Dear Kaita Ablaze

Dear Kaita Ablaze

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Presentato nella sezione Harbour dell’International Film Festival Rotterdam 2024, Dear Kaita Ablaze è il nuovo lavoro del regista exploitation Hisayasu Satō. Formalmente non un pinku, come quelli della sua filmografia, ma un omaggio a un artista del passato la cui opera è il corrispettivo di provocazione del cinema erotico giapponese, impregnandosi al contempo di quel senso effimero, di precarietà della vita umana, proprio della cultura nipponica.

Confessioni di tante maschere

Una giovane donna, Azami, ossessionata dall’arte del pittore e poeta Kaita Murayama, incontra un ragazzo, Saku, che può sentire frequenze insolite e afferma di essere Murayama o la sua impronta spirituale, e un quartetto di giovani artisti con abilità psichiche. Evocano l’arte di Murayama che ricreano in una danza performativa mentre guidano verso una misteriosa grotta chiamata Agartha. [sinossi]

Nella storia del Giappone l’era Taishō ha rappresentato un periodo molto breve, durato appena 14 anni, dal 1912 al 1926, per la cagionevole salute dell’Imperatore. In questo battito d’ali della storia nipponica ha vissuto l’artista, pittore e poeta, Kaita Murayama che, a sua volta ha avuto una vita brevissima, morto nel 1919 a soli 23 anni a causa della Spagnola. Attorno alla figura di questo artista maledetto, e dopo un analogo periodo pandemico, si costruisce il film Dear Kaita Ablaze (Hidaruma Kaita yo), opera del regista exploitation Hisayasu Satō, grande autore di pinku eiga, che è stato presentato nella sezione Harbour dell’IFFR 2024. La figura di Murayama deve essere cara al regista e, in qualche modo, rappresentare un antesignano di quello spirito caustico e provocatorio che ha sempre contrassegnato il cinema erotico nipponico. L’evocazione della figura dell’artista si focalizza infatti su un conturbante quanto oltraggioso quadro che raffigura un monaco nudo nell’atto di orinare, con i genitali in bella mostra. Un corpo incandescente, paonazzo, che sembra al contempo ardere nelle fiamme. I vari personaggi del film subiscono una fascinazione per questa opera e, per il regista, rappresenta una sublimazione rispetto al suo cinema erotico, anche per la possibilità di raffigurare i genitali, altrimenti preclusa nel cinema giapponese. Sintomatico in tal senso lo scarto con la riproposizione dal vivo nel film della posa di quel quadro, messa in scena dal ragazzo che lo incarna, vede il modello inquadrato di spalle, lasciando il pene fuori campo e mostrando invece il getto d’urina.

A partire da interviste di strada, in cui si chiede alle persone se riconoscano i quadri di Kaita Murayama, mostrati loro in riproduzione, per constatare quanto l’artista sia stato dimenticato, Dear Kaita Ablaze vede una serie di personaggi tutti intenti, a vario titolo, a commemorane la figura artistica, a diffondere le sue poesie e le sue opere pittoriche. Con diversi mezzi come delle rappresentazioni di danza di strada, ma anche riesumandone la maschera mortuaria. La maschera diventa poi un mezzo espressivo che richiama il folklore, non solo quello nipponico. Si distinguono in questo contesto Azami e Saku: quest’ultimo si propone come una sorta di reincarnazione o un doppio di Murayama. Gli adoratori dell’artista si riuniscono in un gruppo carbonaro che si ritrova spesso in una caverna, dove declamano, tra le altre cose, le sue poesie. Equivalente della Setta dei Poeti Estinti de L’attimo fuggente come di una caverna platonica dove si producono immagini cinematografiche. Su uno schermo si proiettano le ombre dei protagonisti impegnati in un atto sessuale in un’ulteriore ricerca di quella rappresentazione della sessualità, e della sua idea, propria del pink cinema. Si tratta di immagini comunque precarie, ed effimere così come è transitoria la vita. Attorno alla figura e alle opere di Kaita Murayama, Hisayasu Satō costruisce un iperbolico calembour artistico e linguistico, che si fonda sul presupposto di far rivivere l’artista, e la sua carica dirompente nel Giappone contemporaneo. Una costruzione che comunque tracima in quel pathos dell’impermanenza proprio della cultura orientale.

Info
Dear Kaita Ablaze sul sito di Rotterdam.

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