Breaking Upwards

Breaking Upwards

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L’aspetto più interessante di Breaking Upwards, opera prima che dovrebbe aver trovato una distribuzione italiana, è rappresentato dall’energia e dal polivalente talento dei due protagonisti, evidentemente non solo bravi interpreti. Daryl Wein mostra guizzi da accorto metteur en scène, come dimostrano l’intenso primo piano iniziale e il commovente campo/controcampo finale.

L’amore secondo Daryl (e Zoe)

Daryl e Zoe stanno insieme da quattro anni e la noia comincia a farsi sentire; il loro legame è però così profondo da essere quasi una dipendenza di cui non sanno fare a meno. Decidono quindi di programmare la loro separazione, stabilendo una strategia di rapporto secondo la quale potranno vedersi a giorni alterni e frequentare altre persone, sperimentando in prima persona il modello di coppia aperta… [sinossi – torinofilmfest.org]

L’amore è programmabile? Tentano di dare una risposta, peraltro facilmente intuibile, i giovani Daryl Wein e Zoe Lister-Jones, autori, attori e produttori del gradevole ma un po’ esile Breaking Upwards, lungometraggio statunitense presentato nella sezione Festa Mobile – Figure con paesaggio del Torino Film Festival 2009. Wein firma regia e sceneggiatura e mette in scena una commedia sentimentale dal ritmo e dai dialoghi frizzanti, con una serie di personaggi conditi da stravaganze radical chic, parenti invadenti, struggenti ripensamenti, ambienti alto borghesi e altri ingredienti tipici del cinema (pseudo) indie statunitense. Ritroviamo in Breaking Upwards tutta la prevedibilità e i meccanismi oramai logori di troppe commedie che dell’indie hanno fatto una specie di genere: pellicole come Little Miss Sunshine (2006), Gigantic (2008) e, appunto, Breaking Upwards sembrano realizzate con lo stampino, riutilizzando senza troppa inventiva personaggi e dinamiche psicologiche, stile di scrittura e di messa in scena. Non un peccato capitale, ma un limite che andrebbe superato, prima di condannare questa sorta di onda indie alla sterilità [1].

L’aspetto più interessante di questo esordio, che dovrebbe aver trovato una distribuzione italiana, è rappresentato dall’energia e dal polivalente talento dei due protagonisti, evidentemente non solo bravi interpreti [2]. Già regista del cortometraggio Unlocked (2006) e del documentario Sex Positive (2008), Daryl Wein mostra guizzi da accorto metteur en scène, come dimostrano l’intenso primo piano iniziale, col dettaglio dei volti dei due giovani amanti colti durante un passionale amplesso, e il commovente campo/controcampo finale, nuovamente sui volti dei protagonisti, rigati di lacrime, oramai consapevoli del loro destino e finalmente maturati. Meno convincente, troppo derivativa e schematica, la sceneggiatura firmata da Wein e Zoe Lister-Jones: nonostante le premesse («Il film è nato dal desiderio di dare una nuova immagine, fresca e non superficiale, al modo in cui la generazione dei ventenni è rappresentata sullo schermo. Volevo creare una storia in cui, come venticinquenne, potessi identificarmi»), la sensazione di déjà vu ed eccessiva leggerezza è ricorrente durante la pur gradevole visione.

Questa storia d’amore che cerca un’indolore via d’uscita rappresenta in ogni caso un buon trampolino di lancio per la carriera di Wein, ex-studente della NYU Tisch School of the Arts e della USC School of Film and Television, e attore per alcune serie televisive (Law & Order, Ed) e produzioni di basso profilo. Solo i prossimi lavori ci potranno dire se i selezionatori del Torino Film Festival sono stati lungimiranti. Le basi, per così dire, ci sono.
Chiudiamo con un’annotazione sulla co-autrice, protagonista e produttrice Zoe Lister-Jones: la vedremo presto in All Good Things di Andrew Jarecki, con i bravissimi Ryan Gosling e Kirsten Dunst. Un buon segno.

Note
1. Sarebbe lungo il discorso sulla definizione di cinema indie, termine che nel corso degli anni è stato utilizzato per un numero crescente di film. Ci limiteremo a osservare che, a prescindere dai sistemi produttivi e distributivi, il ricorso a facili cliché finisce per inquinare i concetti di indipendenza e, soprattutto, libertà creativa.
2. La Sacher Film di Nanni Moretti, già direttore del Torino Film Festival, sta chiudendo l’acquisto di Breaking Upwards. Sempre la Sacher distribuirà Nord del norvegese Rune Denstad Langlo, in concorso a Torino 2009. Tra le altre pellicole viste al Festival di Torino che hanno trovato (o stanno trattando) una distribuzione, cinematografica o televisiva, segnaliamo La bocca del lupo di Pietro Marcello, La bella gente di Ivano De Matteo e Bronson di Nicolas Winding Refn (RaiSat sta trattando i diritti televisivi delle precedenti opere del brillante cineasta danese).
Info
Il sito ufficiale di Breaking Upwards.
Il trailer originale di Breaking Upwards.
La scheda di Breaking Upwards sul sito del TFF.
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