Mother

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Mother scardina la convenzione e capovolge le regole: tutto è concesso a una madre che inventa la sua storia pur di non accettare quella vera, che soffre e si dispera, che perde e ritrova la complicità del figlio.

Tra sapere e dimenticare

Una donna vive sola con l’unico figlio, un giovane timido e asociale che trascorre il tempo chiuso in casa. Quando nella loro città viene commesso un omicidio, la polizia avvia le indagini per trovare un colpevole e arresta il figlio della donna solamente perché è privo di alibi. L’avvocato della difesa non è in grado di provare l’innocenza dell’uomo, così toccherà alla madre indagare per contro proprio per scagionare l’amato figlio, scoprendo, tra le abituali frequentazioni del figlio, un mondo nascosto di piccoli intrighi e quotidiane violenze… [sinossi]

In una piccola cittadina coreana, circondata da campi da golf e dolci colline dorate, si consuma una storia misteriosa e violenta, narrata, però, con il tocco della favola, crudele, certo, ma capace anche di spingersi verso derive che attraversano il genere e lo superano, arricchendolo di visioni e di leggera poesia. Il regista coreano Bong dimostra ancora una volta che l’ironia e l’invenzione sono strumenti preziosi per non fermarsi alla superficie delle cose. I suoi personaggi più cari sono uomini e donne apparentemente deboli, non allineati alla realtà, anzi, sempre in un ‘fuori sincrono’ che li rende veggenti e capaci di qualsiasi cosa, sia combattere contro i mostri marini di Host che, come in questo caso, superare le convenzioni per dimostrare un’altra verità. E questo succede in Mother, dove ogni limite sparisce di fronte alla testarda ossessione di una madre di mostrare che non è vero quello che sembra, che, talvolta, confondendo le carte, si possono trovare altre spiegazioni e altri percorsi.

Crudele, si diceva, questo film che scardina la convenzione e capovolge le regole: tutto è concesso a una madre che inventa la sua storia pur di non accettare quella vera, che soffre e si dispera, che perde e ritrova la complicità del figlio e, alla fine, con un piccolo ago, riesce a dimenticare tutto per ritrovare la spensieratezza dell’inizio. Ecco, allora, che acquista un significato sinistro la scena d’apertura: la donna,  immersa in un campo di grano oro fiammeggiante, danza in primo piano davanti alla macchina da presa, imprimendo un segno circolare a questa storia, che si ripete e ha a che fare con la memoria e l’oblio. Dimenticare, ricostruire il passato e poi dimenticare di nuovo. Madre terribile e dolce, Hye-ja ci ricorda la Sally Field di Forrest Gump, ma con un’aura di mistero e di ferocia che contraddistingue la poetica di Bong, portando alle estreme conseguenze la sua analisi del rapporto tra una madre e un figlio “il fondamento di tutte le relazioni umane” – spiega il regista – “che ho voluto esplorare per vedere dove potevo intervenire e come potevo renderlo esasperato”.

Info
Il sito ufficiale di Mother.
Mother sul sito del Kofic.
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