Love Affair

Love Affair

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Caposaldo del romanticismo punitivo della Hollywood anni Trenta, Love Affair è la dimostrazione del brillante eclettismo di un regista spesso trascurato, Leo McCarey, cui la 29esima edizione del Cinema Ritrovato ha dedicato un corposo omaggio.

Quando il diavolo ci metteva lo zampino

Un donnaiolo impenitente, ormai convintosi a fare il grande passo, viaggia in nave per raggiungere la sua futura moglie. Ma a bordo incontra una donna di cui si innamora immediatamente e perdutamente. Si ripromette perciò di annullare subito il suo matrimonio. Ma la nuova coppia, prima di poter essere annunciata in maniera ufficiale, si troverà ad incontrare separatamente una serie di ostacoli fatali lungo il cammino. [sinossi]

Regista per Stanlio e Ollio, per i fratelli Marx (tra cui il capolavoro La guerra lampo dei fratelli Marx), per Harold Lloyd, per alcune delle più grandi star hollywoodiane di ogni epoca (tra gli altri, Cary Grant e Ingrid Bergman), maestro della screwball comedy ma anche ispiratore con Cupo tramonto dell’Ozu di Viaggio a Tokyo e dunque autore di melodrammi cupi, a tratti masochisti e crudeli, pervasi da un forte senso religioso e comunque sempre dotati di una miracolosa brillantezza nei dialoghi, Leo McCarey è un cineasta che con gli anni è stato via via messo in secondo piano rispetto ad altri colleghi a lui coevi. Eppure, come ci ha dimostrato Il Cinema Ritrovato, che per la sua 29esima edizione gli ha dedicato un corposo omaggio, il regista di L’orribile verità meriterebbe tutta l’attenzione possibile, quale esempio di un brillante eclettismo da artigiano del cinema come un tempo era facile trovarne ad Hollywood e che invece oggi è merce sempre più rara.
L’eclettismo in un sistema industriale è senz’altro una caratteristica indispensabile per poter sopravvivere e per potersi districare tra progetti più o meno personali, come dimostra l’esempio più alto di tutti, Howard Hawks. Una predisposizione all’adattamento che forse in McCarey raggiunse gli esiti più sorprendenti, a tratti anche stranianti. Valga come ottima dimostrazione proprio Love Affair, caposaldo del romanticismo punitivo dell’epoca (e oggetto di diversi remake, tra cui uno, nel ’57, ad opera dello stesso McCarey), in cui questa tendenza al mutevole approccio verso la macchina cinema viene esplicitata dalla natura stessa del film, quasi schizofrenica, diviso a metà tra commedia sofisticata e melodramma strappalacrime.

Il protagonista è un inguaribile Don Giovanni di nazionalità francese che, in viaggio in nave per convolare finalmente a nozze a New York, cade innamorato di una giovane americana che conosce a bordo, anche lei impegnata sentimentalmente. Consapevoli della difficile e imbarazzante situazione in cui si trovano, i due si danno un appuntamento assurdo quanto fatale: se esattamente sei mesi dopo si ritroveranno all’ultimo piano dell’Empire State Building allora vorrà dire che entrambi si saranno liberati dei rispettivi compagni e che potranno ufficializzare il loro amore. Ma qualcosa, ovviamente, va storto: nello specifico un incidente di cui lei resta vittima, proprio mentre con lo sguardo osservava beata la cima del grattacielo. Da lì in poi, con pervicacia autopunitiva, la donna farà di tutto per tenere nascosto quanto le è accaduto, evitando accuratamente il suo amato.

Il senso del destino e il cattolicesimo esasperato (nel finale la protagonista, dopo aver compiuto la sua via crucis autopunitiva, sembra in odore di santità) connotano Love Affair sin nel plot e ne caratterizzano il ritmo come pure la messa in scena e il cambio radicale di toni. Alla prima parte da commedia brillante, quella in nave in cui i due flirtano con sagacia, segue un intermezzo a terra pieno di malinconia in cui trasuda addirittura un gravoso senso di morte (la visita che i due fanno alla nonna di lui), per poi sciogliersi in una seconda parte newyorkese incentrata sul tema del rimpianto e del sacrificio.
La struttura di Love Affair appare dunque spiazzante e imperfetta, eppure pienamente vitale, in un modo che è impossibile trovare nella Hollywood odierna (ma, forse addirittura in tutta la Hollywood successiva alla Seconda Guerra Mondiale) e che fa pensare piuttosto agli eccessi di certo cinema hongkonghese dagli anni Ottanta in poi (in primis, viene in mente il nome di John Woo, ma anche quello di Johnnie To). Un film così allora appare prezioso proprio perché dimostra come un racconto popolare con soluzioni anche di grana grossa (l’incidente sopracitato) e con un così estremo scarto di toni potesse allora essere realizzato e apprezzato in un sistema tanto rigido come quello del cinema americano.
Certo, si dirà, i gusti del pubblico cambiano… Ma ne siamo così sicuri? Non sarà forse che sono cambiati i gusti dei produttori, dei registi e dei distributori che hanno portato alla lunga alla nascita di quel meccanismo diabolico che è l’autocensura, in cui si deve sempre tenere a bada l’eccesso in qualsiasi direzione esso possa condurre?

Come che sia, Love Affair riesce ad apparire, nonostante tutto, coerente; e se ciò avviene è per due motivi in particolare: i dialoghi e la messa in scena. La regia di McCarey è sempre controllata, mai esibizionista, priva assolutamente di enfasi (e il che aiuta, soprattutto nelle situazioni più melodrammatiche), capace di rari quanto efficaci guizzi (un paio di movimenti di macchina molto semplici che arrivano a mostrare il simbolo del destino dei due protagonisti, l’Empire State Building). E poi i dialoghi. Si sa che, al pari dello stesso Hawks, Leo McCarey amasse improvvisare sul set (e, del resto, per uno che aveva lavorato con comici come Stanlio e Ollio e come i fratelli Marx, non poteva andare altrimenti), pratica che seguiva anche nei film ‘seri’. Ecco lì che allora i due protagonisti risultano credibili e spontanei, sia quando giocano a fare i sarcastici sia quando si ritrovano soggiogati dai rovesci del destino, proprio per via di una recitazione sempre nervosa, reattiva, capace di pause impreviste e di improvvise accelerazioni. Tutti insegnamenti, questi, che sembrano purtroppo perduti e che sarebbe salutare riscoprire…

Info:
La scheda di Love Affair sul sito del Cinema Ritrovato

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