Tokyo!

La Koch Media edita in dvd e bluray Tokyo!, film a episodi diretto da Bong Joon-ho, Leos Carax e Michel Gondry. Tre sguardi “stranieri”, e spesso a pochi passi dal delirio, sulla capitale giapponese, una delle megalopoli più imponenti dell’Asia e del mondo intero. La sfida, se di tale si può parlare, la vince Carax grazie all’apparizione in scena di Denis Lavant nei panni dell’ultra-umano Merde.

Tokyo! è diviso in tre episodi. Interior Design racconta la vicenda di una giovane coppia che si trasferisce a Tokyo per motivi di lavoro: lui in qualche modo troverà una strada e un modus vivendi, lei… finirà con il trasformarsi in una sedia. In Merde una sorta d’incrocio tra un folletto e Godzilla emerge dalle fogne di Tokyo emerge per gettare il panico in città. Shaking Tokyo racconta la storia di un uomo che da dieci anni ha scelto di vivere in totale isolamento all’interno del suo ordinatissimo appartamento, ma che deve rivedere le sue convinzioni quando s’innamora della ragazza che ogni sabato gli consegna la pizza a domicilio. [sinossi]

Per Jean Cocteau, che riteneva che il Giappone fosse stato sputato fuori dal mare (come il resto del mondo, a ben vedere) Tokyo “la détruite et la reconstruite est une pieuvre aux tentacules élastiques”. Una piovra dagli elastici tentacoli. In Kaijū-tō no kessen Gojira no musuko di Jun Fukuda, conosciuto in Italia con il titolo Il figlio di Godzilla, la risposta alla domanda su cosa sia Tokyo è priva di fronzoli: “Una sorta di giungla costruita dall’uomo”. È una giungla, o anche peggio, la megalopoli raccontata in Tokyo!, trittico di visioni prodotte nel 2008 e ora disponibili in dvd e blu-ray grazie alla Koch Media. I sei occhi messi insieme per guardare l’intrico di strade, sopraelevate e metropolitane che costruiscono la giungla-Tokyo sono quelli di Bong Joon-ho, Leos Carax e Michel Gondry. Un sudcoreano e due francesi. Un asiatico e due europei. Ma nessun giapponese, quasi che la lettura di una città così complessa e stratificata sia possibile in forma compiuta solo a chi vi si approccia dall’esterno, con lo sguardo di un turista o di un cittadino comunque occasionale. Anche per questo Tokyo! appare non solo a una prima visione come un’opera epidermica, volutamente di superficie.
Non si scende in profondità, e per lo meno non si scende in eccessive profondità perché l’orrido è materia per chi vive quotidianamente un luogo, per chi ne respira puzze e profumi, per chi ne domina in maniera completa e compiuta la lingua e la cultura. Bong, Carax e Gondry non sono registi scelti a caso. Meglio: sono registi la cui scelta casuale può trovare un senso complessivo, e portare a una lettura allargata. Un dettaglio che troppo spesso manca nelle opere collettanee, allestite per foraggiare un ufficio turistico o per offrire spazio – ridotto – a nomi sulla cresta dell’onda.

Una verità valida in un certo senso parzialmente per entrambe le voci, anche se di certo non si può parlare di una pubblicità alla città di Tokyo, della quale vengono invece messi in luce aspetti tutt’altro che positivi (il tema degli hikikomori, per esempio, le persone che scelgono scientemente di non uscire più di casa e di non avere contatto se non virtuale con il mondo che le circonda). Nel 2008 Carax era lontano dalla macchina da presa da quasi un decennio – Pola X è del 1999 – Bong Joon-ho aveva esaltato i cinefili di mezzo mondo nell’arco di un lustro con Memories of Murder e The Host, e Gondry veniva fresco fresco dal set di Be Kind Rewind. Tre autori visionari, a proprio agio sia con l’autorialità più “consona” sia con la lettura del genere, e delle sue molteplici ramificazioni. Tutti elementi che, in un modo o nell’altro, emergono anche dalla visione del film: Gondry, che apre le danze, non rinuncia a un meta-linguaggio esibito, Carax spazza via ogni indecisione con la sua andatura punk, e Bong si concede la chiusura con un piccolo disegno gentile, ipotizzando una storia d’amore nello spazio recluso di un piccolo appartamento.

All’epoca snobbato – ma qualcuno si stupisce di una simile scelta? – dalla distribuzione italiana, nonostante qualche passaggio festivaliero, Tokyo! trova ora una parziale riabilitazione in questo ottimo bluray che aggiunge alla visione del film una serie di interviste ai tre registi e un backstage di prammatica ma non privo di interesse. Nel rivedere il film a distanza di dieci anni si può apprezzare ancora di più l’episodio Merde, diretto da Leos Carax, nel quale appare il personaggio che dà il titolo al segmento interpretato da Denis Lavant e che tornerà anche nel successivo Holy Motors: un viaggio psicotico e destrutturato in una città incomprensibile quasi quanto la lingua parlata da questa stramba creatura umanoide, che mangia fiori, emerge dalle fogne e corre all’impazzata per le strade. Un terrorista privo di morale, privo di etica, privo di ideologia, corpo contundente che sgualcisce le maglie fin troppo strutturate della società civile e con la sua salvifica barbarie le insozza con ghigno anarcoide. Lì, più che nei sempre apprezzabili svolazzi onirici di Gondry e nella perfezione formale (e umanista) di Bong, si trova la chiave di volta di un progetto che parte dagli uomini per cercare di comprendere una giungla, armati di machete dell’immaginario. Una sfida quasi impossibile.

Info
Un trailer di Tokyo!.
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