito dopo il capobanda dei rapitori arrestato e interrogato nella centrale di polizia, mentre un cartello ci avvisa che sono passate 18 ore dal rapimento: ne mancano solo due prima che gli uomini del bandito eseguano l’ordine di uccidere l’ostaggio. Il nuovo film di Ding Sheng, regista ben noto anche fuori patria per aver più volte diretto Jackie Chan, prende le mosse da questo caso di cronaca per giocare con il tempo e con gli stilemi del film di genere, esplodendo sullo schermo della diciottesima edizione del Far East Film Festival come un action all’ultimo respiro, ibridazione ipercinetica ed energizzante, fra i tempi narrativi serratissimi del poliziesco con gli occhi a mandorla e le atmosfere più cupe del noir metropolitano occidentale.

Quella messa in scena in un puzzle che fa avanti e indietro sulla linea temporale guardando senza dubbio, oltre al cinema di genere locale, dalle parti del Tarantino di Pulp Fiction, ma anche del Nolan di Memento pur senza volerne ricalcare l’aspetto teorico, Saving Mr. Wu è una corsa contro quello stesso tempo sul quale il film danza, con una narrazione frammentata che si fa strada fra rapitori, rapiti, poliziotti e personaggi di contorno come una miscela esplosiva di inseguimenti, incidenti stradali, interrogatori, richieste di riscatto, centrali operative, telefonate notturne, duri faccia a faccia, squadre investigative e teste di cuoio. Saving Mr. Wu è insomma intrattenimento allo stato puro, è un’immersione adrenalinica e al contempo incubale in una lotta contro il timer della morte, è una tensione che cresce inarrestabile fino all’epilogo sul filo dei secondi. Ma il film di Ding Sheng non si limita a proporre al proprio pubblico una semplice ora e mezzo abbondante di evasione, inserendo nel fitto intreccio più d’una stilettata verso un capitalismo – per lo più hongkonghese – che antepone la banconota alla vita umana e verso l’aspetto più squallidamente imprenditoriale di un mondo del cinema che troppo spesso “gioca sporco”. Non appare infatti come un caso la scelta di mettere in scena tessere bancomat e telefonate alla banca per delegare chi sarà incaricato di ritirare i 3 milioni di Won da utilizzare per il riscatto, così come non mancano nei dialoghi fra i protagonisti riferimenti più o meno velati ad un mondo basato sul denaro e sulla notorietà, oppure alla necessità di giocare, anche nella delinquenza del rapimento, secondo regole di reciproca coerenza nel mantenere le promesse fatte. Letture forse non particolarmente originali né illuminanti, va detto, capaci però di dare ulteriore sostanza a un film già di per sé pienamente solido per tecnica e linguaggio.

Avvalendosi di un cast di prim’ordine, in testa il protagonista Mr. Wu interpretato da Andrew Lau, e di una fotografia ombrosa, volutamente stretta e oppressiva nelle ottiche lunghe con diaframmi spalancati a negare ogni profondità di campo, Ding Sheng accentua la frammentarietà della narrazione con una scelta stilistica fatta di macchina da presa rigorosamente a mano, montaggio serratissimo, che si avvale spesso di scavalcamenti di campo per alimentare il senso di vertigine del protagonista e dello spettatore, dettagli in moto perpetuo, cambi di fuoco repentini, ralenti splendidamente privati dell’audio e inquadrature accelerate a testimoniare la corsa della clessidra. Saving Mr. Wu è un action dai ritmi forsennati che si interroga sulla fiducia, sulle regole di un gioco spietato, sugli echi di un terrorismo che evidentemente iniziano a farsi sentire – con i rapitori che vogliono monetizzare per acquistare altre armi russe e mettere su una super squadra criminale – anche in Cina. Dalle increspature sulle onde dell’adrenalina emerge la crudeltà di un mondo ipocrita, in un film che pur utilizzando, e non di rado riscrivendo, gli stilemi del film di genere, sta bene attento a non cadere nella faciloneria di una monodimensionale lotta fra buoni e cattivi, fra bene e male. Così come i gangster si travestono da poliziotti per rapire Mr. Wu, le forze dell’ordine sono infatti costrette ad agire con metodi quasi da gangster, fra interrogatori violenti, profusione di proiettili e un orologio che corre sempre più spietato verso la morte degli ostaggi. Ma anche Mr. Wu non è certo la più classica delle vittime: un passato da soldato che lo ha reso un duro, contrapposto al suo diabete acuto e alle due scelte alimentari, una posizione di ferro in quello star system per il quale “i soldi si rifanno” contrapposta alla scelta dei rapitori di uccidere in ogni caso tutte le vittime. Anche all’interno dello squadrone criminale, del resto, si possono ritrovare anime complesse, ambigue e contrapposte, fra le lotte intestine per il comando e la passione cinefila di chi accetterà di fare il doppiogiochista per liberare il proprio idolo, ma verrà prontamente scoperto dagli altri. Saving Mr. Wu è quindi un fuoco artificiale, un’esplosione sullo schermo di energia, un preciso lavoro di commistione delle istanze più radicali del cinema d’azione con una gestione libera e assolutamente autoriale dei tempi narrativi. Ma anche, durante i titoli di coda, un ritorno alla realtà, con le immagini d’archivio delle forze dell’ordine che si alternano al vero Wu sul palco, a cantare ancora per (non) dimenticare.

Info
La scheda di Saving Mr. Wu sul sito del Far East 2016.
La pagina Facebook ufficiale del film.
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