La guerra lampo dei Fratelli Marx

La guerra lampo dei Fratelli Marx

di

Al Festival di Locarno 2018, all’interno della retrospettiva integrale dedicata a Leo McCarey, è stato presentato anche La guerra lampo dei Fratelli Marx, forse il capolavoro del regista statunitense e della più celebre famiglia di comici di tutti i tempi. Uno stralunato studio comico sull’antimilitarismo, sul potere e sul concetto di dominio – del corpo, dello Stato, della donna.

Per Freedonia!

Per far fronte alla grave situazione economica del paese di Freedonia, il governo si rivolge alla ricca signora Teasdale in cerca di un prestito. Ma la donna è decisa a concederlo solo se come nuovo capo del governo sarà eletto Rufus T. Firefly, i cui metodi hanno l’arroganza del dittatore e la follia dell’anarchico. Non appena sale al potere, Firefly mette scompiglio nel governo, promuove leggi bizzarre e arriva a far scoppiare una guerra col vicino Stato di Sylvania… [sinossi]

La re-visione de La guerra lampo dei Fratelli Marx farebbe la gola di ogni cinefilo, in ogni latitudine e in ogni momento storico: il capolavoro della famiglia di comici più celebre e celebrata di ogni tempo non arriva dopotutto a stancare mai lo sguardo, così come gli sketch che Groucho, Harpo e Chico Marx – in ultima battuta anche l’ingessato Zeppo, che conclude qui la sua carriera a fianco dei fratelli – architettano uno dopo l’altro, come l’immaginario fuoco di fila di un plotone d’esecuzione. È il canto comico e surreale perfetto, La guerra lampo dei Fratelli Marx, il punto di non ritorno di una vis anarcoide che verrà spesso e volentieri imitata, senza però alcuna possibilità di eguagliarla con la medesima forza dirompente. È un peccato, semmai, che siano in pochi a rendere merito a uno degli artefici di questa gemma, Leo McCarey: regista sommamente sottostimato, ma per lo più probabilmente soprattutto ignorato, McCarey è il metronomico ordinatore di un caos che altrove avrebbe (ha) preso il sopravvento sulla forma, sulla struttura, sulla sintassi cinematografica. Tenere a bada i geniali ma bizzosi e autoriferiti fratelli Marx deve essere stata un’impresa degna di un titano, ed è senza dubbio tardivo lo sguardo retrospettivo nel quale si sta cercando di focalizzare la carriera di McCarey. Tardivo ma indispensabile e prezioso, come il lavoro portato a termine al Festival di Locarno da Roberto Turigliatto, che l’anno successivo a Jacques Tourner – alla cui retrospettiva aveva lavorato anche Rinaldo Censi – arriva a omaggiare in forma compiuta e completa il regista tanto di Duck Soup (questo il titolo originale del film, tanto che in Italia è in ogni caso noto anche come Zuppa d’anatra o Zuppa d’anitra) quanto delle comiche ordine dagli studi di Hal Roach prima con Charley Chase e poi con Stan Laurel e Oliver Hardy. Fine cesellatore del momento della risata come apice di un percorso di decostruzione dello spazio e del suo senso “normale”, McCarey – che cambierà anche registro, come dimostrano tra gli altri Cupo tramonto, Love Affair e L’amore più grande – trova nell’incontro/scontro con i Marx la chiave per scassinare le cassaforti più ermetiche del (non) senso.

Non esiste di fatto un film eguale a La guerra lampo dei Fratelli Marx, neanche intestardendosi a spulciare gli altri film con protagonisti i terribili e crudeli fratelli. Non esiste da un lato per la capacità di McCarey di intessere e rendere più spesse le pareti dei gag orditi, e dall’altro per una serie di contingenze storiche che lo elevano al di sopra del resto del parterre, nell’intero pantheon della comicità cinematografica. Quando La guerra lampo dei Fratelli Marx raggiunge le sale, con risultati certo non disastrosi ma meno entusiastici di quanto sperasse la produzione – e il rapporto con la Paramount d’altro canto si interromperà qui –, Hitler è appena salito al potere in Germania, a capo di un partito ferale e assolutista, incarnazione di un’Europa già vecchia ma ancora desiderosa di governare un mondo sempre più dominato dal potere economico. Soldi e potere, l’elisir di lunga vita per l’inafferrabile Rufus T. Firefly, dittatore così anarchico da essere il primo sobillatore contro se stesso. Dittatore e popolo allo stesso tempo, affamatore e affamato, tassatore e tassato, guerrafondaio per principio ma pronto a trasformare tutto, da una kermesse eroica a un processo, in un’operetta buffa, sardonica e imbastardita come è egli stesso.
Nel triangolo scaleno composto da Firefly, Pinky e Chicolini – tutti gli altri sono solo pur ottime spalle –, dove il corpo muto combatte con la parlantina logorroica e i due parlatori si frappongono a specchio l’uno contro l’altro, in una delle sequenze più citate, riprese e copiate dell’intero cinema comico internazionale, ogni singolo elemento è in lotta perenne contro il senso, contro se stesso e contro gli altri elementi.

La guerra lampo dei Fratelli Marx è ovviamente quella dichiarata da Freedonia contro il vicino Stato di Sylvania, ma è anche quella del corpo comico contro il suo primo indiscutibile nemico: se stesso. Firefly è il primo sabotatore di se stesso, non perde occasione per umiliarsi pubblicamente (“Queste regole sono semplicissime, le capirebbe un bambino di quattro anni. Chico, vammi a trovare un bambino di 4 anni, perché io non ci capisco niente!”) e lo stesso fa anche Chico, seppur in maniera maggiormente sommessa. È forse Harpo il fine tessitore dell’intero ordito, l’angelo biondo/diavolo nero con lo sguardo ghignante del serial killer, il puttino omicida, il dissacratore muto – di un’epoca passata da poco, con l’avvento del sonoro, ma ancora persistente – dell’intera vicenda. All’interno di una sceneggiatura che come da prassi procede più per accumulo di situazioni comiche che per un vero e proprio motivo narrativo tutti i singoli tasselli vanno a comporre un mosaico che ha come centro il concetto di dominio. Il dominio dell’uomo sui suoi simili, il dominio spesso incontrollabile sul proprio corpo, oggetto animato che sobilla e demitizza, il dominio sulla donna, muliebre contorno a uso e consumo di mire bislacche di uomini laidi e vanagloriosi, che combattono guerre senza senso per il puro gusto di una vittoria che non ha basi, non ha storia e non avrà mai futuro reale.
Satira grassa e crudele contro ogni tipo di militarismo e di Stato, La guerra lampo dei Fratelli Marx propone un profluvio di intuizioni comiche che non ha soluzione di continuità e non cede mai il passo alla stanchezza o alla ripetizione. Un’opera somma e summa, un punto di non ritorno che splende nel cielo come gli occhi sbarazzini di Firefly, baffoni e sigaro in bocca, pronto a emettere sentenze contro tutto e contro tutti. E a rovesciare in continuazione il senso del mondo, donando rivoluzione anche alla più strutturata e “falsa” delle scenografie. Dopotutto è lui a dire alla signora Teasdale, sua accanita supporter: “Potrei ballare con lei finché non si svegliano le galline; anzi ballerò con le galline fin quando non si sveglierà lei”. Il ribaltamento come atto di insubordinazione contro il potere costituito, anche quando si occupa il potere. Una lezione di anarchismo in piena caduta libera verso la distruzione di massa, il totalitarismo e il nazi-fascismo. Una lezione di anarchismo nel ventre caldo di Hollywood.

Info
Il trailer de La guerra lampo dei fratelli Marx.

  • la-guerra-lampo-dei-fratelli-marx-1933-duck-soup-leo-mccarey-06.jpg
  • la-guerra-lampo-dei-fratelli-marx-1933-duck-soup-leo-mccarey-05.jpg
  • la-guerra-lampo-dei-fratelli-marx-1933-duck-soup-leo-mccarey-04.jpg
  • la-guerra-lampo-dei-fratelli-marx-1933-duck-soup-leo-mccarey-03.jpg
  • la-guerra-lampo-dei-fratelli-marx-1933-duck-soup-leo-mccarey-02.jpg
  • la-guerra-lampo-dei-fratelli-marx-1933-duck-soup-leo-mccarey-01.jpg

Articoli correlati

  • Festival

    Locarno Festival 2018 - PresentazioneLocarno Festival 2018 – Presentazione

    Si tiene dal primo all'undici agosto il Locarno Festival 2018, l'ultima edizione - la 71esima - con la direzione artistica di Carlo Chatrian che, com'è noto, prenderà la strada berlinese. Punto di forza, anche quest'anno, sarà la retrospettiva, dedicata al grande Leo McCarey.
  • Bologna 2015

    Love Affair

    di Caposaldo del romanticismo punitivo della Hollywood anni Trenta, Love Affair è la dimostrazione del brillante eclettismo di un regista spesso trascurato, Leo McCarey, cui la 29esima edizione del Cinema Ritrovato ha dedicato un corposo omaggio.
  • Festival

    Locarno 2018 - Dall'1 all'11 agosto | 71a edizioneLocarno 2018

    Dall'1 all'11 agosto, la 71esima edizione del Locarno Film Festival, per la sesta volta sotto la guida di Carlo Chatrian. Il concorso, la Piazza Grande, la retrospettiva dedicata a Leo McCarey: tutti i nostri articoli.
  • Roma 2018

    stanlio & ollio recensioneStanlio & Ollio

    di Stanlio & Ollio, due dei corpi comici più famosi e amati della storia del cinema, rivivono nel film di Jon S. Baird. A interpretarli John C. Reilly e Steve Coogan. Presentato alla Festa del Cinema di Roma.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento