Una notte blu cobalto

Una notte blu cobalto

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Il ventinovenne Daniele Gangemi esordisce alla regia di un lungometraggio con Una notte blu cobalto, commedia post-adolescenziale che rimescola le carte già utilizzate (assai meglio) da Paolo Virzì e Riccardo Milani nel decennio precedente. Un lavoro stanco e prevedibile.

Straziami ma di pizza saziami

Lo studente universitario Dino Malaspina non vuole e non sa dimenticare: si è bloccato. La sua ragazza lo ha lasciato da mesi e lui non riesce ancora a farsene una ragione. Oggi però tutto è inevitabilmente destinato a cambiare. Lo attendono infatti un lavoro come porta pizze per la misteriosa Blu Cobalto, clienti imprevedibili da soddisfare e una lunga notte dove tutto diventerà magicamente possibile, anche scegliere se essere felice. [sinossi]

Capita alle volte che i personaggi invecchino insieme agli attori, e non stiamo parlando di lunghe serie televisive in cui ci si affeziona ai protagonisti, ma semmai di un discorso che riguarda il cinema, in particolare quell’abitudine di affibbiare uno stesso personaggio o simile a un dato attore, anche se i registi e le ambientazioni cambiano, così come la società. Potrebbe essere questo il caso di Regina Orioli, eterna studentessa fin dai tempi di Ovosodo, che ritroviamo appunto in Una notte blu cobalto col viso meno fanciullesco e stavolta ovviamente fuori corso, sempre un po’ fricchettona e con l’aria un po’ depressa, con un modo di fare sensuale e annoiato che nel film di Virzì stregò Edoardo Gabbriellini mentre in questo esordio alla regia di Daniele Cangemi (classe 1980) è un altro attore “virziano”, ovvero il Corrado Fortuna di My name is Tanino a farsi spezzare il cuore. Ovviamente non è questa una sferzata contro l’attrice, che peraltro seppure in ruoli non di primo piano ha vestito anche altri panni (ad esempio in Chi nasce tondo di Alessandro Valori), ma una riflessione su alcune scelte di questo film. Quella che vediamo è la storia di due giovani che vogliono fastidiosamente assomigliare a un’idea di gioventù, finendo per risultare artefatti. L’operazione di Gangemi maschera a stento l’intento puramente commerciale, dalla scelta degli attori a quella dei Negramaro come malinconica sinfonia dei nostri tempi, cavalcando così l’onda con una band alla moda ma tuttavia anche qui rischiando di finire fuori tempo massimo, perché gli stessi Negramaro potrebbero esser già stati dimenticati dai continui cambiamenti di tendenza. Ma se di commerciabilità si parla, a che pubblico dunque può far riferimento Una notte blu cobalto?Certamente non lo stesso dei vari Notte prima degli esami col loro recupero nostalgico, o dei “mocciani” Questo piccolo grande amore e simili, essendo troppo cresciuti i protagonisti.

Presumibilmente Una notte blu cobalto è indirizzata proprio a chi ha nostalgia di quel cinema di fine anni ’90 e primi anni duemila, in cui i 18-25enni furono il fulcro di una serie di film post adolescenziali, sfruttando in qualche modo i postumi del movimento della pantera, con liceali e universitari di sinistra protagonisti seppure l’impegno politico era ridotto al minimo. Dal già citato Ovosodo a La guerra degli Antò di Riccardo Milani (uno dei risultati migliori insieme a Virzì), passando per Che ne sarà di noi di Giovanni Veronesi, i primi film di Muccino e altri tentativi più o meno dimenticabili serviti spesso per lanciare avvenenti attori e attrici; ecco dunque porre idealmente Una notte blu cobalto come una sorta di continuazione, però testamentaria vista proprio la fine delle illusioni del suo protagonista alla soglia dei trent’anni. L’amore adolescenziale è già passato, così come fare l’universitario alternativo, al limite rimembrandolo con qualche canna fumata con l’ex ragazza. Il film di Gangemi ha poco da dire su un piano differente da queste nostre elucubrazioni, facendo acqua soprattutto sul fronte della sceneggiatura (cui hanno collaborato anche Orioli e Fortuna) e spesso cercando aiuto in considerazioni new age tutto sommato nemmeno campate in aria ma tutt’altro che originali. Mancando una sostanza vitale, Gangemi cerca poi rifugio e nuovo vigore nel surreale: l’idea della pizza come chiave per entrare in un mondo fantastico, è semplicemente la messa in serie di personaggi più o meno stravaganti che sembrano più che altro una sfilza di gag distinte tra loro, e che faticano dunque a incollarsi facendosi storia. Forse l’unica nota positiva di questo esordio è negli attori, con Corrado Fortuna che ce la mette tutta a non cedere agli stereotipi, e Alessandro Haber non sprecato ma bensì valore che riesce a rendersi più interessante del film stesso. Ingiudicabile invece Valentina Carnelutti, sorta di dark lady totalmente inutile alla trama, e dunque impegnata in qualcosa di indefinito e indefinibile, anche se vedendola in azione viene in mente una sua possibile predisposizione all’horror; sempre come dama oscura un po’ come lo era Barbara Steele negli horror nostrani degli anni sessanta, o nascostamente folle come Barbara Stanwyck. Difficile però che riesca ad uscire da questa empasse di film pseudo impegnati in cui i ruoli femminili spesso si serializzano.

Info
Una notte blu cobalto, un trailer.

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