Wilde Salomé
di Al Pacino
Documentario, metacinema e sperimentazione al confine tra i linguaggi, Wilde Salomé è un’opera affascinante e magnetica, in cui l’istrionismo del suo autore/interprete si mescola alla costante ricerca estetica e storica.
Territori e linguaggi di confine
Attraverso una libera sperimentazione tra cinema e teatro, Al Pacino riprende i preparativi, le prove e la messa in scena della Salomé di Oscar Wilde, cercando parallelamente di costruire un quadro completo del noto scrittore irlandese, sia come persona che come artista. [sinossi]
Più della soddisfazione di vedere, finalmente, un film come Wilde Salomé distribuito in sala (grazie al meritorio recupero ad opera di Distribuzione Indipendente) c’è probabilmente solo lo sconcerto per la prolungata, incomprensibile “invisibilità” del documentario di Al Pacino. Presentato fuori concorso nell’ormai lontana edizione 2011 della Mostra del Cinema di Venezia, il film di Pacino rappresenta infatti un tassello fondamentale nella carriera del suo autore, tanto prolifico (tuttora) come interprete quanto intelligentemente parco nelle regie. Non è un caso, probabilmente, che nella centellinata parsimonia con cui il Pacino autore offre al pubblico la sua visione del cinema (e dell’arte, e della vita) questo sia solo il secondo film da lui interamente scritto e concepito. E che, a un quindicennio di distanza (Riccardo III – Un uomo un re è datato 1996) sia ancora il teatro il centro del suo discorso: un’arte, e un linguaggio, che ancora una volta si mescolano magneticamente con l’immagine filmata, con la sua riproduzione e interpretazione della storia e della vita.
È un film personale, Wilde Salomé, talmente personale che Pacino finisce per inserirvi tanto del suo mondo e delle sue ossessioni. Per qualcuno troppo, probabilmente. Gli 88 minuti di questa esplorazione della vita e dell’arte di un genio, sovrapposte e intrecciate con quelle del suo cantore (e con l’iconica storia da lui raccontata) sono più che mai densi. Fa piacere vedere un’opera tanto contratta nel metraggio quanto pregna di materiale e suggestioni, di sconfinamenti tematici e visivi, di genuina voglia di raccontare e (ri)produrre un testo. Una densità che non esclude la capacità di sintesi, di ritaglio e selezione di un materiale prodotto in itinere, con una concezione del racconto che si modella nel corso del suo farsi. Come la vita, costantemente giustapposta (in un discorso tanto antico, quanto tuttora produttivo) al teatro, al cinema e all’arte in generale. In controluce, l’esplorazione di due mondi e di due distinti contesti sociali (la pudica Inghilterra vittoriana, l’America contemporanea che si nutre, bulimicamente, di immagini); con la lotta dello scrittore da un lato, e dell’attore/regista dall’altro, per trovare in essi un’ideale dimensione.
La progressiva sovrapposizione tra la figura di Wilde e quella dello stesso regista, il lento disvelamento delle affinità, l’esplorazione profonda del personaggio di Re Erode e delle sue fragilità, producono slittamenti continui tra i piani di realtà, spesso volutamente confusi tra loro. Nel racconto per immagini della produzione del film, nella descrizione metacinematografica del suo farsi (parallela a quella dell’opera teatrale) non sappiamo mai davvero quanto ci sia di registrato e quanto di ricostruito: un quesito che automaticamente affiora alla mente, per poi essere altrettanto rapidamente accantonato come ozioso. Se il documentario in sé è sempre ritaglio, selezione e “tradimento” del suo oggetto, poco conta (specie in un’opera come questa) l’autenticità o meno di ciò che vediamo sullo schermo: quella di Pacino appare come presenza istrionica dentro e fuori dal testo, nei panni del sovrano descritto da Wilde come in quelli dell’autore-demiurgo che lotta con i produttori per strappare un altro giorno di riprese. Entrambi i piani ugualmente autentici e ricostruiti, entrambi dialetticamente messi in relazione con la biografia dello scrittore.
Wilde Salomé è un’opera ambiziosa, magnetica quanto il testo che prende come riferimento, illuminata e centrata su una figura (quella dello stesso Pacino) che “gioca” costantemente, a volte rischiando di eccedere, con la sua immagine pubblica. Se l’istrionismo del protagonista sembra a tratti tracimare, minacciando di invadere il resto del testo, le raffinatezze del montaggio mantengono il tutto in un sospeso, magico equilibrio. Irretito dai cromatismi delle riprese in teatro (in un 35mm ricco di fascino) alternati alla sabbiosa consistenza delle immagini girate nel deserto del Mojave, l’occhio dello spettatore ringrazia, mentre la sua emotività è catturata dalle schegge di una storia senza tempo, illuminate dall’obliqua presenza di una perfetta Jessica Chastain. In un’opera che, malgrado la sua peculiare concezione, non diviene mai vuoto gioco cerebrale, restituendo al meglio la concretezza dolente della vita, e della produzione artistica, che si propone di raccontare.
Info
Il trailer di Wilde Salomé.
Il sito ufficiale italiano di Wilde Salomé.
- Genere: documentario, drammatico
- Titolo originale: Wilde Salome
- Paese/Anno: USA | 2011
- Regia: Al Pacino
- Sceneggiatura: Al Pacino
- Fotografia: Benoît Delhomme, Denis Maloney, Jeremy Weiss, Robert Leacock
- Montaggio: David Leonard, Pasquale Buba, Roberto Silvi, Stan Salfas
- Interpreti: Al Pacino, Anselm Clinard, Barry Navidi, Bono, Brian Delate, Caia Coley, Daryl Dismond, Epiphany Alexander, Estelle Parsons, Francesca De Sapio, Gore Vidal, Helena Charbila, Jessica Chastain, Jill Elizabeth, Joe Roseto, Kevin Anderson, Rhonda Marie Alston, Richard Cox, Rocky Abou-Sakher, Roxanne Hart, Timothy Dvorak, Tom Stoppard, Yangzom Brauen
- Colonna sonora: Jeff Beal
- Produzione: Salome Productions
- Distribuzione: Distribuzione Indipendente
- Durata: 88'
- Data di uscita: 12/05/2016








