Casablanca Casablanca
di Francesco Nuti
Con Casablanca, Casablanca Francesco Nuti approda quasi naturalmente alla regia nel 1985, scegliendo di portare sullo schermo un sequel (spurio) di un suo grande successo di qualche anno addietro: Io, Chiara e lo Scuro.
Il rifugio
Francesco ha abbandonato il biliardo dopo essersi trasferito a vivere con Chiara, ma quando lei accetta un lavoro lontano da casa, a Casablanca, lui la segue e torna alla sua vecchia passione… [sinossi]
Reduce dai successi come attore – prima nel cabaret, anche televisivo, insieme a I Giancattivi (Alessandro Benvenuti e Athina Cenci) poi nel cinema (Ad ovest di Paperino, 1982, di Alessandro Benvenuti; poi col trittico firmato da Maurizio Ponzi, Madonna che silenzio c’è stasera, 1982; Io Chiara e lo Scuro, 1983; Son contento, 1983) – Francesco Nuti approda quasi naturalmente alla regia nel 1985, scegliendo di portare sullo schermo un sequel (spurio) di un suo grande successo di qualche anno addietro (ma già con il successivo Stregati compierà un magnifico volo pindarico verso altri lidi autoriali…). Casablanca Casablanca, infatti, prosegue laddove si concludeva la narrazione di Io Chiara e lo Scuro, con la sparizione del Toscano (il personaggio interpretato da Nuti) dopo la sfida monumentale con Marcello Lotti, lo Scuro.
La già di per sé strana scelta di esordire con un sequel viene immediatamente amplificata nei primi secondi del film, in cui si delinea nettamente quale sarà l’universo (anche simbolico) nel quale la pellicola di Nuti si muoverà: Casablanca, Casablanca, lo suggerisce ovviamente anche il titolo, è un film sul cinema, sulle sue ossessioni e sul valore catartico che esso può rappresentare per un artista. Bollato, fin dal principio, come un esordio piatto e gracile (e su questo misunderstanding critico nei confronti di Nuti varrà la pena un giorno di aprire un dibattito), o come una commediola frivola e priva di grandi significati, l’opera prima del comico toscano è invece un film denso e magmatico, per nulla facile, zeppo già di riflessioni metalinguistiche sul valore dell’immagine-cinema. A ben vedere, Casablanca, Casablanca è un film-nel-film, il quale potrebbe benissimo essere Io, Chiara e lo Scuro o perché no il celebre Casablanca del 1942, che si apre con il Merlo (interpretato dall’attore feticcio di Nuti, Novello Novelli) che racconta le gesta del Toscano guardando dritto in macchina agli spettatori.
È chiaro fin dal principio, dunque, il gioco che Nuti vuol condurre, il quale non nasconde per nulla i suoi intenti rivelatori della macchina-cinema che sta per accendere i motori. Passano pochi secondi, infatti, e un leggero movimento di macchina scopre tre persone intente ad ascoltare nella penombra le parole del Merlo: c’è chi fuma, chi mangia i popcorn, ma tutti sono assolutamente rapiti nel rivivere le gesta del grande giocatore di biliardo che, per amore, ha messo da parte il tavolo verde. Siamo al cinema, dunque, e ci resteremo per tutta la durata del film, continuamente immersi nella magia di una storia tutta fatta di illusioni dove nulla sembra essere reale. Arrivati a Casablanca, infatti, dove Chiara (Giuliana De Sio) è in tournée e il Toscano partecipa al campionato mondiale di stecca, ecco che il gioco dei rimandi cinematografici va letteralmente in tilt: Nuti compra una giacca bianca e con il papillon entra in un locale che si chiama “Rick”, ordina un “solito” che in realtà esiste solo nella sua fantasia cinefila (e infatti il cameriere non si ricorda di cosa si tratta…) e comincia a parlare con l’uomo (di colore) che suono al pianobar, poi partono ovviamente le note di As Time Goes By e a quel punto la Casablanca di Curtiz e quella di Nuti coincidono esattamente. Ma non è un calco quello che mette in piedi Nuti, è solo un’illusione, il conforto di un’immagine forte come quella del duro Bogart per fuggire, per distanziarsi da una realtà incapace di far sognare.
È un rifugio il cinema per Nuti, insomma, e lo è sempre stato. Un rifugio che lo stesso regista pare accomodare nel finale ma non è esattamente vero, e anzi si sbaglierebbe a percepire il finale di Casablanca, Casablanca come quello di un film accomodante. La scena all’aeroporto, ancora sulla falsariga di quella celebre tra Bogart e la Bergman, parrebbe chiudersi diversamente ma ciò che ne consegue, l’epilogo al Rick’s Bar, è tutto da considerare come un sogno, un’illusione che vorrebbe (ma non può più) soverchiare la realtà. I primi “cocci” sentimentali che il Toscano/Nuti comincia a fare, quelli sì verissimi e reali, sono già il presagio di ciò che accadrà poi, le mille difficoltà soprattutto umane che l’attore toscano si troverà di fronte nella propria vita.
Info
Una clip di Casablanca, Casablanca.
- Titolo originale: Casablanca Casablanca | 1985
- Regia: Francesco Nuti
- Sceneggiatura: Francesco Nuti, Luciano Vincenzoni, Sergio Donati
- Fotografia: Franco Di Giacomo
- Interpreti: Carlo Monni, Clarissa Burt, Daniel Olbrychski, David Maunsell, Francesco Nuti, Giuliana De Sio, Novello Novelli
- Colonna sonora: Giovanni Nuti
- Produzione: Union
- Distribuzione: 01 Distribution
- Durata: 109'









Madonna che silenzio c’è stasera
Francesco Nuti… e vengo da lontano
Io, Chiara e lo scuro