Avanzi di galera
di Vittorio Cottafavi
Partendo da un dato tipicamente sociologico – il reintegro di ex detenuti – Vittorio Cottafavi con Avanzi di galera realizzava alla metà degli anni Cinquanta un apologo tripartito sbalorditivo per forza visionaria, sintesi narrativa e tensione epica. A I Mille Occhi 2016.
Non dimenticateli
Il complicato reintegro nella vita sociale di tre ex detenuti: il chirurgo Stefano prova a tornare a fare il suo lavoro dopo essere finito dentro per aver provocato la morte di un paziente; il rapinatore Franco tenta di recuperare l’oro che aveva nascosto prima di essere arrestato; l’impiegato Giuseppe, imprigionato per truffa ai danni della società per cui lavorava, vuole convincere chi gli è vicino di essere stato accusato ingiustamente. [sinossi]
Per chi voglia ben cercare, il cinema italiano del passato regala una miniera inesauribile di meraviglie. E così in una serata triestina nel corso della 15esima edizione de I Mille Occhi ci è ri-apparso in tutta la sua grandezza – quasi-langhiana – il cinema di Vittorio Cottafavi con un suo film del 1954, Avanzi di galera.
Opera tripartita, costruita a partire da un notevolissimo cast (tra cui Eddie Constantine, Walter Chiari e Valentina Cortese), il film di Cottafavi metteva in scena il difficile ritorno alla vita libera di tre ex detenuti, dividendo rigorosamente il racconto in tre episodi e, addirittura, secondo delle chiavi riconducibili a tre generi differenti. Se il primo episodio si può far rientrare tranquillamente nell’ambito del melò tipico del cinema nostrano degli anni Cinquanta (vi si racconta la storia di un chirurgo – interpretato da Richard Basehart – che è finito in galera per aver provocato la morte di un suo paziente e ora vuole fare di tutto per ricominciare con la sua attività), il secondo – che vede protagonista Constantine nei panni di un rapinatore ossessionato dal desiderio di recuperare il ‘suo’ oro – è a tutti gli effetti un gangster movie capace di anticipare certi snodi del cinema di Fernando Di Leo (in particolare pensiamo a Milano calibro 9), mentre il terzo – con Walter Chiari che vuole che almeno una persona creda alla sua innocenza – lo si deve accostare a certe esperienze di commedia amara prossime al neorealismo rosa declinato però alla maniera di Dino Risi.
Ben lontano in ogni caso dalla schizofrenia e da possibili accuse di eclettismo, Avanzi di galera ha una sua unità nell’umanissima descrizione dei personaggi, nella vitalità registica (la macchina da presa è chirurgica e mobile come quella di un Lang americano) e nell’afflato umanitario di partenza. Secondo modalità tipiche del cinema italiano di quegli anni – e fino a tutti gli anni Sessanta – Avanzi di galera nasce infatti innanzitutto dalla volontà di sottolineare un problema sociale di rilevanza nazionale. Si pensi solo, per dirne una, a quanti film presero ispirazione dal ‘problema’ della fine delle case chiuse e dunque dalla legge Merlin, da Arrangiantevi! (1959) di Mauro Bolognini a Adua e le compagne (1960) di Antonio Pietrangeli; o – sempre per restare in tema simil-prison movie – si pensi a Nella città l’inferno di Renato Castellani, incentrato sulle vicende di un gruppo di detenute.
Allo stesso modo agisce Cottafavi con Avanzi di galera, dove dunque il primo piano di lettura è di natura cronachistico/sociologica, ma dove ben presto il dato sociale si allarga all’epica universale, come solo i grandi film e i grandi registi sanno fare.
Nelle tre storie che ci vengono raccontate – e che si avvalgono in fase di sceneggiatura anche dell’apporto del friulano Siro Angeli, omaggiato in questa stessa edizione di I Mille Occhi – finisce per essere centrale il rapporto tra l’uomo e la donna in un gioco di masochismi e di disperazione che si ripete, sia pur variando, in tutti gli episodi, quasi come il compendio di una nuova ‘commedia umana’ balzachiana. Il ruolo della donna in Avanzi di galera, solo apparentemente di ‘appoggio’, risulta infatti decisivo: da solo, l’uomo si abbandonerebbe ai peggiori istinti, con al fianco qualcuno che crede in lui può – forse – ancora salvarsi. Ed è in questo avvitamento, in questa spirale, di disperazione e di voglia di riscatto che Cottafavi fa agire tutti i suoi personaggi e li fa entrare in una dimensione epica e immutabile capace di trascendere immediatamente l’elemento cronachistico, per arrivare a raggiungere l’apice simbolico (e visionario) del discorso alla fine del secondo episodio (quello con Constantine), dove la ricerca compulsiva dell’oro diventa surrealtà beckettiana (visto che l’oro non c’è) e dove la consapevolezza femminile resta inascoltata.
Tutto questo Cottafavi lo sorregge e lo sostiene con una regia di grande modernità. Tra carrelli che passano dal totale al primo piano, stacchi di montaggio ‘violenti’, colonna sonora che fa un uso espressivo del rumore (in particolare per raffigurare la tamburellante ossessione di Eddie Constantine), Avanzi di galera appare anche una preziosa miniera di stilemi registici, e ci sembra dunque l’ennesimo possibile modello per un cinema da ri-fare.
Info
La pagina Wikipedia di Avanzi di galera.
Il sito del festival I Mille Occhi.
- Genere: action, commedia, drammatico, gangster movie, sentimentale
- Titolo originale: Avanzi di galera
- Paese/Anno: Francia, Italia | 1954
- Regia: Vittorio Cottafavi
- Sceneggiatura: Gigliola Falluto, Giuseppe Mangione, Siro Angeli
- Fotografia: Arturo Gallea
- Montaggio: Loris Bellero
- Interpreti: Antonella Lualdi, Arnoldo Foà, Eddie Constantine, Emma Baron, Ernesto Sabatini, Flora Lillo, Franca Gandolfi, Gino Bramieri, Nella Bartoli, Nico Pepe, Nino Marchetti, Richard Basehart, Valentina Cortese, Walter Chiari
- Colonna sonora: Giovanni Fusco
- Produzione: Jeannic Films, Venturini Film
- Durata: 94'

I Mille Occhi 2016
I Mille Occhi 2016 – Presentazione
Adua e le compagne