Io sto con gli ippopotami
di Italo Zingarelli
Undicesimo dei sedici lungometraggi che ebbero per protagonista la coppia composta da Bud Spencer e Terence Hill, Io sto con gli ippopotami è l’unico ambientato in Africa, occasione per una pur leggera digressione sull’ecologia, sul rispetto degli animali e sul colonialismo, sempre ovviamente condita dal solito campionario di botte, cazzotti in testa e schiaffoni. Fu diretto dal produttore Italo Zingarelli a seguito della dolorosa defezione di Giuseppe Colizzi, che sarebbe morto un anno prima dell’uscita nelle sale del film.
Grau grau grau
Tom, un omone che vive nella Rhodesia degli anni Cinquanta, ancora sotto il giogo coloniale, organizza safari per turisti che vengono però armati a loro insaputa con fucili caricati a salve. Tom è infatti un grande amante degli animali, come il suo cugino Slim, che torna d’improvviso a casa dopo aver viaggiato per anni all’estero. I due, che sono stati cresciuti da una donna nativa una volta rimasti orfani, entrano in attrito con Jack Ormond, un gangster locale che traffica con gli animali e l’avorio. [sinossi]
In un’epoca in cui, tra la pandemia, le abitudini della popolazione, la tecnologia, e l’impatto sempre maggiore delle piattaforme di streaming, la sala cinematografica sta perdendo in modo così netto la sua centralità all’interno del discorso complessivo dell’offerta legata all’audiovisivo, fa male al cuore leggere le classifiche degli incassi e scoprire che il mattatore indiscusso dell’anno – Spider-Man: No Way Home – è stato visto da meno di 3 milioni di spettatori. Domani è troppo tardi, il drammone sentimentale che Léonide Moguy diresse nel 1950 con protagonisti Gino Leurini e Anna Maria Pierangeli (oltre a Vittorio De Sica), si assesta in cinquantesima posizione per quel che concerne i film più visti nella storia del cinema italiano e ha quasi tre volte gli spettatori della nuova avventura con protagonista Peter Parker. Tra i vari mattatori del box office italiano un ruolo di primaria importanza lo ricoprono Bud Spencer e Terence Hill, protagonisti tra il 1967 e il 1994 di ben sedici film, tutti – eccezion fatta per Botte di Natale, l’ultimo in ordine cronologico, ma che segnava il ritorno in scena della coppia a nove anni di distanza da Miami Supercops (I poliziotti dell’8ª strada) – segnati da un grandissimo successo di pubblico: sei film su sedici rientrano tra i cinquanta in grado di attrarre più gente in sala, e undici su sedici sono tra i cento maggiori incassi. Se si esclude il fenomeno dei Cinepanettoni (che prendono però spunto dalla farsa, muovendosi dunque su un terreno più canonico), la produzione italiana non è stata più in grado, dopo il “pensionamento” della coppia, di muoversi in direzioni simili, e ancor più di raggiungere risultati altrettanto soddisfacenti. Bud Spencer e Terence Hill, che riprendevano anche da un punto di vista strettamente fisico gli stilemi del comico, con lo smilzo e l’omone l’uno a fianco dell’altro in un rapporto conflittuale di amore/odio, hanno rappresentato un fenomeno culturale unico, utilizzando il cinema di genere – il western, l’avventura, il poliziesco – per riportare in auge la commedia carambolesca, a perdifiato. Questo senza mai scadere nel triviale e cercando anche di connettersi al proprio tempo, in una forma dialettica che non andrebbe mai data per scontata.
Nel finale di Io sto con gli ippopotami, quando Tom e Slim – rispettivamente Bud Spencer e Terence Hill – cercano di sabotare il piano criminale del gangster Jack Ormond, che vorrebbe trasportare via nave un numero incredibile di animali selvatici in gabbia, da rivendere poi in occidente, gli uomini (tutti nativi, ovviamente) cui è riservato il faticoso lavoro di facchinaggio intonano in forma collettiva Shosholoza, il canto popolare dei lavoratori della Rhodesia che si spostavano in treno per raggiungere le miniere del Transvaal. Nel 1979, quando il film esce nelle sale con l’abituale riscontro di pubblico (alla fine saranno 7 i miliardi di lire di incasso), Nelson Mandela è ancora rinchiuso nel carcere di Robben Island, e non conoscerà la libertà ancora per oltre un decennio. Per lui, come per tutti i suoi compagni di lotta, Shosholoza aveva un profondo significato politico, rappresentava simbolicamente la resistenza all’apartheid. L’inserimento della canzone, en passant, in un passaggio cruciale della narrazione di Io sto con gli ippopotami, quando i due protagonisti finalmente vanno a liberare gli animali tenuti in gabbia dagli uomini bianchi, non può essere considerato casuale. All’interno di una commedia nazionalpopolare, tra uno schiaffone a due mani e un cazzotto ben assestato in testa, il team di sceneggiatori (ad affiancare il regista Italo Zingarelli in fase di scrittura sono Barbara Alberti, Amedeo Pagani, e Nino Longobardi) inserisce un messaggio subliminale, ribadito per di più fin dalle prime fasi dell’intreccio: così come Romolo e Remo, padri di Roma e della civiltà occidentale, vengono cresciuti da una lupa dopo il distacco forzoso dalla madre, alla stessa stregua Tom e Slim, orfani nella Rhodesia non ancora divenuta Zimbabwe – il film è ambientato negli anni Cinquanta, l’indipendenza dello Zimbabwe dal giogo britannico arrivò proprio a ridosso dell’uscita nelle sale –, hanno per madre una nativa che si chiama “Mama Leone”. Se Roma aveva bisogno di una lupa, il nascente Zimbabwe, anche se ancora dominato dall’impero britannico, ha bisogno di una leonessa che cresca due baldi e valorosi combattenti.
Io sto con gli ippopotami ha un valore anche a suo modo nostalgico, e melanconico. L’Italo Zingarelli che risulta alla voce regia e sceneggiatura fu infatti, nelle vesti di produttore, l’inventore della coppia comica, intravedendo le potenzialità del duo al punto da credere un decennio prima a un progetto rifiutato dai più, vale a dire Lo chiamavano Trinità. Chiusa la parentesi produttiva nel 1972, Zingarelli torna dunque qui in veste di autore, ma lo fa per sopperire a una perdita drammatica: Giuseppe Colizzi, al quale si devono ben quattro film con la coppia (Dio perdona… Io no!, I quattro dell’Ave Maria, La collina degli stivali, …più forte ragazzi!) e che dovrebbe dirigere il film, si ammala e deve rinunciare all’incarico, per poi morire a seguito di gravi complicazioni cardiache nell’agosto del 1978. È così Zingarelli, unico a conoscere davvero fino in fondo le dinamiche di Spencer e Hill, a raccogliere il testimone, dimostrando buone capacità nella direzione degli attori, e una discreta gestione del ritmo narrativo. Per quanto Io sto con gli ippopotami riprenda, anche sotto il profilo delle scazzottate, molte delle intuizioni già messe a punto nei precedenti film, l’ambientazione africana, che differisce dall’imperante continente americano solitamente terreno di conquista del duo, e la stringente questione ecologica, con i protagonisti che lottano per difendere la fauna locale da braccatori e trafficanti d’animali e avorio, permettono al racconto di mantenere una sua genuina freschezza, grazie anche a un patrimonio d’immagini faunistiche di buon livello. Lo sguardo a volte si fa “coloniale” (“padre mio padre, padre mio padre mio padre”), ma serve soprattutto a smitizzare un microcosmo d’origine europea meschino, truffaldino, del tutto incapace di comprendere la ricchezza e la stratificata storia della terra che vuole solo depredare. È il colonizzatore l’unico vero colpevole, indegno di un ruolo di dominatore che ha ottenuto solo attraverso l’inganno, e la forza. Spencer e Hill si dedicano alla causa con notevole convinzione, al punto da arrivare a girare sequenze perfino rischiose con gli animali meno mansueti – i leoni, per esempio –, e sembrano voler ribadire a ogni pie’ sospinto come loro stiano con gli ippopotami, e dunque per associazione spontanea, stiano con l’Africa, con i suoi abitanti, contro la devastazione di una terra, della sua fauna e della sua popolazione. Undicesimo dei sedici film che i due girarono in coppia, Io sto con gli ippopotami in qualche modo segna anche la fine della parabola ascendente: se infatti gli incassi continueranno a premiare i due – anche nelle loro interpretazioni “in solitaria” – negli anni Ottanta, l’ispirazione inizierà a scemare, anche senza mai scadere in modo assoluto. Il cinema italiano si indirizzerà verso altri prodotti di largo consumo (nel dicembre 1983 arriva nelle sale Vacanze di Natale), e l’esempio di Bud Spencer e Terence Hill non verrà mai seguito da nessuno.
Info
Il trailer di Io sto con gli ippopotami.
- Genere: action, avventura, commedia
- Titolo originale: Io sto con gli ippopotami
- Paese/Anno: Italia | 1979
- Regia: Italo Zingarelli
- Sceneggiatura: Amedeo Pagani, Barbara Alberti, Italo Zingarelli, Nino Longobardi
- Fotografia: Aiace Parolin
- Montaggio: Claudio Curty
- Interpreti: Ben Masinga, Bud Spencer, Dawn Jürgens, Hugh Rouse, Joe Bugner, Johan Naude, Joseph Szucs, Kosie Smith, Les Markowitz, Malcolm Kirk, Marcello Verziera, May Dlamini, Mike Schutte, Sandy Nkomo, Terence Hill, Tony Binarelli
- Colonna sonora: Walter Rizzati
- Produzione: Denver Film Productions Inc.
- Durata: 100'



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