Acque del sud

Acque del sud

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L’incontro tra Howard Hawks e Humphrey Bogart, nonché l’esordio di Lauren Bacall, avvengono nel segno di una love story sotto copertura in Acque del sud. Un lungo e idealmente ininterrotto campo/controcampo, una “corrispondenza di amorosi sensi” che ogni tanto concede, di malavoglia, qualche stacco, qualche seccata concessione al “film d’avventura” del quale non vede l’ora di sbarazzarsi per tornare al Noi. Presentato al Palazzo delle Esposizioni di Roma in occasione della rassegna A qualcuno piace classico.

“Anybody got a match?”

Colonia francese di Martinica, 1940. Dopo la sconfitta subita dai tedeschi, l’isola è governata dai rappresentanti di Vichy. Alcuni membri della Resistenza organizzano una spedizione con l’obiettivo di liberare un loro compagno detenuto nel paese. Per questo hanno bisogno della collaborazione di un un americano, Harry, proprietario di un peschereccio. Harry però è piuttosto incline a occuparsi dei propri affari. Ma l’arrivo di una bella e misteriosa ragazza cambia le carte in tavola. [sinossi]

In occasione della rassegna A qualcuno piace classico, al Palazzo delle Esposizioni di Roma, abbiamo l’occasione di parlare di Acque del sud, film anomalo sotto vari aspetti. Un paio di anni fa, a proposito di Una pallottola per Roy (High Sierra, 1941, Raoul Walsh), avevamo raccontato la lunga gavetta di Humphrey Bogart prima di affermarsi finalmente, oramai quarantenne, come una star. Oltre a imprimersi nell’immaginario collettivo come figura del detective privato per antonomasia nelle vesti di Sam Spade nell’esordio alla regia di John Huston, Il mistero del falco (The Maltese Falcon, 1941), Bogie diventa anche il protagonista perfetto di un sottogenere mai adeguatamente codificato, che potremmo goffamente definire dramma romantico/esotico a sfondo bellico. Il primo titolo che viene in mente è ovviamente Casablanca (Michael Curtiz, 1942), che fu preceduto da Agguato ai tropici (Across the Pacific, 1942, ancora a firma Huston). Agli inizi degli anni Quaranta, Bogart incarna oramai una nuova tipologia di eroe, non meno antieroe dei suoi personaggi noir: cinico, amaro, brusco, disilluso, ma sotto sotto capace ancora di solidarietà e di amore. Ed è proprio in queste vesti che Howard Hawks intercetta la star per il suo nuovo progetto: si tratta della prima di due collaborazioni fra i due, poche ma memorabili. Acque del sud partiva da una sfida: filmare quello che secondo lui era il peggior romanzo del suo amico Ernest Hemingway, Avere e non avere (To Have and Have Not, 1937). Il film, come il romanzo, doveva svolgersi tra le Florida Keys e Cuba. Ma la Warner Bros. non voleva saperne di clandestini cubani in un periodo in cui i due Paesi erano politicamente alleati. L’ambientazione fu perciò dislocata in Martinica, che all’epoca era invece legata alla Francia collaborazionista di Vichy. Detto questo, a Hawks dell’intreccio importava poco e niente. Quello che gli interessava, da sempre, erano i personaggi e i rapporti fra loro. La seconda scommessa di Hawks fu questa: affiancare a Bogart non una diva del calibro di Mary Astor o Ingrid Bergman, bensì un’attrice sconosciuta da scoprire e lanciare nell’Olimpo dei divi di Hollywood.

Fu la sua seconda moglie a proporgli Betty Joan Perske, giovane modella e aspirante attrice newyorkese (aveva fatto giusto qualche particina a Broadway) la cui foto campeggiava sulla copertina di una rivista. Veniva da una famiglia povera di origine ebraica, era magra, slanciata e con due occhi chiari felini, piuttosto timidi, ma che sapevano all’improvviso divenire insolenti. A Howard Hawks piacque all’istante e la ribattezzò Lauren Bacall. Aveva diciannove anni, a fronte dei ventidue del personaggio che era chiamata a interpretare, quello di Marie “Slim” Browning (per inciso, Slim era il nomignolo che Hawks aveva affibbiato a sua moglie, Nancy Keith, una ben nota icona della moda dell’epoca) e dei quarantacinque di Bogart. La macchina da presa si innamorò di lei in un istante, Bogart anche e, a seguire, il pubblico. Durante i primi giorni di riprese, la ragazza tremava, letteralmente. Per tentare di nasconderlo, iniziò a tenere il mento basso, e fu così che nacque quel suo peculiare sguardo obliquo, da sotto in su, che divenne presto leggendario, tanto che l’attrice, oramai diva, si guadagnò il nomignolo di “The Look” (lo sguardo). “Anybody got a match?” (“Qualcuno ha un fiammifero?”) è la prima battuta pronunciata da Lauren Bacall. È in piedi, appoggiata allo stipite della porta. Harry/Bogart si volta e la vede. La voce è leggermente roca, l’aria è elegante, gli occhi languidi ma lucidi, affilati, quasi sornioni. La scintilla scocca subito, la ragazza sostiene sfacciatamente lo sguardo di lui senza timidezza o ritrosia. Non è la classica damsell in distress: ha l’aria di sapersela cavare da sola e di averlo sempre fatto, sa come tenere testa agli uomini, con i suoi sguardi radenti e quei sorrisetti a labbra chiuse che ingenerano delle fossette ai lati della bocca. In seguito, è lei a sedersi sulle sue ginocchia e a baciarlo per la prima volta. Lui le chiede: “Perché l’hai fatto?”, e lei: “Volevo sapere com’era”. “E qual è il verdetto?”. “Ancora non lo so”. E lo bacia di nuovo. Poi, alzandosi, commenta: “Quando collabori è anche meglio”. Più tardi ancora, il viso molto vicino a quello di Harry, gli appioppa uno schiaffetto su una guancia che suona come un’esplicita e sfacciata avance sessuale. Slim è una perfetta donna hawksiana. Al regista interessano i sentimenti, non i sentimentalismi, ecco perché le sue donne tengono testa ai rispettivi partner, non sono mai svenevoli ma anzi ironiche e sessualmente “aggressive”, a tratti dominanti.

Nelle mani di Hawks, che fece rimaneggiare e modificare ampiamente il romanzo di partenza da Jules Furthman e William Faulkner (ben felice di lavorare su un testo di Hemingway), Acque del sud si trasforma in una love story sotto copertura. Un lungo e idealmente ininterrotto campo/controcampo, una “corrispondenza di amorosi sensi” che ogni tanto concede, di malavoglia, qualche stacco, qualche seccata concessione al “film d’avventura” del quale non vede l’ora di sbarazzarsi per tornare al Noi. Del resto, Hawks – da Ventesimo secolo (Twentieth Century, 1934), a Susanna (Bringing Up Baby, 1938) -, di duetti e schermaglie amorose se ne intendeva, anche se qui non siamo in zona screwball comedy ma in qualcosa di ben diverso. Qui si cavalca l’onda lunga di Casablanca, uscito due anni prima: la parabola dell’eroe/antieroe dall’individualismo alla solidarietà è simile, c’è persino, come centro spaziale della vicenda, un hotel con locale e pianista, che qui non si chiama Sam ma Cricket (lo interpreta Hoagy Carmichael, musicista e occasionalmente attore). C’è il cameratismo con l’amico più anziano e ubriacone, l’insofferenza verso la prepotenza e l’arroganza del potente di turno, il gusto della sfida contro un nemico all’apparenza più forte. Ma l’afflato umanista e “impegnato” qui è meno convinto, e di conseguenza coinvolgente e interessante rispetto ad altri film di Hawks, in cui tutti questi elementi sono ben distillati, mentre qui sembrano fare puramente da traino alla storia d’amore. Al punto che, se non fosse per la forte chimica che si crea tra i due protagonisti, se non fosse per il loro punzecchiarsi spavaldo, per il loro graffiante e felino corteggiamento reciproco, il film non godrebbe ancora della fama di cui giustamente gode. Gran parte del piacere nel rivederlo consiste proprio nell’assistere all’annusarsi dei due, come gatti. Gli sguardi ora timidi ora provocatori di lei, quelli ora sorpresi ora quasi disarmati (ma mai del tutto indifesi) del duro per eccellenza del grande schermo: in pratica, assistiamo “in diretta” all’innamoramento non solo di Harry e Slim, ma anche a quello di Humphrey e Lauren. Nonostante la differenza d’età di ben ventisei anni, la loro storia d’amore, nata sul set, prosegue anche a riprese ultimate, portando alla rottura definitiva del terzo e problematico matrimonio di Bogart.

In Acque del sud comunque sono presenti altri due personaggi fondamentali per la costruzione del character bogartiano: il deuteragonista e partner, Eddie, vecchio marinaio ubriacone, e il viscido e ignobile capitano Renard, mastino del governo di Vichy. Il primo, divertentissimo, eccezionalmente espressivo e naturale, è interpretato da Walter Brennan (Hawks lo adorava, e ne aveva ben donde), e stabilisce con l’eroe il classico rapporto di stima, affetto e complicità che si instaura tra i personaggi maschili hawksiani: lo si ritroverà, ad esempio, tra John Wayne e Dean Martin nel capolavoro del 1959, Un dollaro d’onore (Rio Bravo, 1959); l’altro, interpretato da Dan Seymour, serve a misurare la tempra morale di Harry che, come si è detto, preferirebbe farsi i fatti suoi, ma messo alle strette, di fronte alle ingiustizie e ai soprusi, non è il tipo che si volta da un’altra parte. Humphrey Bogart e Lauren Bacall si amarono per tredici anni, fino alla morte di lui, nel 1957. In questo periodo girarono insieme altri tre film: il più famoso è Il grande sonno (The Big Sleep, 1946), sempre diretto da Hawks, al quale seguirono La fuga (Dark Passage, 1947) e L’isola di corallo (Key Largo, 1949), diretti rispettivamente da Delmer Daves e John Huston. Una delle coppie di Hollywood più amate di sempre nasce da qui, da un film “galeotto” e da un fiammifero acceso.

Info
Acque del sud, un trailer.

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