With or Without Me

With or Without Me

di ,

Con With or Without Me la coppia franco-vietnamita Swann Dubus e Phuong Thao Tran dimostrano come si possa gettare al vento un potenziale immenso dal punto di vista drammaturgico ed emotivo. In Festa Mobile al Torino Film Festival 2011.

Amori tossici

Thi e Chung vivono nella ricca regione montana specializzata nella coltivazione del riso situata nell’estremo Nordovest del Vietnam. Come tanti altri giovani che abitano nella stessa zona (che fa parte della principale arteria del traffico d’eroina che collega Laos e Cina), anche i due uomini sono tossicodipendenti e sieropositivi: costretti quindi a condurre un’esistenza contrassegnata dal tentativo di familiari, amici e medici di tenerli lontani dalla droga. Ma mentre Thi vorrebbe cercare di disintossicarsi, Chung asseconda la propria pulsione di morte. [sinossi – Torino Film Festival]

Avere a disposizione un potenziale immenso dal punto di vista drammaturgico e soprattutto empatico, per poi buttarlo letteralmente al vento: questo è il responso che il grande schermo ha riservato a With or Without Me, documentario presentato nel concorso internazionale della sezione Festa Mobile della ventinovesima edizione del Torino Film Festival. Un giudizio impietoso che ha segnato il destino di tante opere e dal quale With or Without Me non è riuscito a sottrarsi, andando di fatto ad aggiungere un nuovo tassello in quelle statistiche infelici che hanno visto, e continuano a vedere, molto cinema scivolare nel dimenticatoio per le mancanze e le colpe che ne hanno macchiato e marchiato l’esistenza. Il film diretto a quattro mani da Swann Dubus e Phuong Thao Tran, infatti, rivisitato a distanza in chiave critica vede accrescere ancora di più la sensazione di essersi imbattuti nell’ennesima occasione persa; sensazione nata nella mente dello spettatore già dopo pochi istanti dalla fine dei titoli di coda.

Sull’opera della coppia franco-vietnamita pesa come un macigno l’eccessiva e ingombrante costruzione a tavolino degli eventi, che finisce con il rendere tutto ciò che transita sullo schermo come il frutto di una sceneggiatura vera e propria, non come la cattura di una realtà che scorre sotto l’occhio dell’apparato filmico nel suo manifestarsi. Il tutto, comprese le persone e le storie mostrate, il dolore e la sofferenza che le pervade, appare troppo falso, pura mistificazione della macchina cinema chiamata a manipolare il vero a proprio piacimento. In With or Without Me è il vero a piegarsi alle esigenze e alla volontà dei suoi autori, non viceversa. La purezza e la sacralità dell’osservazione vengono dunque violate, prevaricate da scelte che, se da una parte possono rendere più scorrevole il racconto e la sua fruizione sul versante narrativo come in effetti si verifica, dall’altra deturpano senza pietà il valore intrinseco del progetto. A irretire è il fatto che questo non venga dichiarato, piuttosto si cerchi in tutti i modi di camuffarlo grazie ad un’efficace messa in quadro che permette all’opera di mantenersi a galla sul filo della sufficienza. Si perché Dubus e Tran dimostrano di saperci veramente fare dietro la macchina da presa, costruendo scena dopo scena, inquadratura dopo inquadratura, un discorso tecnico-stilistico solido e funzionale alla narrazione. Il loro sguardo si fa soggettivo e oggettivo, alternando un dentro e fuori, un avvicinarsi e un distacco dalle cose e dalle persone. Il tutto si traduce in un flusso di immagini e suoni che raccontano le vicende e le persone coinvolte da entrambi i punti di vista, catapultando lo spettatore dalla posizione attiva a quella passiva, e viceversa. Difficile essere indifferenti davanti a persone comuni con le braccia trafitte di buchi e di lividi, vittime e carnefici di se stesse, delle fantasie e delle pulsioni di morte, dei comportamenti e delle liturgie, della pena e del disordine del vivere. L’uso delle voci dei protagonisti di queste storie di amori tormentati, distrutte dalla piaga della tossicodipendenza, come voice-over che accompagnano i chirurgici movimenti di steadicam, gli infiniti carrelli o ancora gli strazianti tagli statici, creano dei momenti di intensa partecipazione alle vicende, un’emozione rotta però da un’intrusione fin troppo evidente che prevarica il senso stesso di un’operazione di stampo documentaristico.

E così quando un ipotetico – e sottolineiamo ipotetico – filo rosso riporta alla mente il cinema-verità di Claudio Caligari con Amore tossico, così abilmente e coraggiosamente partorito simulando, ricreando e catturando senza filtri la realtà e l’improvvisazione, la delusione nei confronti di un’opera come With or Without Me cresce ancora di più. Cresce perché sarebbe bastato solamente mettere in chiaro le cose, magari confessare al pubblico in sala, sin dai primi fotogrammi, la necessità di contaminare il vero con dosi di artificio e forse l’onestà avrebbe pagato. In una parola: docu-fiction.

Info
Sul sito del TFF la scheda di With or Without Me.

  • with-or-without-me-2011-02.jpg
  • with-or-without-me-2011-01.jpg

Articoli correlati

Array
  • Festival

    Torino 2011 – Bilancio

    E così si chiude il sipario anche su Torino 2011, ventinovesima edizione del festival sabaudo che continua a confermarsi come un punto di riferimento per la cinefilia italiana, e che paga solo alcune strutture programmatiche un po' elefantiache, a partire da un fuori concorso davvero troppo denso di titoli.
  • Festival

    Torino 2011 – Presentazione

    Torino 2011, ventinovesima edizione del festival sabaudo per il terzo anno sotto la direzione di Gianni Amelio, conferma in toto la propria struttura, elefantiaca ma in grado di "parlare" al pubblico cittadino, perseguendo dunque la propria missione culturale.