The Hollars

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Con The Hollars John Krasinski abbraccia gli stilemi classici del cinema indipendente americano, non punta a stravolgerli né a rinnovarli, ma certo vi infonde nuova linfa, attingendo perlopiù alla sua personale sensibilità. Alla Festa del Cinema di Roma.

Disfunzioni wasp

John Hollar è un artista di New York costretto a tornare nella cittadina della provincia americana che ha lasciato da tempo, quando riceve la notizia della malattia di sua madre. Tornato nella casa in cui è cresciuto, John rimane immediatamente coinvolto, suo malgrado, nei problemi della sua famiglia disfunzionale, ritrova un vecchio rivale di quando era al liceo e la sua ex fidanzata particolarmente esuberante, tutto questo mentre la sua ragazza, a New York, sta per avere un bambino e lui sta per diventare padre. [sinossi]

Rendere gradevole ciò che non lo è per niente. È un po’ questo il segreto della commedia indie americana, capace di far digerire qualsiasi funesto avvenimento grazie a massicce dosi di humour, un’adeguata colonna sonora e all’inventiva profusa nell’alternare momenti realistici ad altri decisamente più bizzarri. Nel caso di The Hollars di John Krasinski, passato al Sundance e ora presentato in Selezione Ufficiale all’undicesima Festa del Cinema di Roma, l’elemento “funesto” in ballo è presto detto: tumore al cervello. Ne veniamo a conoscenza nei primi minuti del film, tutto quanto vedremo in seguito cercherà di rendercelo digeribile.
Per la sua seconda regia, dopo il purtroppo invisibile dalle nostre parti Brief Interviews with Hideous Men, (tratto dall’omonima raccolta di racconti firmata da David Foster Wallace), Krasinski abbraccia in toto gli stilemi classici del cinema indipendente americano, non punta a stravolgerli né a rinnovarli particolarmente, ma certo vi infonde nuova linfa, attingendo perlopiù alla sua personale sensibilità.

Tutto parte da un topos classico del genere: John Hollar, fumettista newyorkese in procinto di diventare padre, è costretto a fare ritorno alla natia cittadina di provincia a causa della malattia della madre. Poco prima siamo penetrati proprio nell’abitazione della donna, per scoprire che oltre al marito (Richard Jenkins), in casa c’è anche il figlio maggiore Ron (Sharlto Copley), tornato a vivere dai genitori in quanto divorziato e disoccupato. Non è dunque solo della classica famiglia disfunzionale che Krasinski vuole parlarci, né della malattia e di come affrontarla, c’è infatti un morbo che appesta da qualche anno la società e stravolge gli equilibri familiari: la recessione economica. Si parla parecchio di problemi di soldi in The Hollars, dove l’artista frustrato John (che non trova mai il coraggio di cercare un editore per la sua graphic novel) si ritrova alle soglie della paternità con la sola prospettiva di attingere al denaro della ricca compagna (Anna Kendrick), mentre il fratello Ron vorrebbe ora indietro l’ex moglie e le due figlie, ma non ha lavoro né un tetto, né la possibilità di mantenerle. Quando al pater familias, la sua piccola azienda è sull’orlo della bancarotta e i pochi dipendenti, che non vengono pagati da una settimana, non si presentano più al lavoro. In una tale situazione, pagare le cure mediche per la moglie, potrebbe essere un problema non da poco. Poi, naturalmente, in The Hollars c’è la questione tipicamente protestante del successo che non arriva e del timore di deludere le persone, un classico del cinema (e non solo) wasp statunitense, in cui Krasinski cerca di non indulgere troppo. Infine, veniamo alla questione della malattia, il cui alto tasso di tragicità viene stemperato dal regista e dallo sceneggiatore James C. Strouse (suo lo script di Grace is Gone, interessante film sull’elaborazione del lutto) con una discreta dose di acume e di battute sferzanti.

Certo, c’è quella scena un po’ forzata in cui madre e figlio fuggono dall’ospedale e sfrecciano via ridendo con la carrozzina per concedersi un’ultima cena decente che poi si rivela essere un hamburger con patatine. E ci sono gli appostamenti di Ron davanti alla casa dell’ex moglie, e una serie di situazioni imbarazzanti dai toni un po’ programmatici. Però nella sua resa dei sentimenti, The Hollars è un film sincero, a tratti anche commuovente, grazie soprattutto a come tratteggia i personaggi dei due anziani genitori, i loro rimpianti, le emozioni, la paura del futuro. Jenkins è come suo solito efficace, ma la vera sorpresa qui è l’ottima Margo Martindale, che incarna il ruolo della moglie ammalata con energia, empatia e trascinante humour.
Probabilmente The Hollars non costituirà una pietra miliare nel genere indie americano, ma funziona perfettamente, ed è un vero peccato che questo genere sia oggi così bistrattato dalla distribuzione nostrana, perché ha ancora parecchie famiglie disfunzionali, province americane anonime, personaggi bizzarri e relativi validi interpreti con cui intrattenerci.

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Info
Il sito ufficiale di The Hollers.
la scheda sul sito della Festa del Cinema di Roma.

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