Verão Danado

Verão Danado

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Presentato nella sezione Cineasti del Presente al Locarno Festival, Verão Danado è l’opera prima di Pedro Cabeleira, giovanissimo regista portoghese. Un flusso di vita nella popolazione universitaria di Lisbona, tra droghe leggere e pesanti, movida, party e rave, flirt, baci e sesso, raccontata dal dì dentro senza moralismi né compiacimenti.

Vem que amor é o momento

L’estate di Chico comincia nella casa di campagna con i suoi nonni, sotto l’ombra di un albero di limoni. Ma è una parentesi. La sua vita ormai è a Lisbona, passando tra pomeriggi pigri, droga, cuori spezzati, atmosfere psichedeliche immerse nella musica… [sinossi]

Quali sono i migliori anni della nostra vita? Per chi ha fatto l’università sarà facile rispondere proprio il periodo da studente universitario. Uno stato di sospensione, si è adulti ma ancora spensierati e senza responsabilità, anche se si sta lavorando per il proprio futuro, per costruire la propria vita professionale. L’ingresso nel cinico mondo del lavoro porterà via tutto. Ma per le nuove generazioni europee, in un momento in cui l’occupazione appare come un qualcosa di aleatorio e incerto, questa condizione sembra sempre più labile. Tanto vale cogliere l’attimo, scaricare tutte le energie finché ci sono, del doman non vi è certezza.
Questa è la fotografia, dei giovani di Lisbona, che emerge dal film Verão Danado, presentato tra i Cineasti del presente del Locarno Festival, opera prima del giovanissimo Pedro Cabeleira, venticinquenne ora ma appena ventunenne all’epoca dell’inizio delle riprese.
Film che racconta, dall’interno, questa generazione di ragazzi portoghesi e che soprattutto riesce a rendere una condizione di limbo esistenziale.

Il giovane Chico, che ha appena finito gli studi a filosofia, forse vorrebbe protrarlo, questo limbo, rifiutare il mondo degli adulti. Forse è per questo che si lascia andare a chiacchierare su una panchina con l’amico facendosi le canne, ritardando – e forse poi non andandoci del tutto – il colloquio di lavoro, in realtà probabilmente un lavoretto, in un ristorante. Il ‘cazzeggio’ speculativo proprio di quella condizione di sospensione esistenziale che il film tratta, cui corrisponde un’analoga sospensione narrativa. Ci sono alcune microstorie abbozzate ma il film non ha una storia ben definita, è concepito dal regista proprio come la dimensione ritmica di un rave, uno dei tanti che si vedono nel film. Con quelle pervasive luci psichedeliche, luci stroboscopiche, luci intermittenti.
E come in un rave il ritmo tenuto sempre alto genera un encefalogramma piatto, monotono, estenuante in una quasi tabula rasa narrativa. Il regista arriva anche a togliere l’audio in un certo momento, ad anestetizzare il tutto. Un flirt può nascere e morire in un istante, la ragazza che ti piace deve partire per Londra… non importa, si archivia subito e si va avanti come seguendo il ritmo di una musica incessante. E il finale stesso non chiude nulla, il film si interrompe proprio durante il ritmo frenetico e martellante di uno di questi rave.

Non vedremo i protagonisti di Verão Danado nel loro futuro, impiegatini in giacca e cravatta, non li vedremo diventare agenti immobiliari come Mark, il protagonista di Trainspotting. L’albero di limoni nell’incipit del film – in un prologo in campagna tra gli ulivi in un contesto opposto a quello del film, nella dimensione familiare con il nonno che è il vero nonno del regista – dovrebbe portare contemporaneamente limoni grossi, limoni più piccoli e fiori. Ma quest’anno dice il nonno, non è stata una buona annata, in questo contesto si fa fatica a sbocciare e ad arrivare a maturazione come per i ragazzi protagonisti.
Come sono i ragazzi portoghesi fotografati da Pedro Cabeleira, uno di loro? Si abbracciano e si sbaciucchiano, hanno i loro flirt, si fanno i selfie durante i party, fumano canne e, in una progressione alla trasgressione, negli ultimi momenti sniffano coca e accennano a orge libere da vincoli omo o etero. Ma sono anche i ragazzi che si tagliano i capelli tra di loro, in una scena molto tenera, si ammucchiano sui divani nei loro appartamenti. Il regista li racconta senza giudizio né moralismo, e nemmeno da un punto di vista entomologico e distaccato. Tutto il contrario. Non c’è disperazione né autodistruzione ma solo energia da consumare. Pedro Cabeleira è distante tanto da morbosità e voyeurismo, e alterigia, come nei film di Larry Clark e Harmony Korine, quanto da visioni edulcorate di commedie come L’appartamento spagnolo. Tutto quello che c’è, anche le cose più controverse, viene mostrato.

Sono due le relazioni che il protagonista Chico abbozza nel corso del film. La prima è con Maria, ma non può funzionare perché è in fuga da quella realtà. Con il suo ragazzo è in procinto di trasferirsi a Londra, perché non ha più voglia di odiare la gente e a Lisbona detesta tutta quella che non conosce. Il regista racconta lo sbocciare della loro cotta con grande tenerezza. Ballano, un gioco di sguardi, lui le toglie un qualcosa da sotto l’occhio. E la musica qui è diversissima da quella del resto del film, una canzone anni Ottanta, Canção de Engate di António Variações, cantautore che riprendeva le melodie del fado e, nei testi, le poesie di Pessoa. Una canzone che contiene il significativo refrain: “L’amore non è il tempo, e nemmeno è il tempo che lo fa. L’amore è il momento, in cui ti do, in cui ti dai”. Cogli l’attimo. Sarà la stessa ragazza a mandarlo via pragmaticamente e a troncare subito. Tutto finisce bruscamente. A loro non è concessa la musica di Gershwin in sottofondo come quella che mette Woody Allen in Manhattan quando il suo personaggio saluta la ragazza pure in partenza per Londra. La seconda storia di Chico è invece più fisica, con Tania. Una comune amica cerca di dissuaderlo. Bella ma scomoda, direbbe Elvira di La prima notte di quiete. E in effetti Chico avrà una sfuriata vedendola in effusioni promiscue. Alla fine torniamo sempre lì, gli archetipi dell’amore e della gelosia anche nella genrazione 2.0, in mezzo a piste e musica rave. Ho visto la mia fine sul tuo viso, cantava già Lucio Battisti.

Info
La scheda di Verão Danado sul sito del Locarno Festival.
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